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lunedì 9 Dicembre 2019

Tormentone Brexit: verso un rinvio o addirittura pentimento ‘non exit’?

Spiraglio di Theresa May sull’ipotesi d’un rinvio della Brexit rispetto alla data prevista del 29 marzo. Rinvio ‘breve e limitato’, anche se i pentiti sarebbero ormai la nuova maggioranza nel Paese. Rischio di un referendum bis, con un ‘non brexit’ di pentimento

Guai britannici e
figuraccia storica

Tormentone Brexit: verso un rinvio ‘breve e limitato’, salvo la ‘non exit’
Guai britannici abbondantemente meritati. Finita in un angolo senza via d’uscita, Theresa May apre all’ipotesi d’un rinvio “breve e limitato” della Brexit rispetto alla data prevista del 29 marzo. Salvo uscire con una rottura gravida di incognite, sia con l’Unione europea che con la politica di casa, ormai in paranoia. La premier Tory, pressata dall’ala moderata del suo partito, lo ha annunciato oggi alla Camera dei Comuni. Mezza resa con rilancio della furba Theresa.
O “entro il 12 marzo” il parlamento di Westminster approva la sua proposta di divorzio concordato ancora oggetto di negoziati supplementari con l’Ue, oppure, a bocciatura quasi scontata perché l’Unione sulla questione Irlanda non arretra di un passo, la proposta di rinvio dell’uscita al voto del suo parlamento, prima di doverla fare col saio del penitente, ai vertici di Bruxelles.

Rinvio salvando la faccia

Theresa May prova ancora a forzare il suo parlamento e i suoi incerto deputati conservatori, e precisa che in caso di una nuova bocciatura della sua proposta di accordo con l’Ue, il giorno dopo il governo sottoporrà al voto della Camera due alternative, che poi sono le sole rimaste: o un ‘no deal’, nessun accordo a uscita selvaggia e di fatto rottura sul fronte della Manica, l’opzione del rinvio.
Prova a salvarsi faccia e altro, la premier britannica, precisando che il suo governo resta «assolutamente focalizzato sull’obiettivo di far uscire il Regno Unito dall’Ue, nel rispetto della volontà popolare espressa nel referendum del 2016, il 29 marzo». Aggiungendo, logica inevitabile, che lo slittamento non sarebbe peraltro una garanzia contro il ‘no deal’, la rottura. Salvo la resa britannica di una No Brexit che è il fantasma vero che aleggia sulla politica britannica mai come oggi incerta e divisa.

Corbyn e secondo referendum

E qui si apre la voragine di tutte le contraddizioni che stanno segnando la politica del Regno Unito, sempre meno unito e a rischio di frantumazione. «L’alternativa resta fra un deal, un no deal o un no Brexit», ha insistito, polemizzando contro quest’ultima opzione come un tradimento del voto popolare del 2016 e accusando il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn di essersi rimangiato -con la sua apertura di ieri a un referendum bis- l’impegno di rispettare quel voto.
Il rinvio della Brexit, che comunque dovrebbe essere approvato dall’Unione Europea, potrebbe esserle utile anche per sgonfiare la minaccia di un emendamento che prevede la gestione diretta del Parlamento di tutta la questione Brexit, a quel punto a serio rischio. Intanto, le sole voci sull’estensione della scadenza del 29 marzo, ha fatto schizzare la sterlina ai massimi da tre settimane.

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