domenica 21 aprile 2019

Lorenzo Orsetti e i 5 italiani che con i curdi combattono l’Isis

Lorenzo Orsetti e gli altri italiani che combattono con i curdi in Siria. Attualmente sul campo ce ne sono 5, tre uomini e due donne. In gennaio la morte del bergamasco Francesco Asperti. Il decreto Alfano per bloccare i foreign fighters Isis ora contro di loro?

Forse è l’ideale ma forse non è legale
uccisi in Siria e perseguiti in Italia

Lorenzo Orsetti e i 5 italiani che con i curdi combattono l’Isis
Attualmente sul campo ce ne sono 5, tre uomini e due donne. In gennaio la morte del bergamasco Francesco Asperti.
Paolo Pachino, nome di battaglia Azadì, Davide Grasso ‘Tires Gabar’, Karim Franceschi ‘Marcello Kobane’, Edgarda Marcucci ‘Eddi’, solo per citarne alcuni.
Tra i combattenti curdi sono noti con il ‘kunya’, il nome di battaglia dato ai combattenti stranieri. Anagrafe dei ‘foreign fighters’ italiani dalla parte giusta, letta secondo i nostri valori.
«Tra i 20 e i 30 anni, Piemonte, Sicilia, Marche, universitari, professionisti ma anche operai e impiegati. Uomini e donne, vicini al movimento No Tav, eredi degli autonomi e animati da una causa: il sostegno all’indipendenza curda nel nord della Siria e la lotta all’Isis», scrive Marta Serafini sul Corriere della Sera. Sono i compagni di Lorenzo Orsetti, ucciso dall’Isis, gli altri italiani al fronte coi curdi, con Lorenzo,  a Firenze detto ‘Orso’, che si definiva anarchico.

I volontari occidentali
che combattono contro Isis

I numeri e i rischi. Sono almeno una ventina gli italiani che dal 2015 ad oggi sono partiti per unirsi allo Ypg e Ypj, le sigle delle formazioni curde, ‘le unità di protezione popolare’, e la divisione femminile curda. Chi è morto, chi è tornato (tra molti problemi giudiziari), e 5 quelli che ancora restano in Siria, oltre al corpo di Lorenzo Orsetti: tre uomini e 2 due donne. E anche loro rischiano, o molto, perché l’ex Isis disperata non ha ormai più nulla da perdere se non la vita. E i morti ‘internazionali’ sono sempre di più, due solo dall’Italia in pochi mesi.
Non mancano le polemiche sul fronte legale. L’applicazione del cosiddetto decreto Alfano voluto per fermare i viaggi dei foreign fighters dell’Isis, che ora rischia di essere applicato contro chi quelle formazioni le va a combattere. Lunedì prossimo a Torino l’udienza che deciderà della sorveglianza speciale per 5 giovani italiani, Paolo Andolina, Jacopo Bindi, Davide Grasso, Fabrizio Maniero e Maria Edgarda Marcucci, andati in Siria a combattere l’Isis e poi tornati a casa. In Sardegna identica misura è stata chiesta per Pierluigi Luisi Caria: la decisione è prevista per oggi.

Il testamento di Lorenzo Orsetti
nome di battaglia Tekoser, lottatore

«Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo.
Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio. Vi auguro tutto il bene possibile, e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza, mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, e di infonderla nei vostri compagni. E’ proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che “ogni tempesta comincia con una singola goccia”. Cercate di essere voi quella goccia.
Vi amo tutti, spero farete tesoro di queste parole».
Sono le parole di Lorenzo Orsetti, rese pubbliche ieri dalle unità di difesa curde Ypg dopo la conferma dell’uccisione, per mano dell’Isis, del giovane italiano.

I caduti controversi
da quale parte della barricata

«Ci avrebbe fatto piacere un po’ di vicinanza istituzionale, politica, ma nessuno si è messo in contatto con noi -lamenta con Chiara Cruciati, manifesto, il padre di Lorenzo, Alessandro- Lo abbiamo saputo dalla tv. Poi ci è stato confermato dai curdi, ci ha chiamato il suo comandante. Ci ha invitato ad andare lì per le commemorazioni, il suo desiderio era di essere seppellito in Siria».
«È un caduto di serie B, fosse stato un altro forse ci avrebbero chiamato. Ma forse era dalla parte ‘sbagliata’ della barricata».
In Siria Orsetti era arrivato nel settembre-ottobre del 2017, racconta a Chiara Cruciati Davide Grasso, ex combattente delle Ypg: «L’ho conosciuto in Siria, erano le ultime fasi della battaglia di Raqqa. Dopo l’addestramento ha partecipato all’offensiva di Deir Ezzor. Poi a gennaio il cantone curdo di Afrin è stato invaso dai turchi e lui, con altri internazionalisti, ha insistito per andare. In battaglia si è distinto, è stato tra gli ultimi a lasciare il cantone. Lorenzo è stato tra i combattenti che ha avuto l’atteggiamento più generoso sul piano militare».
Per unirsi alle Ypg aveva lasciato il lavoro in un ristorante poco fuori Firenze, sulla spinta della vicinanza agli ideali che muovono da anni il confederalismo democratico in corso a Rojava: «Una società più giusta ed equa», diceva Orso in un’intervista rilasciata poco tempo fa a Radio Onda Rossa. Un anarchico, si definiva.

 

 

 

 

DECRETO ALFANO CONTRO I FOREIGN FIGHTERS

Decreto anti-terrorismo Stop ai ‘foreign fighters’Sofferti poteri alle spie

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