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martedì 15 Ottobre 2019

Tribunale speciale per il Kosovo, rischio per molti attuali leader

Kosovo, Serbia, Jugoslavia. Macello con crudeltà indicibili e incrociate. Ancora molti conti aperti e un tribunale internazionale imposto al Kosovo che, cercando giustizia, potrebbe mandare all’aria tutto l’attuale sistema di potere sul giovane i piccolo e contestato Stato balcanico per metà dei Paesi Onu.

Macello con crudeltà
indicibili e incrociate

Kosovo, chi vince, chi perde, e poi la storia semplifica anche sulle ragioni e sui torti, e sulle nefandezze che ogni guerra produce. Milosevic il cattivo e il kosovari albanesi i buoni che cercavano secessione e indipendenza. Storia ormai scritta, e così è. Ma sui comportamenti di guerra restano ancora molti conti aperti e un tribunale internazionale imposto al Kosovo che, cercando giustizia, potrebbe mandare all’aria tutto l’attuale sistema di potere sul giovane e piccolo e contestato Stato balcanico per metà dei Paesi Onu. Per l’altra metà, semplicemente non è Stato ma improbabile Serbia.

Gli scomparsi serbi

Stando alla Commissione per le persone scomparse del governo serbo, ancora oggi si ignora la sorte di 1658 della circa 5800 persone scomparse dal 1998, durante e successivamente al conflitto armato in Kosovo e Metochia. Fra gli scomparsi i serbi sono circa 540. Le autorità di Belgrado sostengono che i rapimenti di persona in Kosovo sono cominciati nel 1998 e che le vittime sono state principalmente civili di nazionalità serba. Ed ecco il Tribunale speciale internazionale e la Procura speciale per i crimini commessi in Kosovo tra il 1998 e il 1999, strutture giudiziarie neonate, create nel giugno 2017.

Terroristi o patrioti?

Alla base del lavoro giudiziario, la relazione 2010 del magistrato svizzero Dick Marty, incaricato del Consiglio d’Europa. La relazione sui crimini imputabili all’Uck, Esercito di liberazione del Kosovo, sino al 1998 catalogato da Ue ed Usa stessi, come gruppo terroristico, e poi divenuti di colpo gli interlocutori politici per l’intervento Usa-Nato contro la Jugoslavia di Milosevic. Fra le accuse più gravi, il narcotraffico, i rapimenti di persona, la tratta di organi. Ora è operativo il procuratore speciale Jack Smith, a fine ottobre 2018 in visita a Pristina, ma ad oggi ancora nessuna accusa.

Attenzione e dubbi serbi

Altri, su quel fronte, sono decisamente più zelanti, anche se di parte. Milovan Dretsun, presidente del Comitato per Kosovo e Metochia al parlamento serbo. Lavoro difficile il suo perché da metà del 1999 a comandare in Kosovo erano delle forze internazionali, non troppo attente nel perseguire crimini e cercarne prove. Esiste una banca dati in base alla tipologia di reato (omicidi, torture, carcere forzato, stupri). Il traffico illegale di organi su cui molto s’è parlato e poco si è fatto. In realtà si tratta anche di dati i raccolti dalla missione UNMIK dell’ONU e dalle sue divisioni. Dimenticati, scomparsi?

ICTY, UNMIK, ONU

Interessantissimo il rapporto sull’incontro tra il presidente della rappresentanza dell’ICTY a Pristina e a Skopje (il tribunale penale internazionale sulla ex Yugoslavia) e il direttore della sezione giustizia della missione UNMIK dell’ONU in Kosovo. Incontro tra Eamon Smith e Patrick Lopez-Terez del 30 ottobre 2003 durante il quale si è discusso del traffico di organi, con documenti Onu. Informazioni top secret e alcuni testimoni albanesi chiave dalla salute incerta. Tutti o quasi morti nel frattempo. Grossi nomi kosovari e albanesi chiamati in causa, ma il racconto citato è serbo e manca l’arbitro garante.

Innominabili e clan

Tentando noi un minimo di imparzialità, solo alcune indicazioni di massima. Pezzi del ‘clan di Ramush’ (l’attuale primo ministro del Kosovo), o il Gruppo di Drenica dell’UCK di Hashim Tachi (presidente della repubblica kosovara). Per l’Albani, troviamo Bakshim Gazideda, capo della sicurezza nel Paese, e il capo dell’intelligence dell’UCK, Kadri Veseli (portavoce del parlamento kosovaro). Materiale in abbondanza per il Tribunale de L’Aia e raccolti da enti internazionali come il Tribunale speciale per i crimini commessi in Yugoslavia. Che fine faranno questi materiali? Domanda legittima.

Tribunale e leggi kosovare

Parte serba rappresentata, giusto precisare che la Procura speciale e il Tribunale stesso si basano su leggi approvate a Pristina, che puoi leggere come atto di coraggio (decisamente imposto dalla comunità internazionale ad un Parlamento di Pristina arrabbiatissimo e non disposto certo a collaborare avendo al suo interno molti potenziali inquisiti), e di un limite di partenza insuperabile. Ma la Serbia che ruolo potrebbe avere nello stranio percorso giuridico. Le sue eventuali prove valgono? Da Belgrado partono dati, ma gli elementi di prova restano in cassaforte, in attesa di garanzie.

Tempi per le prime accuse?

In un suo reportage schierata sul fronte serbo, l’agenzia russa Sputnik, ritiene che questa volta, ‘Vi sono le condizioni formali per procedere’. L’UE ha fornito i fondi necessari, il tribunale si trova al di fuori del Kosovo. E Belgrado, ‘Tutto è pronto e non ci resta che attendere che vengano mosse le accuse’. Per il capitolo delle responsabilità slave molto ha già fatto il tribunale internazionale dell’Aia (La Yugoslavia di Scheveningen). Ora la verifica se una giustizia giusta. Quando si deciderà le accuse o meno. Sperando che -accusa Si, accusa No- dipenda solo dalle prove raccolte sui crimini commessi.

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