domenica 25 Agosto 2019

Guerra dei dazi Cina e Usa, in due a perdere e l’Italia nel mezzo

La guerra dei dazi scatenata da Trump con ripercussioni negative pesanti anche sull’economia americana, avverte Michele Marsonet. Guai italiani per moda e prodotti alimentari d’eccellenza.
-Pressioni Usa sugli alleati contro la “nuova via della seta”, prepotenza nei modi debolezza nei fatti.

Guerra dei dazi di Trump alla Cina
prepotenza nei modi debolezza nei fatti

Guerra dei dazi Cina e Usa, in due a perdere
Piovono conferme che la guerra dei dazi scatenata da Donald Trump sta avendo ripercussioni negative e pesanti anche sull’economia americana. Nonostante l’ottimismo di facciata manifestato dal presidente e da una parte della sua amministrazione, è ormai chiaro – come del resto molti avevano previsto – che l’effetto di feed-back dei dazi colpisce pure gli Stati Uniti.
I dati relativi all’economia cinese sono piuttosto allarmanti, e non è difficile capire che ciò è dovuto proprio all’incertezza innescata dal conflitto commerciale voluto da Trump. Nel primo scorcio dell’anno in corso le esportazioni cinesi sono diminuite del 4,6%, mentre le importazioni hanno segnato una flessione del 3,1%.

Cina e Usa rallentano insieme

La situazione, di primo acchito, potrebbe anche non sembrare così disastrosa. Occorre tuttavia rammentare che non si parla a caso di “locomotiva cinese”. L’economia del Dragone, infatti, è quella che negli ultimi decenni ha spinto in avanti l’intero sistema mondiale generando effetti virtuosi in pratica ovunque.
Una Cina che esporta di meno comporta al contempo un calo delle importazioni nel colosso asiatico, con tutte le conseguenze del caso. Si pensi, per fare un solo esempio, quanto sia importante il mercato cinese per alcuni settori italiani trainanti quali la moda, le calzature, il vino e i prodotti alimentari di eccellenza.

Made in Italy a rischio

Se i cittadini cinesi tagliano questa tipologia di spese a causa degli effetti indotti dal rallentamento dell’export del loro Paese, gli imprenditori italiani si troveranno improvvisamente privati del mercato più vasto del mondo, nonché l’unico che finora non ha fatto registrare flessioni della domanda.
Le interconnessioni tra l’economia di Pechino e quella del resto del mondo ha ormai raggiunto livelli tali da indurre un certo pessimismo circa la possibilità di invertire la tendenza, almeno in tempi brevi. Tuttavia non sono solo l’Italia e l’intera Ue a doversi preoccupare.

Trump, voce grossa e ritirata

La guerra dei dazi, infatti, sta mettendo a nudo le debolezze dello stesso sistema economico e finanziario americano. All’inizio del 2019 negli Usa si registra un calo netto delle assunzioni, e quindi dei posti di lavoro creati. Poiché proprio questo fattore è da sempre uno dei cavalli di battaglia di Donald Trump, che si vanta dei suoi successi nella “job creation”, è evidente che la strategia adottata nei confronti della Cina non paga o, almeno, paga pochissimo.
In questo senso hanno destato notevole perplessità le dichiarazioni ottimistiche del presidente e del suo consigliere economico Larry Kudlow. E, in effetti, non si capisce se tali dichiarazioni siano dettate dal proposito trumpiano di risolvere il conflitto con la RPC, magari mutando in parte strategia dopo aver fatto la voce grossa, oppure se siano dovute alla convinzione di riuscire alla fine a vincere.

Guerra del tutti a perdere

Né va scordata la continua pressione Usa sugli alleati intesa, da un lato, a sabotare il progetto della “nuova via della seta”, e dall’altro a impedire l’espansione in Occidente di Huawei e Zte nelle reti di quinta generazione (5G). L’attuale – moderata – tensione tra Washington e Roma rappresenta una spia delle difficoltà che oggi gli americani hanno con parecchi alleati di vecchia data.
In ogni caso è chiaro, a questo punto, che se Trump e Xi Jinping non troveranno presto un accordo in grado quanto meno di rallentare la guerra commerciale, il mondo intero subirà conseguenze drammatiche. Un altro segnale di quanto sia mutato il panorama internazionale a causa dell’impetuosa crescita cinese.

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