domenica 21 aprile 2019

Pace Usa in Medio Oriente, mercato anti Iran e palestinesi accerchiati

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo da ieri in Israele a presentare i progetti territoriali del genero di Trump Kushner, in un tour tra le capitali arabe alleate in chiave anti-Iran. Sostegno Usa a Netanyahu. Tensioni nel mondo palestinese per i tre giovani uccisi in Cisgiordania

Mike Pompeo a Tel Aviv
notte di sangue in Cisgiordania

Pace Usa in Medio Oriente, mercato anti Iran e palestinesi accerchiati
Coincidenze infelici. Mike Pompeo, segretario di Stati Usa, atterra a Tel Aviv a cadaveri palestinesi ancora caldi, poche ore dopo la notte di sangue in Cisgiordania. L’uccisione da parte dell’esercito israeliano di Omar Abu Leila, il 19enne autore degli attacchi armati in cui domenica sono morti un soldato e un colono, mentre altri due palestinesi sono stati uccisi dai militari a Nablus. «Per gli israeliani Raed Hamdan, di 21 anni, e Zaid Nouri, di 20 -scrive Michele Giorgio, Nena News- erano due “terroristi” e avevano lanciato un ordigno esplosivo contro una pattuglia di militari incaricata di sorvegliare i circa mille coloni che martedì notte sono andati a pregare al sito della Tomba di Giuseppe, alla periferia di Nablus».

Venerdì di rabbia

I palestinesi negano con forza la versione israeliana. I due giovani, affermano, erano giunti per caso nella zona presidiata dall’esercito che ha fatto fuoco contro la loro auto uccidendoli. Centinaia di abitanti di Nablus hanno ieri partecipato ai funerali di Hamdan e Nouri e per domani, venerdì, è stato proclamato un “Giorno di rabbia” in tutta la Cisgiordania in risposta alla loro uccisione. Scontri certi. Sempre ieri, a Gaza i movimenti islamici Hamas e Jihad hanno annunciato manifestazioni lungo le linee di divisione con Israele mobilitando centinaia di migliaia di persone per il primo anniversario della Grande Marcia del Ritorno il prossimo 30 marzo.

Pompeo-Trump con Netanyau

Pompeo trottola per il Medio oriente e mettere pezze al lacerato fonte sunnita -lo scontro Qatar Arabia saudita- in chiave anti Iran, ma in Israele a sostenere la campagna elettorale in salita dell’amico e alleato fedele Natanyahu che il 9 aprile vorrebbe vedersi riconfermato alla guida del paese ma che questa volta rischia, non solo la sconfitta elettorale ma anche la galera per corruzione. Ma Trump non abbandona i sodali utili. Netanyahu tra una settimana sarà accolto alla Casa Bianca dal presidente americano, per ottenere, almeno da lui, gli applausi al piano Usa per il Medio oriente e la soluzione del conflitto israelo-palestinese, anche se per l’ultra destra israeliana, i vantaggi non bastano.

‘Accordo del secolo’ alla Kim?

Il millantato ‘Accordo del secolo’, che nei giorni scorsi l’inviato speciale e genero di Trump, Jared Kushner, ha illustrato ai leader arabi in anticipo sulla presentazione ufficiale prevista dopo il voto in Israele. Il piano, indiscrezioni arabe, nessuna indipendenza ma solo autonomia per i palestinesi sotto occupazione militare da 52 anni anni, investimenti per infrastrutture e posti di lavoro, salvo rinuncia del diritto al ritorno per i profughi. Secondo il Jerusalem Post, Kushner teorizzerebbe anche scambi territoriali tra Arabia saudita e Giordania. «Obiettivo Usa, strappare l’appoggio dei leader arabi in modo da isolare i palestinesi che respingono la mediazione americana e un piano nettamente sbilanciato a favore di Israele», la valutazione di Michele Giorgio.

Isolamento palestinese

Manovra complessa con ancora molti lati oscuri, quella americana. Segnali: dopo l’incontro di ieri con Pompeo, il ministro degli esteri del Kuwait, dichiara a sorpresa la sua fiducia «nel ruolo di Washington volto a preparare un piano di pace per israeliani e palestinesi». Un bel avallo con scambio certo di favori a tutto campo. Altro esempio: Abdelmunim Said, noto editorialista del quotidiano al Ahram, voce del regime di Abdel Fattah el Sisi, ha esortato gli arabi a non respingere il piano Usa sui palestinese ma a negoziare un loro miglioramento. Nella parte araba sunnita si profila il superamento della storica strategia, riconoscimento di Israele in cambio della restituzione dei territori palestinesi e arabi occupati nel 1967.

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