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martedì 10 Dicembre 2019

Quanto è costato all’Italia l’errore della Commissione sulle banche?

La Corte Ue ha dato ragione all’Italia e bocciato la Commissione: l’intervento del Fondo interbancario sul caso Tercas nel 2015 non era aiuto di Stato. Per quello stop, il Fondo non poté intervenire nella crisi delle banche italiane successive (Etruria, Chieti, Ferrara e Marche), e il Monte dei Paschi di Siena preso sotto amministrazione diretta dello Stato e infine il caso Carige.
31 miliardi di euro”, tra 2015 e 2018, il costo per il salvataggio di sette banche italiane con 130 mila risparmiatori coinvolti, la valutazione dell’Assobanche.
Una analisi di Antonino Di Stefano

Non era ‘aiuto di Stato’

Quanto è costato all’Italia l’errore della Commissione sulle banche?
«Non si può fare -ha detto a suo tempo la Commissione europea – perché è un aiuto di Stato». La Corte di giustizia ha invece annullato quella decisione del 2014 che bocciava l’aumento di capitale di Banca Tercas da parte della Banca Popolare di Bari, la quale intendeva acquisire quella banca in difficoltà, avvalendosi della copertura del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd).
La decisione presa a suo tempo dalla commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, e adesso la contrastante sentenza del tribunale, hanno alimentato un autentico vespaio di polemiche. Risultato di pregressi effetti pratici negativi per il nostro Paese. Il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, ha invitato la Vestager a “dimettersi dal suo incarico, perché ha aggravato le crisi bancarie in Italia”. Sarebbe stata quella decisione errata a rendere, poi, più complesso il salvataggio delle “quattro banche” che tanto fece soffrire il governo di allora, delle due banche venete e del Monte dei Paschi.
A queste accuse, la Vestager ha risposto che “quello che ha fatto scattare la risoluzione delle quattro banche, tra cui Etruria, è stata una decisione di Bankitalia. Vestager ha spiegato che la decisione di non autorizzare il fondo Ftid per Tercas non ha generato “la catena di eventi” che ha poi portato alla risoluzione delle quattro banche. “Si tratta di un’altra catena di eventi”, ha aggiunto.

Tanti errori, tutti in buona fede?

C’è del vero in entrambe le posizioni. Vediamo di fare chiarezza, tenendo presente che le decisioni prese dai governanti italiani (si presume su suggerimento della banca d’Italia) e, principalmente dagli organismi europei, alcuni anni fa, hanno avuto influsso negativo molto pesante sul sistema bancario, sui risparmiatori, sugli investitori e sui dipendenti delle banche. Gli errori (non sappiamo quanto in buona fede) sono stati moltissimi. C’è del vero nella decisione europea sbagliata per la Tercas.
Anche a causa di quella mancata autorizzazione, la capogruppo Banca Popolare di Bari, versa tuttora in una difficile situazione. Insieme a Banca Carige, che continua a soffrire delle stringenti e ripetute indicazioni della Banca centrale europea, dopo aver effettuato ben tre aumenti di capitale (cioè soldi sborsati dagli azionisti). La decisione su Tercas, inoltre, ha costituito anche un freno pratico e psicologico per affrontare con gli stessi metodi, già bocciati, i casi che si sono presentati successivamente.
L’altra catena di eventi cui fa riferimento la Vestager è probabilmente l’entrata in vigore del bail in, il primo gennaio del 2016. Da quella data, in caso di crisi bancaria, l’Europa ha prescritto che non sarà più un governo a farsi carico, ma anche i risparmiatori e gli investitori. Questa norma, con valenza retroattiva, è stata recepita acriticamente nell’ordinamento italiano il due luglio 2015.

Banche italiane come la Grecia

In questo quadro, con le banche che andavano in crisi non solo per la cattiva gestione, ma anche perché i debitori cominciavano a non far fronte ai propri impegni, sarebbe stato difficile intervenire per qualsiasi governo. Non solo per quelli in carica allora, tra l’altro stretti d’assedio da vari fronti su quella materia, ma anche per quelli che sono venuti dopo. Se vogliamo, si è verificata, per il comparto, la stessa situazione che aveva dovuto vivere un Paese intero, la Grecia. Chi può dimenticare quel ministro tedesco delle finanze Schaeuble e, per i problemi italiani, la stessa Vestager e il presidente della Bundesbank Weidmann? Adesso alcuni di questi personaggi stanno facendo ammenda, ma cosa sarebbe successo a tutti noi se a capo della BCE non ci fosse stato in quei frangenti Mario Draghi?
Trattando e ritrattando, alla fine l’Italia è riuscita ad ottenere una certa elasticità per cominciare ad occuparsi fattivamente delle sue banche. Nel frattempo, però, il danno dei ritardi, dei veti e dei ripensamenti è stato enorme. I problemi crescevano di giorno in giorno in un ambiente dove la tempestività è fondamentale. Tra fallimenti e crediti problematici il danno emergente si può ipotizzare anche intorno ai cento miliardi di euro.

Ricchezza distrutta e soldi che cambiano tasca

Ricchezza distrutta e soldi che passano da una tasca all’altra. Come definire diversamente, per esempio, la cessione di crediti dubbi al 20-30% del proprio valore? Magari ad investitori stranieri? Chi ripagherà adesso tutta la brava gente che ci ha rimesso i propri risparmi e tutti i lavoratori bancari che hanno dovuto lasciare il loro lavoro? Patuelli sta chiedendo il conto alla Vestager. Non sappiamo cosa ne verrà. La verità è che tutta questa rigidità, alla fine ha colpito solo l’Italia, mentre gli altri Paesi, prima dell’entrata in vigore di così stringenti normative, avevano ampiamente ricapitalizzato le loro banche con capitali pubblici. Adesso, la Germania ha di nuovo problemi, non risolti neanche con quelle imponenti iniezioni di denaro pubblico (si parla di 290 miliardi). Ci penseranno Vestager, Schaeuble (non più ministro) e Weidmann?