giovedì 23 maggio 2019

Strage del Cermis, 20 anni fa beffa dell’ingiustizia militare Usa e Nato

Vergogna americana in divisa, impunità ed arroganza con le stellette. 4 marzo 1999, la corte marziale di Camp Lejeune, North Carolina, Stati uniti, dichiara il capitano Ashby non colpevole per la strage del Cermis lasciando le sue 20 vittime senza un responsabile riconosciuto

4 marzo 1999, degli omuncoli in divisa
assolvono l’aviatore bullo e assassino

Strage del Cermis, 20 anni fa beffa dell’ingiustizia militare Usa e Nato
Titolo decisamente livoroso col solo dispiacere di non avere i nomi dei componente della corte marziale Usa per citarli alla vergogna del mondo, per quelli che venti anni dopo non sono ancora finiti all’inferno. Sul pilota assassino, quasi inutile aggettivare. Ma riepiloghiamo i fatti per chi non ricorda.

La strage del Cermis

Il 3 febbraio 1998, un aereo militare statunitense Grumman EA-6B Prowler dei Marine Corps, volando a una quota inferiore a quanto concesso e in violazione dei regolamenti, trancia il cavo della funivia del Cermis, facendo precipitare la cabina e provocando la morte dei venti occupanti.
Accade vicino a Cavalese, in Val di Fiemme, per permettere ai piloti Usa di “riprendere filmati del panorama”. Joseph Schweitzer, uno dei due piloti coinvolti, nel 2012 confessa di aver distrutto, al suo ritorno alla base, il nastro video che avrebbe svelato la verità nascosta sull’incidente.
Il capitano Richard J. Ashby, pilota, e il suo navigatore sono sottoposti a processo negli Stati Uniti, omicidio preterintenzionale e omicidio colposo, ma poi assolti. Solo in appello sono riconosciuti colpevoli di ostruzione alla giustizia per aver distrutto il nastro video registrato sull’aereo e congedati con disonore dal corpo dei Marines. Ma il disonore non era solo il loro.

Per 20 morti 19 settimane di carcere

Il pilota assassino ha scontato 19 settimane di carcere per aver ucciso 20 persone. Il marine che li consigliò di bruciare le prove videoregistrate fu promosso colonnello. Dunque, la corte marziale di Camp Lejeune, negli Stati uniti, dichiara il capitano  Richard Ashby, il pilota dei marines che era alla guida del jet che tranciò i cavi della funivia, “non colpevole per la strage del Cermis”. Sentenza non appellabile -altra vergogna del codice militare Usa- e le motivazioni non sono state rese note. La lettura del verdetto viene salutata da un urlo di gioia dei parenti dei marines indagati.
Per Richard Ashby, il 3 febbraio 1998 era l’ultima missione tra le Alpi prima di fare i bagagli e tornare negli Stati Uniti. A bordo del jet sono in quattro, veterani ed esperti. Filmano le montagne più belle del mondo per portarsi a casa un souvenir da mostrare alle famiglie e agli amici e vanno sempre più in basso e sempre più veloci. All’improvviso davanti si materializza un punto giallo, la cabina di una funivia. Un botto, emergenza per l’aereo che però salva la vita ai colpevoli, mentre non c’è pietà per le venti persone gioiose su quella funivia.

Da Aviano prima delle
bombe sulla Jugoslavia

Regola severe per gli aviatori americani ritornati ad Aviano per far paura a Milosevic. Quando le rispettano. Loro, i marines su un Grumman EA-6B Prowler, ‘Predatore’, un vecchio bestione in servizio da oltre trent’anni, ma che ti riporta sempre indietro, persino un’ala scassato dopo aver tranciato i cavi di una funivia. La missione del 2 febbraio 1998 per il capitano Richard Ashby era semplice addestramento quasi turistica per equipaggio a passeggeri: Dolomiti, Brunico, Ponte di Legno, Lago di Garda, Marmolada. Troppi su quel cielo, con la tempesta balcanica che qualcuno già stava programmando per l’anno dopo. Divieto di abbassarsi sotto i 600 metri. Base americana ma il cielo è italiano e tocca/toccherebbe a noi autorizzare l’uso dello spazio aereo e stabilire le regole. In realtà gli stormi Usa hanno continuato a seguire le loro procedure, a farsi i fatti loro, senza mai venire fermati.

Alle 14.36 il decollo

Il Grumman scompare subito dai radar tra le montagne. Punta su Ampezzo, poi devia su Brunico e sorvola le Tre Cime di Lavaredo. Nuova virata, sud, fino a Ponte di Legno oltre l’Adamello. «Toccano più volte i mille chilometri all’ora, sforando i limiti di 100- 150 chilometri. Soprattutto infrangono la quota minima e scendono a soli cento metri dalle case», scrive Gianluca Di Feo su Repubblica. A terra, in Val di Fiemme, sono in migliaia a godersi le piste dell’Alpe Cermis che raggiungi con due tratti di funivia. Il primo tratto parte da Cavalese: millecinquecento metri sospesi nel vuoto, anche a 180 metri d’altezza. Venti in allegria su quella cabina che ti porta sopra la Val di Fiemme, per un rombo forte, troppo forte, troppo vicino.

Predatore di vite innocenti

«Il Predatore doveva restare sopra la valle invece c’è entrato dentro. Doveva restare più in alto di trecento metri, invece si abbassa sotto i 150 metri. E corre troppo, è a mille chilometri all’ora. A quella velocità la funivia è invisibile e la cabina un punto giallo, che si materializza all’improvviso. La fune colpita cede. La caduta della cabina per 111 metri prima dello schianto che stronca vite e lacera corpi. L’aereo assassino invece è soltanto ferito. Tempo mezz’ora ed è già occultamento militare. La procura di Trento vuole sequestrare l’aereo ma il Predatore è ‘segreto militare’. Il Trattato Nato di Londra, 1951, in gran parte segreto, ha un punto noto: la competenza in questo caso è americana. Dal Quirinale Oscar Luigi Scalfaro e il premier Romano Prodi arrabbiati, spingono con Bill Clinton. La guerra alla Jugoslavia che gli americani avevano già programmato facendo finta di trattare li costringe a qualche concessione italiane per l’uso delle basi. Il Pentagono promette raffiche di incriminazioni e severità, ma saranno sempre e solo gli Usa a giudicare militari Usa.

I segreti inconfessabili

All’indomani della strage, il colonnello Stephen Watters ordina ai piloti del suo stormo di far sparire tutti i video girati un anno prima durante la sua permanenza ad Aviano. Si filmavano mentre sfrecciavano tra le Alpi ben sotto la quota minima. Anche l’equipaggio del massacro stava girando un video? Equipaggio complice, il passeggero Seagraves no: “I due davanti hanno girato un video. Non posso dire se lo facevano anche al momento dell’impatto, da dietro non si vedeva. Hanno sostituito il nastro prima di uscire dall’aereo”. Dov’è finita la registrazione? “Ho consigliato ad Ashby di liberarsene”, ammette il comandante. Rivelazione devastante sul comportamento delle forze armate americane, più da mafiosi e che da militari. «Cow boy killer, che hanno ucciso venti persone per filmare acrobazie mozzafiato tra le Dolomiti”, dirà un anno dopo il navigatore Schweitzer».

La corte del disonore

L’inchiesta principale dei Marines si chiude il 30 giugno 1998. Le accuse possono valere due secoli di carcere. La ricostruzione è severa, senza se e senza ma. Quei venti morti sono colpa loro, perché hanno manovrato “in modo aggressivo”, superando i limiti di quota e velocità più volte e altro ancora. Per abbreviare una storia complessa e dolosa, verso l’offesa finale. Il primo processo dal 7 dicembre 1998 a Camp Lejeune, Carolina del Nord. Ma il 3 marzo 1999, dopo sette ore e mezzo di camera di consiglio, arriva il verdetto di assoluzione. Clamoroso e inappellabile e vergognoso e disonorevole per tutte le forse armate statunitensi. Non ci sono motivazioni: la strage diventa un incidente, la morte di venti persone si trasforma in una ‘pura casualità nella routine aviatoria’, commenta Di Feo.

Mafiosità di appartenenza

Tutti militari: giudici, giurati, periti, avvocati, procuratori, testimoni. L’onore che diventa mafiosità di appartenenza. Due settimane dopo il verdetto, il 24 marzo 1999 [tra qualche giorno i 20 anni] iniziano i bombardamenti Nato sulla Jugoslavia per il Kosovo, bombe che tornano a cadere sull’Europa dalla seconda guerra mondiale, e per 78 giorni ininterrotti. Vergogna Cermis accantonata per vergogna maggiore in corso. Il secondo processo al pilota Ashby a maggio 1999, a bombe intensive sulla Serbia del cattivisimo Milosevic. Il 10 maggio 1999 Ashby viene condannato a sei mesi di prigione ed espulso dai Marines, ma in cella ci rimane solo 19 settimane per buona condotta. «Da allora non ci sono state modifiche ai trattati Nato, né ai regolamenti sulle basi Usa in Italia -sempre De Feo- Una questione che si è poi riproposta nelle indagini sul sequestro di Abu Omar e sull’uccisione di Nicola Calipari».

 

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