martedì 16 luglio 2019

Manovre militari va e vieni, stop in Corea boom nel Mediterraneo

Meno manovre militari di fronte alla Corea del Kim, che i generali Usa ora ammettono essere costose e inutili esibizioni di muscoli.
-Costose e pericolose esibizioni di muscoli che invece continuano e crescono tra il Mar Nero e il Mediterraneo.
-Con la Sicilia come base Nato-Usa e un vecchio sottomarino nucleare britannico a minacciare il piccolo Mar Ionio

Manovre militari va e vieni,
stop in Corea boom nel Mediterraneo

COREA NO
Tra Kim e Trump non è andata bene, ma è meglio insistere. E il ministro della Difesa nazionale sudcoreana, Jeong Kyeong-doo, e il Segretario alla Difesa americana, Patrick Shanahan hanno deciso di abolire il programma di ‘addestramento campale’ basato sulle grandi esercitazioni ‘Key Resolve’ e ‘Foal Eagle’, esibizioni di forza costosissime e di molto relativa utilità. Applausi alla verità che affiora. L’esatto contrario sul fronte per noi i casa: Mar Mediterraneo.
MEDITERRANEO SI
Supporto marittimo nella base della Marina Militare di Augusta, supporto alle unità aeree dalla base aerea di Sigonella, capitale dei droni Usa, e base elicotteri di Catania Fontanarossa contigua all’aeroporto civile, sotto il controllo del NATO Maritime Air Command. Non lo sapevate? Nella esercitazione anche un sottomarino a propulsione nucleare, il HMS Ambush (S120), sommergibile della classe “Astute” della Marina britannica con due reattori nucleari Roll Royce.

Corea basta

Lo stop alle esibizioni militari Usa e sud coreane sotto il naso di Kim jong-un, e anche un bel guadagno. Porta aperta al dialogo con Pyongyang ed ‘esercitazioni di nuova concezione’. Meno spacconate badando alla sostanza. Basta “Key Resolve” e “Foal Eagle” che impegnavano per 50 giorni decine di migliaia di soldati. (Nel 2017 parteciparono 17.000 soldati statunitensi e più di 300.000 sudcoreani). Il Corpo dei marines degli Stati Uniti non invierà né truppe né equipaggiamenti per l’esercitazione congiunta annuale di sbarco a livello di reggimento. Nell’aprile 2018, nel pieno delle tensioni con il regime nordcoreano, gli Stati Uniti avevano preso parte all’esercitazione anche con la portaelicotteri da assalto anfibio da 4.500 tonnellate, Wasp, sei caccia F-35 e altri assetti.

Finalmente la verità dei soldi

Stati Uniti modello Trump, tasso medio annuo di incremento della spesa per la difesa al 7,5% per i prossimi cinque anni. Un bel balzo rispetto alla media annuale del 4,9 % nell’ultimo decennio. Ora, dove si può si taglia. “Il ministero ha ragionevolmente riadattato i costi di gestione delle forze ridisegnando la struttura di gestione del personale e migliorando l’efficienza operativa”, ha spiegato un portavoce del ministero. Il costo della ‘gestione delle forze’ (paragonabile alle voci Personale ed Esercizio nel Bilancio Difesa italiano) è il 67,1% della spesa militare e negli Usa prevedono di ridurlo al 63,5% nel 2023. Il costo del potenziamento delle capacità di difesa (Investimenti) rappresenta il 32,9% del budget del 2019 e verrà aumentata al 36,5% nel 2023. Nano Italia (https://www.analisidifesa.it/2019/02/il-bilancio-difesa-2019/), 21432 milioni del bilancio difesa 2019, il Personale continua ad assorbire quasi i 3/4, sfiorando nuovi record assoluti. Ma non è questo oggi l’argomento.

HMS Ambush (S120) nucleare britannico

Mediterraneo cosa e perché?

Troppa Russia nelle basi siriane e troppe amicizie libiche e il Mediterraneo non è solo imbarcazioni di migranti. La Nato verso il Mar Nero, per addestrare le unità alla guerra sottomarina e di superficie per scoraggiare l’attività militare russa nell’area mediterranea. Navi un po’ di tutti i Paesi di più recente affiliazione, per vedere cosa sanno fare. Esercitazione ovviamente e sempre ‘difensiva’, secondo il contrammiraglio Lennon, comandante della flotta sottomarini Nato, preoccupato dalla “crescente attività della Russia nelle acque del Mediterraneo”. Nella prospettiva del ritiro delle due superpotenze dal Trattato INF nucleare la cosa non rassicura soprattutto in Sicilia, dove la presenza militare sia navale che aerea Usa è molto evidente.

Sicilia americana

A far paura nella nuova ‘guerra fredda’ che tutti negano e che tutti si attrezzano a fare di più e meglio, quando si parla dell’utilizzo chirurgico di ‘miniatomiche’, o, in Sicilia, dell’istallazione a Sigonella di ‘sistemi antimissile utilizzabili per attacchi preventivi’. La Sicilia nodo strategico nei piani di espansione statunitense nell’area mediterranea e dell’est Europa, l’ipotesi che lancia su Sputnik, agenzia stampa russa ovviamente schierata, l’italiana Clara Statello. Dalla Sicilia possono essere condotte operazioni militari, non solo di difesa ma anche di attacco, e questo -il timore denuncia- «fa dell’isola un obiettivo strategico di una eventuale rappresaglia, durante una guerra di posizione in cui a rischiare sono solo i cittadini siciliani». Seguono numerose preoccupate prese di posizione di cittadini e intellettuali siciliani ed esperti di cose militari contro, alcuni dei quali denunciano la sperimentazione di nuovi sistemi d’arma e sopratutto del rischio atomico di quel vecchio sottomarino nucleare britannico nel Mar Ionio. Basta ‘Dynamic Manta’, la richiesta senza grandi possibilità di ascolto.

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