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giovedì 14 20 Novembre19

Guaidó, chi lo vorrebbe martire chi preferisce un signor Nessuno

Nessuno tocchi il cittadino Guaidó. «È solo indagato», e in Venezuela vince la linea morbida. Evitare l’effetto «martire» su cui contava in vice di Trump Pence, con le sue minacce.
-Mosca intanto si prende una buona parte del petrolio venezuelano

Nessuno tocchi Guaidó
il Nessuno mai martire

Guaidó chi? Chi vorrebbe il martire, chi preferisce il signor Nessuno
Sul Venezuela la stampa internazionale (e anche italiana) è avvelenata. Regressione alla tifoseria, come ai tempi dell’Unione sovietica e della guerra fredda, quando alle olimpiadi la scritta CCCP sulle tute degli atleti dell’URSS in caratteri cirillici, diventava per noi ragazzini, Col Cavolo Che Perdo. Ora perde il giornalismo, almeno sul fronte venezuelano, loro e noi lettori, costretti a cercare di capire leggendo ciò che testimoniano altri.

Il ritorno di Guaidò, trionfo o flop?

Guaidò rientra in Patria, campo televisivo stretto, folla non da stadio. L’autoproclamato presidente a riconoscimento Usa ha il favore della grande stampa internazionale, ma non sembra l’idolo popolare di cui qualcuno narra, che fa muovere folle nel suo paese. Ad accoglierlo all’aeroporto di Caracas dal suo incontro con l’invelenito Pence, più ambasciatori che guardie di frontiera. Ad evitare un rischio vero per l’oppositore o a ‘montare panna’?

Partita a scacchi

Ogni sospetto è legittimo, da una parte o dall’altra. Qualcuno definisce quella in corso in Venezuela, una partita a scacchi tra Juan Guaidó, auto presidente e Nicolás Maduro, presidente eletto a spinta, ma, per la gran parte dei media internazionali e politici occidentali, un ‘dittatore’ senza sconti. Guaidò ritorna e forse si aspettava di essere respinto o arrestato. Qualcuno certamente lo sperava, alla ricerca del martire utile e della scusa di un intervento militare per liberarlo.

Venezuela, circo e pagliaccio

A Guaidò non è accaduto nulla, nonostante il divieto all’espatrio violato. Micidiale il ministro della Cultura Ernesto Villegas, «Il Venezuela lotta con il proprietario del circo, non con i suoi pagliacci». Stati Uniti il nemico vero, e niente martiri o eroi inventati, è la filosofia governativa che intanto sventola l’immutato sostegno delle forze armate nonostante gli appelli insistiti di Guaidò alla diserzione: 116, su circa 230mila, i militari che hanno al momento disertato.

‘Davanti a Guaidó c’è Trump’

L’inedita strategia di Trump sempre per il ministro della Cultura del governo bolivariano Ernesto Villegas. Uomo chiaramente di parte che però pone alcune domande chiave difficilmente contestabili. Chi è questo giovanotto di 35 anni che è comparso dal nulla e che si è autoproclamato presidente? Nessuno lo conosce. Nessuno sa cosa pensa. Nessuno gli ha chiesto le sue opinioni sulle questioni fondamentali per ogni candidato alla presidenza di qualsiasi paese  al mondo.

«Davanti» al golpe, non dietro»

Lettura del cancelliere Jorge Arreaza certamente originale: «La prima volta che gli Stati uniti non sono dietro un colpo di stato, ma davanti». Maduro despota indiscutibile, e ora la sua spezzettata opposizione interna ha la voce americana di Pence, Pompeo, Bolton, destra a destra di Trump. Decisioni strategiche sul Venezuela, la sua politica e il suo petrolio che cambiano interlocutori e voci di opposizione in casa, ma ormai è la nuova partita Usa sul ‘giardino di casa’.

Maduro difficile da assolvere

Ernesto Villegas Poljak, prova a giustificare il governo parlando con Paolo Moiola, Manifesto. Errori compiuti dal governo Maduro? «Sicuramente molti, come fanno errori tutti i governi del mondo, incluso il Vaticano». La ‘benedizione maledetta’ del petrolio, vicino di casa il principale esportatore di cocaina nel mondo, la Colombia, e un sistema economico segnato dalle debolezze e di ‘un’economia capitalistica periferica, di rendita, importatrice e dipendente’.

Il Venezuela è alla fame?

«La guerra che Washington e i suoi alleati hanno dichiarato all’economia venezuelana è ora completamente aperta. Tuttavia, anche in una situazione così difficile, nessuna università, nessuna scuola, nessun centro sanitario è stato chiuso, né i lavoratori hanno smesso di percepire i loro stipendi. Il governo ha fatto arrivare milioni di famiglie prodotti alimentari di base che finora hanno sconfitto il tentativo di piegare per fame la popolazione». Cronaca e dubbi.

Aiuti umanitari vietati perché?

«Chiunque desideri inviare ciò che viene definito «aiuto umanitario» può farlo, secondo i protocolli internazionali e le leggi nazionali, i controlli legali, doganali e sanitari. Certamente, prima di ricevere donazioni, il Venezuela preferisce acquistare medicine o cibo all’estero, come fatto ad esempio con la Russia. Questione di dignità e sovranità». La ritorsione sulle bugie Usa, le armi di distruzione di massa inesistenti dell’Iraq e il milione di morti che ne è seguito.

Come evitare una guerra civile

Teme un intervento militare, un’invasione del paese? «Risposta già l’hanno data Trump e il fantoccio Guaidó, con “tutte le opzioni, inclusa quella militare”. Una minaccia è già atto di violenza. Se questi signori decidessero di intraprendere l’avventura dell’invasione, non sarebbe una passeggiata. Si realizzerebbe la previsione di Che Guevara di “uno, due o tre Vietnam” in America Latina. Come si dice, non è lo stesso invocare il demonio e il vederlo arrivare».

Petrolio e risorse, Caracas a Mosca

Rosneft, la compagnia petrolifera russa controlla già il 20% dei giacimenti venezuelani, le più grandi riserve di petrolio del mondo per 300 miliardi di dollari. A gennaio Washington impone sanzioni: niente soldi dagli Usa dove viene venduta la maggior parte del petrolio venezuelano. Crollo dell’esportazione di greggio, da 1,66 milioni di barili giorno ai 920 mila. La scorsa settimana l’ufficio estero della Venezuelana Pdvsa, si è trasferito da Lisbona a Mosca.

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