Mercanti di armi nel mondo, ‘America first’
Il dati dell’istituto di ricerca svedese ci dicono di un notevole incremento delle vendite statunitensi, del calo di quelle della Russia e una forte crescita delle esportazioni francesi.
Più armi per tutti: +8% rispetto al periodo 2009-13 e +23% rispetto al periodo 2004-08.
Chi vende e chi compra: la crescita è trainata dalla spesa dei Paesi del Medio Oriente che hanno quasi raddoppiato le importazioni, mentre tutte le altre Regioni del Pianeta le hanno ridotte.
Arabia Saudita, il primo importatore mondiale che ha triplicato gli acquisti (mega contratto, firmato con Trump nel 2017,per 110 miliardi di dollari), così come l’Egitto che si colloca al terzo posto, dopo l’India.
Anche l’Iraq, all’ottavo posto ha più che raddoppiato gli acquisti;
Qatar al 14° posto li ha triplicati come l’Oman, al 18° posto.
Israele ha moltiplicato gli acquisti per 3,5 volte.
In controtendenza, invece, gli Emirati Arabi, al settimo posto, che hanno leggermente ridotto la spesa.
In questa discutibile classifica l’Italia al nono posto con il 2,3 % del totale, i maggiori acquirenti delle armi italiane sono: Turchia, Algeria ed Israele. Nonostante la normativa italiana in materia sia molto rigorosa, l’elenco è preoccupante: la Turchia da tempo combatte i curdi, sia nel Paese che in Siria, mentre Israele da sempre occupa militarmente i Territori palestinesi.
Fuori elenco Sipri le bombe costruire in Sardegna, vendute ai sauditi, sganciate sullo Yemen, ma aziendalmente tedesche.
Menzione dovuta alla Grecia, 28° posto fra i Paesi importatori, nonostante la cura draconiana imposta dall’Unione Europea e dalle istituzioni finanziarie internazionali per risanare i suoi conti.
Dettaglio con doppia malizia, la Grecia messa con le spalle al muro dalla severità contabile Ue in versione tedesca, compra armi principalmente dalla Germania!
In tempi di recessione meglio non mettere in discussione l’industria militare, e in Italia si litiga soltanto sui miliardi che vanno in F35 (e molto altro) verso la Lockheed statunitense. Poche le voci che si oppongono alla ormai smisurata crescita di questo mercato, e sempre in casi molto mirati e specifici, con mille scorciatoie di opportunità politica o economica.
Il Parlamento Europeo e il Senato statunitense ad esempio, si sono espressi per il blocco delle vendite di armi all’Arabia Saudita in guerra nello Yemen, e anche la Germania ha assunto una posizione simile.
Il Ministro degli esteri di Berlino ha ribadito il divieto ad esportare armi al Regno arabo, e ciò ha creato molta apprensione a Londra, visto che l’inglese BAE, ha firmato un contratto miliardario per la fornitura di aerei Eurofighter.
Ma Londra grazie a Brexit (prima o poi ci riusciranno sti pasticcioni) potrà vendere ai sauditi tutti gli Eurofighter che vuole.