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venerdì 18 Ottobre 2019

Rischio clima, rimedi subito o sarà crisi economica globale tipo 2008

Rischio clima. Gli allarmi inascoltati sulle conseguenze catastrofiche provocate dal climate change. Due recenti studi, inglese e canadese, prevedono in pochi anni una situazione tale da provocare una crisi economica mondiale simile a quella del biennio 2007-2008.
-Una pesante instabilità economica con grandi migrazioni, conflitti, fame e il potenziale collasso dei sistemi sociali.

Rischio clima, tempo quasi scaduto

L’allarme sulle conseguenze catastrofiche provocate dai cambiamenti climatici continuano a ripetersi senza soluzione di continuità. Non c’è consesso internazionale, a partire dalle sedi Onu, nel quale scienziati ed esperti non avvertano che il tempo rimasto per invertire o perlomeno fermare l’inarrestabile degrado ambientale ormai è poco. Sembra acclarato che nel giro di una decina di anni l’obiettivo di fermare la crescita delle temperature di un grado e mezzo sia una chimera se si continuerà a portare avanti l’attuale modello di produzione industriale e se non prevarrà una coscienza aliena dal profitto a tutti i costi.

Due rapporti allarmanti

Il paradosso è che gli sconvolgimenti che potrebbero essere prodotti costituiranno la fine stessa per coloro che stanno nascondendo la polvere sotto il tappeto negando il cambiamento climatico e confidando in una crescita senza fine, senza appositi provvedimenti radicali. Una realtà messa in luce da due recentissimi rapporti: uno pubblicato dall’Institute for Public Policy Research, un think tank con base a Londra e l’altro realizzato in Canada dai ricercatori delle università di Guelph e di Toronto.

Una nuova crisi economica mondiale

Il primo studio dipinge scenari apocalittici dal punto di vista economico. Parte dall’assunto che il “climate change” sta procedendo a ritmi elevatissimi, molto più rapidamente da quanto previsto precedentemente. Gli effetti catastrofici potrebbero determinare infatti una pesante instabilità economica a causa di grandi migrazioni, conflitti,  fame e il potenziale collasso dei sistemi sociali. In altre parole un’ondata di povertà tale da ripetere il collasso causato dalla grave crisi finanziaria iniziata nel 2007 e della quale il mondo sta ancora pagando le conseguenze.

Verso il precipizio ad alta velocità

Nello studio titolato “This is a Crisis: Facing up to the Age of Environmental Breakdown” I ricercatori inglesi prendono in esame non solo gli effetti immediati del cambiamento climatico, ma anche altri fattori a più lungo termine come  l’erosione e l’infertilità del suolo, la perdita di specie animali, la deforestazione e l’acidificazione degli oceani. E’ ovvio che tutto ciò avrà affetti sull’intera sopravvivenza delle popolazioni, specialmente nei paesi più poveri, che si riverseranno dove ancora viene individuata una possibilità di vita. Questi fattori, si legge nello studio, “stanno portando a un processo complesso e dinamico di destabilizzazione ambientale che ha raggiunto livelli critici”, e che “sta avvenendo a una velocità senza precedenti nella storia umana”.

I dati parlano chiaro

Non si tratta di previsioni catastrofiste dei soliti ambientalisti ma considerazioni derivate da studi scientifici e dall’analisi di dati. Ad esempio le specie di vertebrati diminuite del 60% rispetto agli anni Settanta, mentre dalla metà del XX secolo il 30% dei terreni arabili nel mondo è diventato improduttivo a causa dell’erosione. Dal 2005 a oggi, il numero di inondazioni su scala globale è aumentato di 15 volte, fenomeni di temperature estreme sono stati registrati 20 volte di più, per non parlare degli incendi che ormai sono una costante come successo in California nell’estate scorsa.

Le mosche ci distruggeranno?

La rivista canadese Royal Society Open Science, ha invece pubblicato i risultati di un’indagine nella quale tra gli effetti più pericolosi dei cambiamenti climatici vi sono elencati quelli relativi ad un aumento delle infezioni alimentari. Ciò sarebbe dovuto alla proliferazione di insetti che trasportano microrganismi responsabili di malattie su scala globale. L’aumento delle temperature infatti favorisce lo schiudersi più veloce di insetti come le mosche che costituiscono il veicolo principale del batterio Campylobacter, una delle più comuni cause di infezione alimentare. Gli scienziati canadesi hanno previsto che queste modificazioni, entro il 2080, raddoppieranno. Le stime infatti dicono che ogni aumento del 25% nell’attività delle mosche fa salire del 28% l’incidenza dell’infezione.

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