sabato 20 luglio 2019

Mercoledì 24 marzo 1999, Jugoslavia

Jugoslavia, mercoledì 24 marzo 1999, ore 19 e 30 in diretta televisiva da Belgrado, Ennio Remondino su tutte le reti Rai, in tutti i telegiornali, per i 78 giorni di bombardamenti, quasi più implacabile delle bombe.  20 anni dopo, un ricordo volutamente asettico, a sterilizzare sentimenti ed emozioni nascoste dentro troppo forti da rivivere.

Ci sono dei ricordi che per il peso che hanno avuto nella tua vita, devi ‘spersonalizzare’, sterilizzare da emozioni e sentimenti e rendere asettici, ad evitare che la montagna delle emozioni che ti eri nascosto dentro, riemergendo ti soffochi.

Mercoledì 24 marzo 1999,
Jugoslavia

Quella tra il 24 ed il 25 marzo fu la prima notte di guerra. 20 anni fa i bombardamenti Nato sulla piccola Jugoslavia di Milosevic. Belgrado, una capitale nel cuore dell’Europa, nuovamente bersaglio, dopo la fine della seconda guerra mondiale, prima sotto le bombe naziste e poi quelle anglo-americane dei liberatori. Quella prima notte fu shock, stupore più che paura. La follia di quelle sirene di allarme attacco aereo che avevi sentito soltanto nei film di guerra. L’impossibile nella nostra modernità avanzata, che potesse ripetersi. Invece stava accadendo. Guerra umanitaria, ossimoro beffa. L’azione di forza del blocco occidentale per fermare la repressione serba della popolazione albanese in Kosovo. Un blitz ci dicevano -qualche bomba e via-, che durò invece 78 interminabili giorni. Cronache a raffica allora, bombardamento anche televisivo Rai per 78 giorni. 20 anni dopo, a fare i conti con la memoria corta della storia e la velocità estrema della cronaca che invecchia già il fatto dell’altro ieri. Allora furono 2 mila 500 i civili uccisi, ricorda la Serbia democratica di oggi, tra cui 89 bambini, e con loro più di 1000 militari. 6 mila feriti, il bilancio ufficiale, e un Paese semidistrutto che pochi, anche in Italia, sembrano voler ricordare. Poi il cessate il fuoco di Kumanovo, l’occupazione Nato del Kosovo, la caduta di Milosevic e la sua morte in carcere. Il 17 febbraio 2008 l’auto proclamata indipendenza del Kosovo albanese sotto tutela internazionale. Passato remoto per la cronaca, l’altro ieri per la storia, con una Serbia democratica che bussa alle porte dell’Unione Europea ed un Kosovo incerto su cui molta parte della comunità internazionale ancora s’interroga. e.r.

78 giorni di bombe
54 anni dalla guerra mondiale

Tre mesi di bombardamenti aerei dell’Alleanza atlantica, sulla Jugoslavia di Slobodan Milosevic. Alcune migliaia di vittime, soprattutto civili, per migliaia di tonnellate di bombe. Non accedeva in Europa da 54 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale.
Fermare la dura repressione serba nei confronti della popolazione albanese del Kosovo, la motivazione ufficiale della discussa decisione. Mettere con le spalle al muro il regime dispotico ed isolazionista della Serbia di Milosevic, l’obiettivo politico più vasto, con qualche interesse di singoli Stati europei attorno.
Eppure Milosevic era stato sino a pochi anni prima, 1995, nell’occasione della pace di Dayton che mise fine al macello Bosnia, un protagonista molto considerato della scena internazionale.
Quattro anni dopo, nel pieno della crisi Kosovo, “President Milosevic” diventa il cattivo assoluto contro cui scatenare l’esercito più potente mai esistito al mondo.

  • I bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia iniziano alle 20 di mercoledì 24 marzo 1999.
  • A New York, su richiesta di Mosca, si riunisce il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite che pur ribadendo di essere l’unico organismo internazionale legittimato a decidere eventuali azioni di forza a favore della pace, non avalla e non condanna l’intervento Nato.
  • Il giorno successivo la Jugoslavia rompe le relazioni diplomatiche con Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia.
  • Il 27 marzo inizia l’esodo di kosovari in Albania e Macedonia.
  • Da allora, ognuna delle 78 giornate di bombardamenti viene indicata dal comando Nato di Bruxelles come una escalation rispetto al giorno precedente.

L’escalation dei bersagli

E’ stata una notte di guerra, annunciata con puntualità burocratica alle venti precise. “Sono stato informato dal comandante militare supremo in Europa, il generale Wesley Clark, che in questo momento sono iniziate le operazioni aeree della Nato contro obiettivi nella Repubblica federale jugoslava”, ha detto il segretario generale Javier Solana. La grande macchina militare alleata si è messa in moto con tutta la sua forza missilistica e aerea nelle prime ore di oscurità.
I cacciabombardieri sono decollati a ondate successive dalle basi in Italia, mentre le navi Usa in Adriatico e i B-52, altissimi nel cielo, hanno lanciato le salve di “Tomahawk” con i computer programmati per raggiungere i loro obiettivi. È stata questione di attimi e dalle maggiori città serbe sono cominciate a giungere le notizie delle esplosioni. Pristina, Belgrado, Novi Sad sono state colpite. Subito il capoluogo del Kosovo è piombato nel buio e nella paura.
Per ore il cielo di Pristina è stato illuminato dai bagliori e solcato dalle raffiche della contraerea. Scopo del primo attacco missilistico: neutralizzare le difese aeree jugoslave, e cioè i sistemi radar, le postazioni contraeree e le centrali di telecomunicazioni militari, aprendo così la strada ai cacciabombardieri. Per questo gran parte degli obiettivi si trova accanto o negli aeroporti.

Inizio tonante

A distanza di minuti l’uno dall’altro sono stati colpiti quello di Pristina, in località Slatina, quello di Belgrado e quello di Golubovac, vicino alla capitale montenegrina Podgorica. Subito dopo è stata la volta di importanti strutture del complesso militar-industriale serbo. Bagliori e boati hanno travolto la fabbrica di automobili e di armamenti Zastava a Kragujevac, lo stabilimento aeronautico Utva di Pancevo e la base di Batajnica, vicino a Belgrado. Poco dopo le 21 una voce concitata ha descritto a Radio Pancevo il grande incendio che si stava alzando sopra i capannoni della fabbrica.
La vastità di questo primo raid è stata confermata anche dalle fonti militari serbe, secondo le quali il “barbaro attacco dell’aggressore Nato” ha colpito sette città, tra le quali anche Kursumlija, Uzice e Danilovgrad. “I sistemi della difesa aerea”, proseguiva il cupo comunicato jugoslavo, “hanno individuato per tempo i proiettili aggressori e hanno agito con efficacia. Non sono stati danneggiati e restano nelle loro posizioni di combattimento, pronti a operare”.
Più tardi le bombe sono cadute anche su Sombor e Nis. Qualche minuto dopo le 22 la radio di Stato di Belgrado ha dato notizia dell’abbattimento di un caccia Nato, ma manca la conferma ufficiale dell’Alleanza. Dalle centrali operative delle portaerei americane in Adriatico, invece, si è saputo che è stato colpito un Mig-29 serbo, mentre la sorte di altri tre aerei rimane incerta. L’agenzia jugoslava Tanjug ha affermato che ci sono stati dei morti, “donne e bambini”, senza fornire un bilancio. Le radio locali montenegrine hanno parlato di un soldato ucciso e tre feriti.

Assaggio pesante per ‘resa veloce’

È stato un attacco lungo, massiccio, che ha impegnato centinaia di aerei sui cieli dei Balcani. L’ottantina di cacciabombardieri partiti da Aviano e dalle altre basi Nato in Italia hanno fatto rifornimento in volo e hanno cominciato a rientrare intorno alle ventidue e trenta. Tutto l’arsenale aereo dell’Alleanza ha partecipato alla missione: i bombardieri invisibili A-117, gli A-10 da attacco al suolo, gli F-15, gli F- 16, i Tornado italiani e tedeschi, gli Harrier britannici, i Mirage e i Super-Etendard francesi, gli F-18 spagnoli, caccia portoghesi e canadesi, olandesi e belgi. Gli italiani, in particolare, hanno partecipato all’azione contro l’aeroporto di Pristina.
Il grosso della forza offensiva è venuto dalla U.S. Air Force e dalla U.S. Navy. Non soltanto le portaerei, le navi lanciamissili e i B-52. Nella prima ondata dell’ operazione Deliberate Force c’erano anche due superbombardieri B-2, che non erano mai stati usati in combattimento, nemmeno nei cieli dell’Iraq. Sono aerei dall’aspetto di neri boomerang. Praticamente invisibili ai radar, che valgono oltre due miliardi di dollari l’uno. I B-2 hanno sganciato bombe da 900 chili a guida satellitare, ordigni capaci di devastare strutture anche robustissime, come posti di comando sotterranei.
L’operazione “Determined Force” dispone di 400 aerei. In Macedonia sono poi dislocati circa 11 mila militari Onu, ma secondo la Nato, per la pace in Kosovo sarebbe necessario l’intervento di almeno 200 mila uomini.

LO SCHIERAMENTO NATO

  • Usa: 200 aerei (12 cacciabombardieri invisibili F-117 ad Aviano, 6 B-52 in Gran Bretagna, cacciabombardieri F-16, A-10, caccia F-15 e 13 Prowler EA-6B ad Aviano, Sigonella, Cervia, Amendola e Brindisi). A questi si aggiungono i 75 aerei della portaerei Enterprise, che imbarca caccia F-14B e cacciabombardieri FA-18, oltre ai Prowler, agli aerei radar E-2C e i numerosi missili da crociera di sei navi da guerra Usa, già in zona.
  • Francia: 40 aerei di stanza in Italia a Istrana (caccia Jaguar e cacciabombardieri Mirage 2000C e 2000D) e 35 aerei a bordo della portaerei Foch (caccia Crusader e cacciabombardieri Super Enterdard).
  • Gran Bretagna: 8 aerei Harrier Gr-7 e un aereo da trasporto a Gioia del Colle, oltre a un sottomarino lanciamissili.
  • Germania: 14 Tornado ADV e IDS a Piacenza.
  • Olanda: 16 F-16 e 2 Kdc-10 da trasporto a Villafranca.
  • Belgio: 10 F-16.
  • Norvegia: 8 F-16.
  • Canada: 6 cacciabombardieri CF-18.
  • Turchia: 4 F-16 a Ghedi.
  • Spagna: 4 F-18 e un aereo da trasporto ad Aviano.
  • Danimarca: 4 F-16.
  • Portogallo: 3 F-16 ad Aviano.Italia: Tornado IDS e ADV, cacciabombardieri AMX, caccia F104S e Boeing 707/T.

LA FEDERAZIONE JUGOSLAVA

  • Forze armate: 115 mila militari tra esercito, marina e aviazione, mille mezzi corazzati, 60 mila poliziotti paramilitari e 150 mila riservisti.
  • Aerei da guerra: 210 tra caccia e bombardieri, tra Mig-29 Fulcrum, Mig-21, Orao J-22 e Super Galeb G-4, entrambi di produzione nazionale. Gli aerei da trasporto sono una cinquantina, gli elicotteri 130, tra cui 65 Gazelle Sa-342 francesi, che possono usare missili anticarro.
  • Difesa antiaerea: missili strategici terra-aria Sa-2,3 e Sa-6 che possono colpire a grandi altezze e sono stati già usati in Bosnia, i cingolati e su ruote Sa-9 e Sa-13 e i lanciamissili a spalla Sa-16 e Sa-18, molto efficaci a bassa quota.
  • Mezzi corazzati: circa un migliaio, tra cui i carri armati M-84, i T-55 e i trasporti truppe corazzati M-80. Le truppe dispongono anche di numerosi Praga, autocarri corazzati armati con dei cannoni da 30mm antiaerei.

LE FORZE KOSOVARE UCK

Poco più di un anno prima l’Esercito di liberazione disponeva di un gruppo di un centinaio di combattenti. Dopo i combattimenti nella Drenica di febbraio dell’anno precedente, l’Uck è diventata una organizzazione clandestina con una solida struttura militare. Il piccolo esercito potrebbe contare dai 15 ai 30 mila uomini, dotati di armi leggere ma anche di qualche pezzo di artiglieria e di lanciarazzi.

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