sabato 17 Agosto 2019

Lascia il presidente del Kazakistan, 29 anni di potere, sospetti di Mosca

Sorpresa Kazakistan, lascia il presidente Nursultan Nazarbayev, dopo 29 anni di potere assoluto e incontrastato. Per la transizione morbida, Tokayev successore. Ma Mosca teme il golpe occidentale

Colpo di scena o colpo di mano?

Lascia il presidente del Kazakistan, 29 anni di potere, sospetti di Mosca
Il Kazakistan di Nursultan Nazarbayev, 29 anni di potere assoluto e incontrastato. Ora Nazarbayev lascia, senza ragioni apparenti, ed è panico politico. Nella geopolitica del Centrasia il Kazakistan è uno dei pochi punti fermi, governato con pugno di ferro e accortezza politica dal ‘Sultano’ post sovietico kazako. Uno dei paesi più ricchi di materie prime del mondo e ai confini delle aree con maggiore influenza del radicalismo islamico. Despota utile e quasi rassicurante, Nazarbayev, che a perderlo non sai poi cosa ti aspetta.

Astana, la modernissima capitale innevata

Perché e verso cosa?

La notizia esplode ieri sera, ora di cena. Nursultan Nazarbayev compare sugli schermi della televisione di Stato e senza alcun preavviso, annuncia la sue dimissioni da presidente. Cambio generazionale, prova a convincere. «Una decisione molto difficile, per passare il testimone alle nuove generazioni», anche se lui, promette, ‘continuerà a svolgere un ruolo di primo piano nella transizione’. Ma il presidente uscente -qui lo stile Nursultan Nazarbayev c’è tutto- ha designato anche il suo successore. Si tratta di Kassym-Jomart Tokayev attuale portavoce del parlamento.

Tokaev, crescito a Mosca

Tokaev, 65 anni, è uomo di grande esperienza, formato all’accademia diplomatica di Mosca, parla fluentemente kazako, russo, cinese e inglese ed è stato più volte ministro. Quasi un gemello di Putin. Secondo alcuni analisti sarebbe l’uomo giusto per una «transizione morbida» che sappia modernizzare il paese in chiave occidentale senza rompere con Mosca. «Ma la repentinità della decisione e una serie di indizi spingono a pensare che tutto non stia filando liscio come sembrerebbe», osserva acutamente Yurii Colombo da Mosca sul manifesto, mettendo la diplomazia in allarme.

Tensioni kazake

Non tutto fila liscio da quelle parti, nonostante l’apparente piattezza politica. Solo un mese fa il presidente kazako aveva dimissionato l’intero governo. L’accusa era di «non aver utilizzato gli incentivi e strumenti per la crescita qualitativa dell’economia mentre i fondi a disposizione del gabinetto sono spesi per scopi non previsti». Corruzione e dilettantismo, insomma, detto alla post sovietica. Ministri accusati di vivere nel lusso “con il rolex al polso e sulle rolls-royce” disinteressandosi della vita dei kazaki comuni. «Una sortita dal doppio significato», spiega ancora Colombo.

Quale crescita e verso dove?

Una crescita incontrollata della ricchezza del paese, ma a favore di pochi privilegiati, è la tesi di Nariman Giditzinov sulla pagina russa di Bloomberg. La ricchezza nazionale, il Pil che cresce assieme al potere di acquisto che ha superato i 27mila dollari nel 2017, mentre i salari continuano a stagnare intorno ai 500-600 dollari. Disparità anche strategiche che crescono e che si scontrano. Ad esempio le spinte di chi, nel mondo politico ed economico kazako, vorrebbe sciogliere il legame strategico con Mosca per passare armi e bagagli all’occidente. E le dimissioni a sorpresa di ieri, sarebbero una mossa a frenare una certa ‘deriva verso ovest’.

Come da Eltsin a Putin

«Per il «kazakologo» Daniil Kislov -sempre Yurii Colombo- l’incoronazione di Tokaev dovrebbe rappresentare qualcosa di simile a ciò che fu passaggio delle consegne tra Eltsin e Putin in Russia nel 1999: garantire gli interessi di Nazarbayev (tutte e tre le figlie sono ai vertici dello Stato e dell’economia) una riforma del sistema che dà segni di scricchiolare, ma al contempo lasci inalterato il legame politico con Mosca. Ma per restare all’analogia, Putin giunto al potere ruppe con la Casa bianca e attaccò gli oligarchi che erano stati la spina dorsale del regime eltsiniano».

Allerta Cremlino

Putin, sempre cronaca moscovita, ha subito chiamato Nazarbayev al telefono, ma non è seguito alcun comunicato ufficiale sul contenuto del colloquio. Valgono quindi le deduzioni, i segnali attorno. Valentina Matvienko, portavoce della Duma e stretta alleata del presidente: «Le dimissioni di Nazarbayev giungono inaspettate e rappresentano qualcosa di molto serio». Non è ancora un segnale di allarme, ma è un allerta. Come lo hanno inteso anche i kazaki che, dopo l’annuncio hanno perso improvvisamente Iternet e Facebook, mentre il ‘tienghe’, la valuta locale, perdere in poche ore il 20% del valore sul dollaro.

Analisi di Michele Marsonet

Ha destato impressione la notizia che Nursultan Nazarbayev, padre padrone del Kazakhstan dal lontano 1990, ha deciso di dimettersi lasciando spazio al suo vice Kasym-Zhomart Tokayev che assumerà la presidenza ad interim. Tanto più notando che il leader, nato nel 1940, ha “solo” 78 anni, un’età che molti al giorno d’oggi considerano ancora giovanile. Tokayev, dal canto suo, ne ha 65.
Potrebbe sembrare, questa, una notizia trascurabile, ma non è affatto così. Il Kazakhstan è infatti la maggiore delle Repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale. Dotata di un territorio enorme, poco meno di 3 milioni di km quadrati, è tuttavia scarsamente popolata: 17,5 milioni di abitanti.

Già ai tempi della ex Urss veniva considerata una Repubblica-chiave della Federazione, più importante delle contigue Turkmenistan, Uzbekistan e Kyrgyzstan. E, non a caso, è quella in cui l’influenza russa (e sovietica) è ancora molto forte. Prima di annunciare ufficialmente le sue dimissioni, Nazarbayev ne ha parlato con Vladimir Putin e i due hanno concordato sulla necessità di continuare la politica di amicizia tra Astana e Mosca.
Del resto il russo continua a essere la lingua veicolare, anche se il governo negli ultimi anni ha incoraggiato l’uso di quella nazionale. Se tuttavia prendete un taxi o dovete acquistare un biglietto del bus, noterete subito che i locali vi parlano in russo, e alcuni passano sorridendo all’inglese se si rendono conto che lo straniero non capisce. Difficile invece che vi si rivolgano in kazako, lingua utilizzata soprattutto – sempre in abbinamento con il russo – nelle cerimonia ufficiali.

Tuttavia non sono soltanto la grande estensione territoriale e le immense risorse naturali – petrolio e gas in primo luogo – a determinare l’importanza di questo Paese, anche se è opportuno rammentare che il Kazakhstan possedeva ben il 60% delle risorse minerarie della ex Unione Sovietica.
E’ diventato pure uno snodo centrale dell’attuale geopolitica. Cominciamo dalla lingua, giacché il kazako è una lingua di ceppo turco, e il governo di Istanbul ha compiuto grandi sforzi per aumentarne la diffusione viste le ambizioni di grande potenza regionale che la Turchia mette in campo da quando Erdogan è giunto al potere.

Ancora più decisiva è la vicinanza della Cina, che con il Kazakhstan ha un lungo tratto di confine in comune. Fu proprio nella capitale kazaka Astana che Xi Jinping diede il primo annuncio della “One Belt One Road Initiative”, il progetto della “Nuova via della seta” che sta ora turbando parecchio Donald Trump e la sua amministrazione.
La RPC anche in questo contesto sta praticando una strategia di espansione economica e commerciale che potrebbe presto trasformarsi in espansione politica e ideologica. Proprio il leader dimissionario ha firmato un accordo per affittare vaste porzioni di territorio kazako a imprenditori cinesi, che vorrebbero insediarvi loro contadini per coltivare la terra. Ne sono seguite critiche e manifestazioni di piazza, non in grado di impensierire seriamente il potere visto il controllo pressoché assoluto esercitato dal partito dello stesso Nazarbayev.

Va citata, infine, la politica di repressione del fondamentalismo islamico pur presente nel Paese (molti i foreign fighters kazaki presenti in Siria e Iraq). Ulteriore elemento, questo, che spiega lo stretto rapporto tra Nazarbayev e Putin. Il successore designato, Kasym-Zhomart Tokayev, ha già annunciato di voler percorrere la stessa strada.
Il Kazakhstan è una pedina fondamentale anche nel nuovo “grande gioco” che si sta manifestando tra Russia e Cina, nominalmente alleate ma sempre sospettose l’una dell’altra. Il suo territorio venne conquistato dagli zar tra il 1820 e il 1850, e in seguito fu praticata una politica di “russificazione”, tuttora testimoniata dalla popolazione di etnia russa che ammonta a circa il 24% del totale. Ed è noto che la Repubblica Popolare considera innaturale la presenza russa nei territori ad essa contigui.

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