Riscaldamento globale e destra Ue: «c’è», «non c’è», «è comunista»
A Parigi nel 2015, obiettivo dell’Unione europa, diminuire del 40 per cento le sue emissioni entro il 2030. Accelerare la transizione alle energie rinnovabili per tagliare i consumi di combustibili fossili come petrolio, gas e peggio di tutto, carbone. Indirizzi politici generali con decisioni che dipendono in parte dai singoli paesi, e molto dall’Unione europea nel suo insieme. E anche dal Parlamento europeo, per cui voteremo a maggio.
E dall’inchiesta di ‘Europe’s far right research network’, scopriamo che i partiti della destra radicale sono il problema in casa. Ultranazionalisti, antieuropeisti, antimmigrati, un po’ antisistema hanno ottenuto forti rappresentanze nei parlamenti nazionali e in alcuni casi sono al governo, come in Ungheria, in Austria, in Polonia e in Italia. Nell’ultima legislatura Ue, i ventuno partiti della destra radicale avevano insieme quasi il 15 per cento dei seggi, la quota più alta degli ultimi trent’anni. Quota destinata, sondaggi facili e convergenti, a crescere
Questi partiti si sono per lo più opposti alle politiche per contrastare il cambiamento climatico ma con variazioni nazionale e di argomenti. Ci sono i “negazionisti” assoluti che mettono in dubbio la responsabilità umana sul riscaldamento globale. E ci sono partiti dichiaratamente di estrema destra che sostengono la necessità di favorire la transizione energetica. Altri che evitano letteralmente il problema o senza prendere posizioni chiare. Lo si scopre leggendo la ricerca dell’istituto berlinese Adelphi.
È “negazionista” il Freiheitliche partei österreichs (Partito austriaco della libertà, Fpö), dell’estrema destra nazionalista austriaca, che fa parte della coalizione di governo a Vienna: nei suoi documenti si legge che il cambiamento climatico è “propaganda”. Nel parlamento austriaco l’Fpö ha votato contro la ratifica degli accordi di Parigi sul clima. Sostiene che misure come la carbon tax avranno l’effetto di deindustrializzare l’Austria e tutta l’Europa. E sostiene che “il cambiamento del clima non deve diventare una giustificazione per concedere asilo, o l’Austria rischia di essere sommersa da milioni di rifugiati ambientali”.
Secondo Marine Le Pen la lotta ai cambiamenti climatici è “un complotto comunista”. Il Front national sostiene che la Convenzione delle Nazioni Unite sul clima (Unfccc), è “un complotto comunista” per limitare l’economia francese, anche se poi appoggia l’uso di energie rinnovabili generate in Francia per “diminuire la dipendenza dai paesi arabi del Golfo che insieme al petrolio ci mandano la loro ideologia”.
Anche la tedesca Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania, Afd), antieuropeista ed estrema destra, “l’anidride carbonica non è una sostanza inquinante” e il cambiamento climatico è un’invenzione. Le posizioni dell’Europäisches Institut für Klima und Energie che attacca in modo sistematico la scienza del clima.
L’Afd e l’Fpö hanno riferimenti comuni. Istituti di ricerca, l’austriaco Hayek institut e la tedesca Hayek Gesellschaft, affiliati all’Austrian economic centre, istituto privato che a sua volta mantiene stretti legami con alcune fondazioni della destra ultraconservatrice statunitense. Tra questi l’Heartland institute, un think-tank che negli Stati Uniti ha fatto lobby a difesa dell’industria del tabacco e per dimostrare che non esiste un’impronta umana nel cambiamento climatico.
L’Heartland institute è finanziato dalle compagnie petrolifere Koch Industries ed ExxonMobil, e fa parte dell’Atlas network, una rete di fondazioni e istituti liberisti americani in cui troviamo anche il ‘Comitato per un domani costruttivo’, Cfact, tra i suoi finanziatori ha di nuovo la Koch Foundation, la ExxonMobile, la Chevron, e la Chrysler. Strano? L’estrema destra austriaca e quella tedesca hanno stretti legami con alcune tra le più note fondazioni dell’estrema destra americana, tutte finanziate dall’industria petrolifera, protagoniste di un’aggressiva azione di lobby contro le politiche sul clima.
Non tutti i partiti della destra europea però si oppongono alle politiche sul clima mettendone in dubbio la validità scientifica e parlano di soldi.
In Italia, la Lega di Salvini parla nel suo programma di transizione energetica e di economia sostenibile, ma finora ha contrastato le misure concrete sul cambiamento climatico. Al parlamento europeo ha votato contro tutte le proposte di politica energetica e sul clima, salvo una direttiva sul risparmio energetico nell’edilizia. Nel parlamento italiano la Lega si è astenuta dal ratificare gli accordi di Parigi, “perché l’accordo raggiunto è un compromesso al ribasso … che permette alle aziende cinesi e dei paesi in via di sviluppo di fare concorrenza sleale alle imprese italiane in regola con produzioni rispettose dell’ambiente”, spiegava il deputato della Lega Gianluca Pini nel 2016.
Nell’aprile del 2009 il senato aveva approvato la mozione di un folto gruppo di esponenti di Forza Italia che affermava l’incertezza scientifica e chiedeva di revocare gli accordi europei allora in vigore sul clima: ma accadeva dieci anni fa e la cosa è rimasta senza seguito.
L’opposizione alle energie rinnovabili nel nostro paese non ha avuto bisogno di negare la scienza: “Il diktat di fermare a ogni costo le rinnovabili in Italia, cosa che è di fatto accaduta, è venuto dal settore del gas e sembra che sia ancora in vigore”, osserva Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia.
Di fatto che la questione del clima non è una priorità per la Lega salvo quando il vicepremierSalvini scriveva su Twitter (24 marzo 2018), che “non si può usare un argomento serio come il clima per legittimare l’immigrazione illegale”, in sintonia con il negazionismo dell’Fpö.
Tra gli ‘opposti estremismi.
– Uno dei più forti partiti della destra antieuropea, il danese Dansk folkeparti (Partito popolare, Df), nel suo programma non parla del cambiamento climatico ma nei suoi comunicati nega che si possa attribuire con certezza alle attività umane.
– L’olandese Partij voor de vrijheid, (Partito della libertà, Pvv), noto per le posizioni fortemente antimusulmane e xenofobe del suo leader Geert Wilders, sostiene che non ci sono prove che il cambiamento del clima sia provocato dalle attività umane.
– Il belga Vlaams belang (Interesse fiammingo, Vb), ultranazionalista e spesso apertamente razzista e antisemita, del clima non parla affatto.
-La greca Alba dorata, famosa per i suoi raid violenti contro gli immigrati stranieri, non parla di clima ma vuole aprire pozzi petroliferi in Grecia in nome del “nazionalismo energetico”.
Forse, più che alle dichiarazioni di principio, bisogna guardare come hanno votato i ventuno partiti della destra radicale rappresentati nel parlamento europeo durante l’ultima legislatura.
Per lo più si sono opposti alle misure di politica energetica che potrebbero favorire la transizione alle energie rinnovabili. Hanno votato contro la ratifica degli accordi di Parigi sul clima (anche se non in modo compatto: otto si sono espressi a favore). Tutti hanno votato contro la direttiva sull’efficenza energetica, con la sola eccezione dell’ungherese Fidesz. Sintesi oggettiva, la destra non è amica del clima.
Questo articolo di Marina Forti nasce dal lavoro comune di un gruppo di giornali europei, Europe’s far right research network, in vista delle elezioni europee del 2019. Ne fanno parte, oltre a Internazionale, Falter (Austria), Gazeta Wyborcza (Polonia), Hvg (Ungheria), Libeŕation (Francia) e Die Tageszeitung (Germania).
https://www.internazionale.it/reportage/marina-forti/2019/03/07/destra-europa-riscaldamento-globale