martedì 16 luglio 2019

Bouteflika non si ricandida ma resta – Algeria, l’autocrate e i generali

Svolta, forse. Dopo un mese di proteste di piazza con milioni di cittadini uniti contro il quinto mandato presidenziale di Abdelaziz Bouteflika, l’eterno leader ha annunciato di rinunciare alla sua candidatura, assieme  al rinvio delle elezioni che si sarebbero dovute tenere il 18 aprile. Prevista la convocazione di una Conferenza nazionale per le riforme.

Svolta politica in Algeria (forse)

Svolta, forse. Dopo un mese di proteste di piazza che hanno visto, non solo nella capitale, le strade del Paese percorse da milioni di cittadini uniti contro il quinto mandato presidenziale di Abdelaziz Bouteflika, l’ “Eterno leader” ha annunciato di rinunciare alla sua candidatura, ma assieme uno stop delle prossime elezioni che si sarebbero dovute tenere il 18 aprile. L’attesa di un qualche epilogo che non si sa se affidato ad Allah che si prenda il presidente molto malato, o a all’esercito che lo ha sino ad oggi tenuto formalmente al potere esibendolo il minimo necessario.

No ricandidatura ma niente dimissioni

Fin qui la cronaca, ma la mossa di Bouteflika (o forse di qualcuno degli esponenti della sua cerchia) si presta già a diverse interpretazioni. Tornato in patria domenica scorsa, l’anziano e malato presidente si è rivolto per la seconda volta agli algerini. Come il 3 marzo scorso, Bouteflika ha scritto (scritto lui?) una lettera che fissa alcuni punti. Innanzitutto la rinuncia alla sua candidatura, il rinvio delle elezioni per almeno otto mesi e la convocazione di una Conferenza nazionale per le riforme. Tutto ciò per andare incontro alle “giuste aspirazioni del popolo algerino”. Siamo già al dopo Bouteflika con lui più o meno in vita.

I timori dell’opposizione

Per uno degli avversari di Bouteflika, Djamel Zenati, quella che sembra una grande vittoria dell’opposizione popolare in realtà nasconde una manovra per prendere tempo e sterilizzare la protesta. Si profila inoltre uno scenario senza precedenti, che non è previsto nella Costituzione. In realtà il presidente può posticipare le elezioni solo in caso di guerre o gravi perturbazioni nel Paese.
Il sospetto è che il Capo dello Stato o chi per lui voglia guidare e determinare le riforme politiche che intenderebbe portare a termine. Secondo una delle organizzazioni laiche alla testa delle proteste, il ‘Rally per la Cultura e la Democrazia’ (RCD), il messaggio di Bouteflika (?) non ha alcun effetto pratico significativo, col solo intento di invertire il calendario degli eventi.

La Conferenza nazionale

Nelle intenzioni espresse da quello che è comunque il presidente ancora in carica, la ‘Conferenza nazionale’ sarà “inclusiva e indipendente, equamente rappresentativa della società e in essa si collocheranno tutte le correnti politiche”. Promesse, e ancora una volta però, programma d’azione, modi e tempi nella testa del Grande vecchio.
Nel messaggio presidenziale, la missione della Conferenza nazionale sarà “l’elaborazione e l’adozione di tutti i tipi di riforme per formare la base del nuovo sistema che lancerà il processo di trasformazione dello stato-nazione”. Politichese algerino. La Conferenza sarà guidata da “una personalità nazionale indipendente, consensuale ed esperta”, la promessa.
Nel frattempo Bouteflika ha promesso anche di porre il voto presidenziale, nel frattempo rinviato sine die,  “sotto garanzia e autorità esclusiva di una commissione elettorale nazionale indipendente il cui mandato, composizione e modalità operative, saranno codificati in uno specifico testo legislativo ispirato alle esperienze e pratiche consolidate a livello internazionale”.

Rimpasto di governo

Basterà tutto questo a fermare le ansie di cambiamento del popolo algerino? Difficile dirlo. Sicuramente Bouteflika non si è dimesso e questo scontenta molti di coloro che avevano sperato in un cambio radicale. Da vecchia volpe è stato anche annunciato un vero e proprio ribaltamento del governo. Il rimpasto prevede la sostituzione del primo ministro Ahmed Ouyahia, ufficialmente malato anche lui, ma in realtà fortemente criticato durante le manifestazioni di questi ultimi giorni per aver tracciato un parallelo tra le mobilitazioni contro il sistema politico e la Siria. In campo torna anche l’ex capo della diplomazia Ramtane Lamamra che diventa ministro degli Affari Esteri, con la funzione anche di vice primo ministro.

Il peso dei militari

Il sospetto di un sotterfugio gattopardesco è più che legittimo. È anche evidente che sta cambiando la posizione di coloro che di fatto governano l’Algeria: i militari. Il potere ereditato da dieci anni di guerra civile negli anni ’90 , dà loro ampio margine decisionale politico. In questo senso vanno interpretate le parole dal capo di Stato maggiore, Ahmed Ghaid Salah, agli studenti delle scuole militari: «l’esercito condivide le stesse aspirazioni e i valori del popolo per una visione comune del futuro dell’Algeria. L’esercito è fiero di appartenere al popolo, ed insieme sapremo preservare la Nazione. L’Algeria e l’Esercito sono fortunati ad avere questo popolo, un popolo cosciente delle sfide che pone un mondo senza pietà». Un avvertimento in piena regola che forse ha determinato la decisione di autoescludersi da parte di Bouteflika.

 

 

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