domenica 24 marzo 2019

Artide, orso russo, orso bianco

L’arcipelago più a nord al mondo. 192 isole di origine vulcanica a soli 900 km dal Polo Nord. La sua posizione strategica ne fa la chiave del passaggio a Nord-Est, per questo fin dai primi anni del periodo sovietico si è tentato di popolare queste terre anche se le condizioni di vita qui sono più adatte agli orsi che all’uomo

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Scelta giornalistica di Remocontro inconsueta rispetto ai temi solitamente trattati, che si giustifica per la eccezionale foto di copertina, e per le questioni strategiche che in quell’area si muovono, anche se noi oggi -prendendo spunto dall’agenzia di stampa russa Sputnik- ci accontentiamo della parte esplorativa naturalistica, convinti che la parte strategica sui collegamenti marittimi e parte militare, possiate facilmente valutare da soli e su cui comunque torneremo.

L’orso curioso dell’isola di Hooker

La Terra di Francesco Giuseppe che è russa ma è regno dell’orso
192 isole per 16mila kilometri quadrati, che è più o meno il territorio delle Calabria. Soltanto che lì, a soli 900 chilometri del Polo Nord, almeno l’80% del territorio è ricoperto dai ghiacciai anche in estate. In inverno ovviamente la banchisa polare avvolge tutto, ma qualcuno insiste ad abitarci. Basi militari, amministrazione del parco naturale, stazioni meteo, ma nessun residente vero e proprio. E gli addetti nei vari incarichi operano a rotazione.

E pensare che la corrente del golfo che arriva dal Messico, riscalda un po’ quel mare di ghiaccio. Con questi risultati relativi. La temperatura medie di gennaio è -24 gradi, il ché viene giudicato ottimo, visto che le minime assolute possono toccare i -50°, e che -dicono- non è nulla di straordinario per la Russia. Peggio i venti che possono arrivare a 40, 50 metri al secondo, fortissimi.
Ma poi viene l’estate. Qualche volta accade di qualche grado sopra lo zero, ma è accezione assoluta. Per fortuna, l’inclinazione dell’asse terrestre permette al sole di non tramontare mai durante la bella stagione e, al contrario, di non sorgere mai durante tutto inverno. Fuori, orsi permettendo, sul poco terremo sgombro di neve nella relativa estate, solo muschi, licheni e qualche audace fiore selvatico.

Il Leonardo da Vinci russo

Michail Lomonosov, grande scienziato e linguista che per il contribuito alla cultura e sviluppo del suo Paese viene considerato il Leonardo Da Vinci russo, è lo scopritore teorico del passaggio a Nord-Est per le Indie’, ed accade nel 1763. Un Cristoforo Colombo artico. Le prime vere esplorazioni russe su queste isole iniziarono però solo il secolo dopo. Ma a dare il nome all’arcipelago furono gli esploratori polari austriaci Payer e Weyprecht che nel 1873, scoprirono l’arcipelago e gli diedero il nome dell’allora imperatore austroungarico. La spedizione fu travagliata e riuscirono a tornare solo l’anno ancora successivo dopo vari decessi tra l’equipaggio per scorbuto e stenti.

1929 i primi uomini tra gli orsi

Nel 1916 la Russia dichiara proprie queste isole ma solo nell’estate del 1929 l’inaugurazione della prima stazione meteo permanente. L’arcipelago, una posizione strategica di vitale importanza. Durante l’intero periodo sovietico si cercò quindi di rafforzare la posizione con basi militari, stazioni radio e meteo ma le condizioni, per la tecnologia di quel tempo, erano durissime. Le basi venivano presidiate sopratutto nel periodo estivo e quasi sguarnite in quello invernale. Recentemente si sono scoperti i resti di una base tedesca della Seconda Guerra Mondiale. Anche i nazisti, consapevoli dell’importanza strategica della posizione, avevano installato una piccola base. Su di un’isola poco distante, praticamente sotto il naso delle postazioni sovietiche.


Terra di Francesco Giuseppe dopo L’URSS

Con la fine dell’URSS tutti i progetti di sviluppo e consolidamento vennero abbandonati. Assieme a decine di migliaia di barili di latta semivuoti di gasolio e tonnellate di detriti, immondizia, metallo e scorie varie. I progetti del nuovo secolo per queste isole sono dovuti ripartire prima di tutto da una gigantesca pulizia generale, arrivare con le rompighiaccio e riportarli sul continente. Ancora oggi il lavoro non è del tutto compiuto anche se, sicuramente, il progresso fatto è stato evidente. I piani per queste isole sono composti da tre linee di sviluppo: il consolidamento della posizione difensiva, la salvaguardia del sistema ecologico e lo sfruttamento anche per finalità turistiche anche se, ovviamente, di nicchia.

Base militare

La base militare russa sull’isola di Aleksander è una struttura di ultima generazione dotata di tutte le moderne tecnologie, la pista dell’aeroporto funziona correttamente e accoglie aeromobili di grande stazza che fanno la spola almeno una volta al mese, mentre i rompighiaccio, nella ‘stagione buona’, riforniscono regolarmente di mezzi tecnici pesanti. Dal 2015 l’intero arcipelago fa parte del Parco Nazionale ‘Russkaya Arktika’ che dal 2009 comprendeva già la punta nord della Novaya Zemlya e tutte le acque tra le due zone sono ricomprese nella zona protetta facendo della Russkaya Arktika di fatto una delle riserve più grandi al mondo.

La Terra di Francesco Giuseppe che è russa ma è regno dell'orso

Parco nazionale ‘Russkaya Arktika’

Il turismo è la linea di sviluppo ancora meno realizzata. Rispetto a quanto fatto dalla Norvegia con le vicine Svalbard, che in estate sono addirittura tappa per le grandi navi da crociera turistica, qui -scrive Sputnik, “siamo parecchio indietro”. D’altra parte anche in un ipotetico futuro il progetto di un turismo di massa sarebbe comunque difficilmente compatibile con il progetto della difesa dell’ecosistema che già ha i suoi problemi di convivenza con la base militare. L’habitat dell’orso polare è difficilissimo da conciliare con quello dell’uomo e gli equilibri tra le due specie sono delicatissimi. Noi, microbi Remocontro, stiamo dalla parte dell’orso.

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