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venerdì 20 Settembre 2019

Lotteria Gran Bretagna con capricci per arrivare a cosa?

Accordo affondato, Brexit verso il rinvio e Theresa May rischia il posto. Secondo voto sull’accordo contrattato con l’Ue, e un’altra sonora sconfitta. Oggi i Comuni si esprimeranno sull’opzione «no deal». Backstop, il confine irrisolto tra le due Irlande. La clausola della discordia.

Cosa vuole veramente la Gran Bretagna?

Lotteria Gran Bretagna con capricci

Tutto accade, nulla si capisce. Ieri l’accordo di uscita dall’Ue contrattato da Theresa May è stato di nuovo sconfitto dal parlamento britannico. Oggi si vota se lasciare l’Ue senza un accordo o meno. Giovedì si voterà su una proroga di tre mesi dell’uscita fissata il 29 marzo. Lotteria britannica.
L’accordo May-Ue. Ieri la premier lo ha riproposto di fatto tale e quale per tutti i No di Bruxelles alle sue richieste di aggiustamenti. Bocciatura scontata, da misurare il ‘quanto’ della sconfitta, per decidere il prossimo futuro della premier ormai avviata alla fine del suo percorso politico.

Ora cosa può accadere?

1), la fine di Theresa May premier ed elezioni anticipate (ma sarebbero fatti loro);
2), l’estensione di altri tre mesi dell’articolo 50 in attesa di non si sa bene cosa;
3), un’uscita senza accordo dall’Unione;
4), una permanenza indefinita nella Unione, mezza dentro e mezza fuori, come le ‘pause di riflessione’ nei matrimoni.
Nel frattempo a maggio si vota per il parlamento europeo, e una Gran Bretagna non ancora uscita, ha o non ha diritto ad altri suoi parlamentari europei?

Terra di mezzo eurokafkiana

Leonardo Clausi ironizza sulla due alternative per il Regno Unito e i suoi sudditi: o «prigionieri a vita nella terra di mezzo eurokafkiana», o in alternativa, l’«iperspazio anarco-commerciale del Wto». Inciampo chiave (la proposta UE non piace a GB), il confine tra le due Irlande. Quel pezzo di Gran Bretagna, l’Irlanda del Nord, l’Ulster, che resterebbe senza confini con l’Irlanda Ue. Di fatto tutto il Regno unito dentro l’unione doganale europea fino a diversa futura soluzione.
Camera dei Comuni, semideserta nonostante l’importanza del dibattito, Theresa May senza voce, stanchezza da Brexit palpabile e diffusa. E l’opinione pubblica che matura la propria esasperazione per le lungaggini della saga. «Get on with it!, Andiamo avanti!, come ripetono ormai non solo i brexittieri più incalliti. Non importa dove, purché tutto questo finisca».

Confine irrisolto tra le due Irlande

La clausola della discordia nota. E i repubblicani di Sinn Féin puntano a un referendum sull’unione di Nord e Sud, e addio pezzo di Irlanda protestante e britannica. Il governo della Repubblica d’Irlanda dichiara di uniformarsi a ogni decisione di Bruxelles e difende le relazioni commerciali sempre più strette con il Nord dell’isola, come previsto dagli accordi di Venerdì Santo del 1998.
‘Unionisti’ rigidi sul No all’accordo proposto dalla May, e per la teoria dei sempre opposti estremismi, nei giorni scorsi poi si è rifatta viva la New Ira con rivendicazioni di alcuni pacchi esplosivi spediti nel Regno Unito per posta, avverte da Dublino Enrico Terrinoni sul Manifesto.

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