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sabato 7 Dicembre 2019

In Polonia campi di lavoro lager per manodopera ucraina

Guadagnano un salario misero, da cui vengono detratti i soldi per il mangiare e il posto-branda, non possono abbandonare il pensionato dove sono stati stipati, gli operai sono costretti a indossare divise con i colori nazionali del Tridente per riconoscerli dagli autoctoni

Si scrive lager si legge lagher

In Polonia campi di lavoro lager per ucraini
‘Campi di concentramento per gli operai ucraini in Polonia’, li definisce indignato Yurii Colombo sul Manifesto. Lui vive e Mosca e forse non sa, o gli sfugge per carità di patria, come noi italiani trattiamo immigrati e clandestini impiegati nell’agricoltura stagionale in certe zone del Paese. Comunque sia, anche in Polonia, è cosa da vergogna. E accade a Cracovia, questo il racconto di oggi, che è la città di Papa Woytjla, dove ci sono più chiese, sacerdoti e monache per metro quadrato che, probabilmente, in qualsiasi altra città al mondo. E nel Paese un governo a forte identità cristiano conservatrice sostenuto da Radio Maryja.

I fatti che stiano per raccontare sono il frutto di una inchiesta fatta dal giornale moscovita Vzglyad in collaborazione con alcuni giornali polacchi e ucraini, quindi, nessuna strumentalità nazionalista in mezzo. «In una fabbrica di produzione di semilavorati alimentari vicino a Cracovia è stato scoperto un lager per lavoratori migranti. Gli operai, in gran parte ucraini, denuncia il quotidiano di Varsavia Gazeta Stolyza vivono in un pensionato all’interno dello stabilimento e possono abbandonarlo solo su autorizzazione dei padroni o delle guardie. Dal misero salario sono detratti i soldi per cibo e posto-branda».

Se non vi basta per indignarvi, agli operai gli ucraini sono state imposte tute da lavoro, vere e proprie ‘divise’ con i colori nazionali del Tridente per riconoscerli da quelli autoctoni. Quasi la stella di David per gli ebrei del fetido nazismo che in quelle terre impose le sue follie per lunghi anni e qualche complicità. Ma, racconta sempre Yurii Colombo, non è la totalità della vergogna. Vitaly Machinenko del sindacato dei migranti ucraini in Polonia “Solidarietà Operaia”, denuncia: «È solo la punta dell’iceberg. In gran parte dei posti di lavoro per noi ucraini non esiste salario minimo, ferie o protezione da infortuni».

Per il ministero degli interni polacco, schierato sul fronte di sovranista e antieuropeo del gruppo di Visegrad, nel paese lavorano almeno 2 milioni di ucraini e il loro numero continua ad aumentare. Nessun immigrato in fuga da guerre e fame, confini sbarrati per loro, aperti solo per migranti vicini di casa, sempre affamati, ma più utili e più facilmente allontanabili. Se nei primi anni duemila si trattava in gran parte di stagionali, oggi arriva forza-lavoro che porta con se la famiglia e altre braccia, attratta da salari di super sfruttamento di 500-600 euro ma comunque ben superiori ai 150-200 che ottengono in patria.

«Solo nella provincia di Uzgorod negli ultimi anni sono stati concessi ben 179mila permessi di soggiorno a cittadini ucraini» spiega l’amministratore locale Jakob Dudzryak, E negli ultimi 2 anni gli autobus che fanno la spola quotidiana tra le città ucraine e polacche sono aumentati di 100 unità per rispondere alla domanda di un paese in rapida crescita, e di lavoratori “mansueti e facilmente ricattabili”. «I nostri concittadini spesso lavorano senza contratto: così quando sorge un problema l’azienda chiude o cambia denominazione e noi non sappiamo come difenderli». la denuncia di parte ucraina.

Qualche tempo fa la stessa procura polacca ha fatto arrestare l’imprenditore Agnezk G. che nella città di Vlozklav aveva costruito «un vero e proprio campo di concentramento» per lavoratori ucraini. All’inizio del lavoro l’operaio doveva consegnare il proprio passaporto all’azienda ed era costretto a restarci per almeno 3 mesi, pena il non pagamento dei salari arretrati. E come scrive la procura nella denuncia penale, «al lavoratore erano sottratti 250 dollari per ogni giorno non lavorato senza giustificazione. Rapporto di lavoro che somiglia alla schiavitù», denuncia il giornalista ucraino Oleg Khavic.

Cantieri galera con uscita solo a fine opera, «Costretti a lavorare in condizioni inumane senza poter tornare a casa se non dopo aver terminato la costruzione dell’edificio». Sempre Khavic fa i nomi di 3 aziende edili che impongono questo dopo aver arruolato mano d’opera in Ucraina orientale. Utile ricordare che ciò accade in un Paese della Unione europea che, con il nostro, dovrebbe condividere valori e regole. A Varsavia comanda attualmente il governo conservatore nazionalista di Jaroslav Katczinsky con cui, sarà interessante vedere chi mai sarà disposto ad allearsi alle ormai prossime elezioni europee.

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