mercoledì 17 luglio 2019

Balcani, memoria e futuro: Bosnia verso Belgrado e vecchi vizi croati

Bosnia: 27/o anniversario indipendenza tra divisioni etniche. Festa nell’entità croato-musulmana, non tra i serbi.
-Per fortuna approvato il tracciato della futura autostrada Belgrado-Sarajevo.
-In Croazia invece, molta Nato a favore della Nord Macedonia e poca libertà di stampa in casa

Il primo marzo 1992 a Sarajevo

Balcani, memoria e futuro
Sventolio di migliaia di bandiere nazionali sugli edifici pubblici e lungo i viali di Sarajevo. Così la Bosnia-Erzegovina finge di essere Stato unitario e festeggia oggi i 27 anni di indipendenza, la separazione dall’allora Jugoslavia che scateno la guerra civile interna col noto e crudele assedio di Sarajevo, massacri a stragi dal 1992 al 1995. Divisioni etniche e politiche allora che di riproducono oggi nella festività negata.
Giornata festiva nella Federazione Bh’, ‘entità’ a maggioranza croato-musulmana di Bosnia, e nessun festeggiamento nella Republika Srpska (Rs, l’altra ‘entità’ -pezzo di Stato- a maggioranza serba). Il primo marzo 1992 è la data del referendum voluto e finanziato dall’Unione europea (riflessione ed eventuale esame di coscienza mai arrivato), nel quale il 64 per cento dei cittadini, principalmente la componente musulmana della popolazione, si espresse per la separazione della Jugoslavia.

Non festa tra i serbi di Bosnia

Ma per il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, attualmente presidente di turno della presidenza tripartita bosniaca (arzigogolo costituzionale da paranoia), quella di oggi è una «festa privata dei bosgnacchi (musulmani bosniaci) che non si festeggerà mai nella Rs, perché simbolo della negazione dei diritti e delle sofferenze dei serbi. Non esiste una legge sulle festività approvata dai tre popoli costituenti, Serbi ortodossi, Croati cattolici, Bosgnacchi musulmani».
Il referendum di 27 anni fa fu boicottato dai nazionalisti serbi i quali, avevano già proclamato nel parlamento di Sarajevo una Repubblica serba in Bosnia. Un mese dopo la consultazione, l’esercito federale, a larga prevalenza serba, attaccò Sarajevo, dando inizio a tre anni e mezzo di feroce assedio della città. Al termine del conflitto, il 28 febbraio 1995, il parlamento bosniaco -la parte bosgnacco-croata della Federazione, proclama il 1 marzo Giornata dell’indipendenza e Festa nazionale, a riproporre ricordandole, antiche divisioni.

Per fortuna l’autostrada Belgrado-Sarajevo

Memorie del passato a separare, opere e infrastrutture a creare futuro. Accordo sul tracciato finale di una importante autostrada che in futuro collegherà Sarajevo alla capitale serba, Belgrado. In precedenza, le due entità politiche del Paese – la Republika Srpska e la Federazione (FBiH) – avevano cercato di premere per tracciati che attraversassero il più possibile i rispettivi territori, ma una soluzione è stata alla fine raggiunta, ha specificato l’attuale presidente di turno della presidenza tripartita, Milorad Dodik. Nei prossimi giorni, il tracciato concordato sarà approvato dalla Presidenza e inviato in Turchia, lo Stato che sostiene il progetto, ha aggiunto Dodik.
Il tracciato dell’autostrada in Bosnia si svilupperà su due direttrici. Quella settentrionale inizierà presso il valico confinario di Raca e procederà verso Sarajevo via Bijeljina, Brcko, Tuzla e Zepce. Il Un’autostrada ‘circolare’, dopo le resistenze iniziali di Republika Srpska e Federazione, che “non erano state in grado di mettersi d’accordo su una delle possibili due opzioni” per collegare Sarajevo e Belgrado, con la Turchia che alla fine ha promesso di sostenere “la costruzione di entrambe i tracciati”. Il valore del progetto è stimato in tre miliardi di euro.

Croazia molta Nato e poco libera stampa

A Zagabria il parlamento croato ha ratificato venerdì il protocollo di adesione alla Nato della Repubblica della Macedonia del nord. La Croazia continuerà ad appoggiare la Macedonia del nord nel suo cammino verso l’adesione all’Unione europea. Oltre alla Croazia, a ratificare il protocollo di adesione di Skopje alla Nato sono stati finora Grecia, Slovenia, Albania, Bulgaria e Montenegro. Affinché la Macedonia del nord diventi il 30/mo stato membro della Nato é necessaria la ratifica da parte di tutti i 29 stati membri.
Qualche problema in più per i giornalisti croati. Centinaia di loro hanno manifestato per le strade di Zagabria per chiedere piena libertà dei media e per denunciare le crescenti pressioni sulla stampa da parte delle autorità, attraverso denunce e azioni giudiziarie. Slogan d’accusa, ‘Avete sequestrato i media’, ‘non rinunceremo al giornalismo’. Secondo l’Associazione croata dei giornalisti (Hnd), sono oltre 1.160 le azioni civili intentate ai danni dei rappresentanti dell’informazione, che si dicono al tempo stesso sempre più soggetti a censure, pressioni e minacce da parte delle autorità. “Ma il governo sembra ignorare tutto ciò”.

 

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