lunedì 17 giugno 2019

Serbia inquieta, altra ‘manina Usa’ venti anni dopo le bombe Nato?

Quasi come contro Milosevic quasi 20 anni dopo. Sabato la folla dei contestatori che fa irruzione nell’edificio di RTS, la tv di stato serba. Domenica la protesta contro il presidente Aleksandar Vucic, circondato nel palazzo presidenziale da migliaia di manifestanti. Odore di Otpor, del fu Milosevic e dell’allora Soros

Vucic al posto di Milosevic
e tv serba sempre ‘la Bugiarda’?

Serbia inquieta, altra ‘manina Usa’ venti anni dopo le bombe Nato?
La piazza di Belgrado quasi come contro Milosevic 20 anni dopo. Sabato la folla dei contestatori che fa irruzione nell’edificio di RTS, la tv di stato serba. Allora, era Milosevic, per noi era ‘La Bugiarda’. Domenica la protesta contro il presidente Aleksandar Vucic, circondato nel palazzo presidenziale da migliaia di manifestanti.
Difficile capire, oggi come ieri, chi sta realmente con chi, in casa e fuori.  Salvo, a livello internazionale gli americani che con la Serbia stanno sempre e comunque contro. L’Unione europea invece esita tra il sostegno a Vucic e l’ abbraccio all’opposizione che ha al suo interno personaggi dal passato ‘discusso’. Alberto Negri, malizioso, sul manifesto, cita foto e video di incontri nelle vicinanze l’Hotel Hilton tra i leader delle proteste anti-Vucic e funzionari dell’ambasciata statunitense.

Strane primavere balcaniche

La primavera serba, come quella albanese e montenegrina, piazze inquiete a pochi giorni dall’anniversario dei 20 anni dai bombardamenti della Nato sulla piccola Jugoslavia, 24 marzo 1999, a cui partecipò anche l’Italia. Tensioni diverse e spinte spesso politicamente contrapposte nei tre pezzi di Balcani citati, ma mosse da disagi paralleli rimasti insanati e venti anni di distanza da bombe e promesse. La Serbia che pare condannata al ruolo di ‘super cattiva’ nella disgregazione jugoslava con tanti ‘buoni’, amici degli amici Usa, i soli a guadagnarne. La Serbia, privata manu militare Nato della sua provincia storica del Kosovo a maggioranza albanese, ha oggi uno dei salari medi più bassi tra i Paesi della regione.

Indigestione neo liberista

Secondo Le Monde diplomatique, colpa di Vucic aver ha accentuato la svolta neo-liberista appoggiandosi ad una cerchia di fedelissimi, imponendo clientelismo o repressione. Con il Paese reale che fatica a respirare. Dati del centro di ricerche Demostat, la paga mensile netta in Serbia è di 422 euro. Solo in Macedonia e Albania è più bassa, 376 e 378 euro. Mentre la delocalizzazione delle imprese occidentali nei Balcani costa meno che in Cina. L’ex Sole24 Negri: «Le retribuzioni mensili cinesi sono in media ben superiori: a Shanghai 1.130 dollari, 980 a Pechino e Shenzen. E la gente se ne va: in pochi anni la Serbia, come gli altri vicini, ha perso centinaia di migliaia di abitanti emigrati all’estero, i “gastarbeiter” dell’ex Jugoslavia».

Serbia dei troppi ‘orfani’

Dall’Ue finora critiche moderate nei confronti di Vucic, in quanto garante a suo modo della stabilità del Paese e dell’area, rispetto ad altre leadership vicine più inquietanti e di democrazie più incerte. Nel fronte anti-Vucic come in Rai, ‘non tutto ma di tutto’: «tendenze liberali filo-occidentali, di sinistra ma anche di stampo iper-nazionalista e fascista con derive anche provocatorie». Vedi l’irruzione nell’edificio di Rts, la tv di stato serba, guidata da Bosko Obradovic, esponente dell’estrema destra del partito Dveri, e in seguito l’assedio al palazzo presidenziale, quasi gli stessi slogan che accompagnarono la caduta di Milosevic nel 2000. Allora fu Otpor, rivolta ‘studentesca’ a trazione Soros, la prima delle ‘rivoluzioni colorate’ col guanto di velluto ma con ispirazione politica Usa, che poi vedremo ripetersi in Georgia contro Shevardnadze, e poi in Ucraina, pre ultimo colpo di Stato.

Alternativa Putin e Sveti Sava

In questo clima di scontro e di incertezza, sempre il malizioso Negri di utile memoria ci ricorda «gli incontri tra l’opposizione e i funzionari Usa avvenuti non lontano dalla cattedrale di San Sava, dove a gennaio una folla di 120mila persone ha acclamato il leader russo Vladimir Putin». Mosca e Belgrado che non hanno affatto gradito l’ingresso del Montenegro nell’Alleanza atlantica e, peggio, i passi senza ritorno della Macedonia del Nord per entrare nella Ue e nella Nato. Alleanza militare certa, e Ue sventolata come specchietto per le allodole. Anche Belgrado è candidata a entrare nell’Unione ma con un processo inverso: sì in Europa, No alla Nato che ha bombardato la Serbia venti anni fa. E qui entra in ballo l’autonomia politica dell’Ue dal fronte atlantico americano rigorosamente anti russo. Ecco perché la Serbia non va bene all’Unione europea attuale.

 

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