giovedì 23 maggio 2019

Kashmir, terra di mezzo tra India, Pakistan, Afghanistan e Cina

La disputa intorno a una terra contesa da più di mezzo secolo e da sempre potenziale detonatore di un devastante conflitto tra le due nuove potenze nucleari, India e Pakistan. Per i due Stati, in gioco questioni di prestigio e di identità. Terzo contendente ma non in gara aperta, la Cina, altra potenza nucleare. Mappa di copertina da Limes

Costretti a riscoprire
la questione Kashmir

Kashmir, terra di mezzo tra India, Pakistan, Afghanistan e Cina. L’attentato suicida del 14 febbraio costato la vita a oltre 40 poliziotti indiani e l’escalation che ne è seguita, raid aerei e caccia abbattuti, sono la cronaca accanto. Che servono per ricordare all’opinione pubblica internazionale un contenzioso che rischia di far esplodere il subcontinente indiano e di coinvolgere le grandi potenze, a cominciare dalla Cina. Il detonatore di questo potenziale conflitto dei chiama Stato di Jammu e Kashmir

Stato di Jammu e Kashmir

Jammu e Kashmir è un piccolo Stato, piccolo relativamente alle nazioni che lo circondano: oltre all’India e al Pakistan, la Cina e l’Afghanistan. 222 mila kilometri quadrati, che sono tanti, tra l’estremità nord-occidentale della catena dell’Himalaya e il versante meridionale del Karakoram, petr chi ha presenta un po’ di geografia. Gran parte del territorio è occupato da foreste, economia prevalentemente agricola con una fiorente pastorizia. Ed ovviamente, per noi occidentali consumisti di morbidezze naturali, l’industria principale è la lavorazione della lana.

Popoli di una terra contesa

Tra Indie e Pakistan, già quattro guerre alle spelle, tre delle quali legate direttamente alla contesa sul Kashmir. Quando New Delhi e Islamabad dichiararono l’indipendenza dall’Impero britannico, nel 1947, il Kashmir era un principato a maggioranza musulmana, 53% della popolazione, schiacciato tra i due Stati nemici e retto da un maharaja hindu, Hari Singh. Allora, il Maharaja del Kashmir scelse di stare con l’India, anche se la maggioranza degli abitanti era musulmana. Il Pakistan contestò da subito quella decisione, e il primo conflitto scoppiò già nel 1948. Da allora, i due paesi si sono fronteggiati in tre guerre, (nel 1948, nel 1965 e nel 1999), e in molti conflitti minori.

Post colonialismo a caro prezzo

Il Kashmir, nodo irrisolto dell’uscita dal colonialismo britannico, la «partition» tra i due giganti musulmano e indù, è diventato l’innesco di tutte le tensioni tra India e Pakistan, bandiera per gli opposti nazionalismi. Islamabad rivendica la propria sovranità su un territorio a maggioranza musulmana e nei fatti ha favorito il terrorismo irredentista di gruppi come Lashkar-e-Toiba e Jaish-e-Mohammed (Jem), ‘l’Esercito di Maometto’ che ha rivendicato l’attentato del 14 febbraio. New Delhi, che ritiene di aver perso parte del proprio territorio al momento dell’indipendenza, non intende rinunciare ad altri pezzi, rimangiandosi pure l’autonomia promessa ai ‘kashmiri’.

Valle musulmana mano indiana

L’epicentro delle tensioni è nella valle del Kashmir, amministrata dall’India. Ormai 30 anni, dalla rivolta armata sostenuta dal Pakistan nel 1989, la sua popolazione vive sotto un regime di sicurezza speciale che dà ampi poteri all’esercito e resta esposta al richiamo islamista, complici le durezze di New Delhi, che ne ha frustrato le richieste di autonomia. La valle resta così permeabile alle infiltrazioni dei gruppi terroristici come il Jem, Jaish-e-Mohammed, ‘l’Esercito di Maometto’, che hanno base in Pakistan. Una di queste roccaforti, secondo New Delhi, sarebbe a Balakot, colpita martedì dal raid dell’aviazione indiana: la ritorsione promessa dal premier Modi.

Guerra non dichiarata 70 mila morti

Dal 1989, quasi 70mila persone sono state uccise in un conflitto latente, che nel 2002 ha portato le due potenze nucleari sull’orlo di una quinta guerra aperta (dopo le quattro già combattute nel 1947, 1965, 1971, 1999). La valle del Kashmir (7 milioni di abitanti per il 96% musulmani) fa parte dello Stato indiano Jammu e Kashmir (Jammu ha 5,3 milioni di abitanti, per il 62% hindu). Dello Stato fa parte anche, con notevole autonomia, il distretto di Ladakh (280mila abitanti, 40% buddhista). Milioni di persone costrette a migrare spesso con la violenza: villaggi dati alle fiamme, imboscate a colonne di profughi. Da 500mila a un milione di morti. E in pochi mesi i musulmani in India scesero dal 30% del totale a meno del 10% (oggi attorno al 15%).

I confinanti Afghanistan e Cina

Il Kashmir risulta strategico anche nel traffico di armi e di droga da e verso il teatro di guerra afghano. Le comunità musulmane mantengono i contatti con i fratelli nell’Islam d’oltre frontiera. Fanatismo religioso coltivato in quel laboratorio ideologico che è l’università islamica di Deoband, ateneo religioso dell’Uttar Pradesh, in India, assai noto alle agenzie di intelligence qui in occidente. Con Afghanistan e Kashmir che travasano radicalizzazione delle violenze da uno all’altro. Questione chiave per quei popoli dilaniati da una guerra infinita, è che l’indipendenza del Kashmir non conviene a nessuno. Ricordandoci che la Cina è da sempre impegnata a contrastare qualsiasi espressione di autodeterminazione di minoranze etniche e religiose, come insegna il Tibet.

 

AVEVAMO DETTO

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