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mercoledì 13 Novembre 2019

Algeria, paese in piazza e spettatori interessati, l’analisi di Declich

Algeria. Le piazze algerine sono in ebollizione da settimane, la protesta contro il quinto mandato per l’eterno presidente Bouteflika monta di giorno in giorno in vista delle elezioni di aprile. Si tratta in realtà solo della goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per capire cosa sta succedendo Remocontro ne ha parlato con Lorenzo Declich, esperto di mondo islamico contemporaneo.

L’eterno Presidente

Algeria. Le piazze algerine sono in ebollizione da settimane, la protesta contro il quinto mandato per l’eterno presidente Bouteflika monta di giorno in giorno in vista delle elezioni di aprile. In realtà, è stata solo della goccia che ha fatto traboccare il vaso e che si inserisce in un contesto di corruzione generalizzata del regime e di crisi economica. Lo scenario è dunque simile a quello che portò alle cosiddette “primavere arabe” anche se fino ad ora non si sono registrati avvenimenti particolarmente cruenti. Per capire cosa sta succedendo ne abbiamo parlato con Lorenzo Declich, esperto di mondo islamico contemporaneo. Autore di saggi tra i quali Islam in 20 parole (Laterza, 2016), Giulio Regeni, le verità ignorate (Alegre, 2016) e Siria, la rivoluzione rimossa (Alegre, 2017).

D. Partiamo dall’ultimo episodio in ordine di tempo della crisi algerina, la lettera che Abdelaziz Bouteflika avrebbe indirizzato al popolo algerino.

R. Il tre marzo la televisione di Stato legge una lettera, che dicono sia stata mandata da Bouteflika alla popolazione algerina che manifesta ormai da settimane. Nella comunicazione si afferma che se verrà eletto, il suo mandato ad un certo punto si interromperà e che verrà indetta una conferenza nazionale su riforme dal carattere molto generico. Si tratta di una notizia che in un altro paese potrebbe avere un qualche aspetto di normalità se non per il fatto che Boutlefika è in una condizione di malattia terminale, probabilmente incapace di scrivere o solo di prendere una penna in mano. Questa situazione si protrae dal mandato precedente quello del 2014 quando fu eletto per la quarta volta ed ebbe l’ictus che lo costrinse sulla sedia a rotelle.

Rielezione a ‘scadenza programmata’

In significato di questa mossa?

E’ molto emblematica questa vicenda della lettera perché dà la misura di quanto il potere algerino sia vuoto, alla presidenza c’è una persona che è nei fatti assente o che viene evidentemente manovrata. Così la rabbia degli algerini, che monta da anni, a questo punto si è tradotta, per il momento, in ironia condita da battute velenose.

Contemporaneamente però la gente è scesa in strada

Prima del 3 marzo in Algeria si sono svolte diverse manifestazioni, il 22 febbraio e poi l’1, quando sono scese in piazza almeno un milione di persone in tutto il paese. E’ chiaro che questo tipo di esternazioni, la pseudo lettera ultima, non fa altro che esacerbare gli animi in vista della grande mobilitazione dell’8 quando gli organizzatori si aspettano milioni di cittadini nelle strade. Già la situazione del quarto mandato somigliava ad una farsa alla quale si aggiunge quella attuale, ciò offende gli algerini che sono una popolazione altamente istruita che ha una sua forza, una tradizione politica dovuta alla lotta per l’indipendenza.

Opposizione quale?

Chi è che la protesta?

I settori dai quali parte la protesta sono diversi, dalle popolazioni berbere tradizionalmente in conflitto con il potere centrale, a categorie intellettuali come gli avvocati o gli studenti che hanno fatto a loro volta una grandissima manifestazione. C’è poi tutta la questione femminile e anche gruppi e associazioni che nell’Algeria dell’indipendenza hanno acquisito una loro legittimità ma che ora hanno smesso di appoggiarsi al regime e si sono rivoltate.

L’opposizione politica?

Ci sono molti esempi di organizzazioni importanti che hanno deciso di schierarsi con i manifestanti, partiti come quello che potremmo definire di centrosinistra che ha ritirato i propri deputati dal Parlamento. A questo bisogna aggiungere che la popolazione algerina è in gran parte giovane e che è quella che ha minori garanzie sociali, un po’ lo scenario delle cosiddette “primavere arabe” con in più il fatto che dopo anni e anni la crisi economica si è incancrenita.

Militari e colpi di Stato

Il ruolo dei militari?

Sono di fatto i militari a governare l’Algeria, il lascito della guerra civile, oltre alla scia di sangue, è stato quello di un apparato di sicurezza pletorico, concentrato sull’antiterrorismo con metodologie violente e sofisticate nello stesso tempo.

Sbocco di tipo egiziano o peggio siriano?

Il rischio di una degenerazione violenta è strutturale nel senso che anche se i manifestanti fossero i più pacifici possibile c’è sempre il rischio di provocazioni. Se si accendesse il fuoco della protesta e della repressione, non sappiamo dove si potrebbe arrivare. Fino ad ora questo rischio non si è manifestato, in alcune occasioni i manifestanti hanno fatto addirittura da scudo ai poliziotti nel tentativo di coinvolgerli nella protesta contro Bouteflika.

Francia e Italia spettatori interessati

Alla fine quale scenario possibile?

Quello che non soddisferebbe gli algerini è una situazione di maquillage nella quale Boutlefika muore o esce di scena in qualche modo e altri esponenti della sua cerchia escono allo scoperto. La questione si gioca proprio su questo.

La comunità internazionale apparentemente alla finestra anche se paesi come Italia e Francia dovrebbero avere un’attenzione particolare verso l’Algeria

Ci sono grandi aziende come l’Eni che hanno grandi interessi in Algeria, quindi l’atteggiamento italiano presumibilmente sarà quello di appoggiare qualsiasi soluzione che appaia stabile e magari chiudere gli occhi di fronte a possibili epurazioni. La stessa cosa vale per la Francia che ha un legame non solo economico ma anche storico. I franco-algerini sono milioni con una forza non solo elettorale ma anche di piazza che spinge per un cambiamento significativo. Diciamo dunque che tutti agiscono per il male minore che possa però  garantire i propri interessi. Un’attesa che però potrebbe tradursi in una delusione per gli algerini.

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