mercoledì 17 luglio 2019

Guaidò da Pence, armi dall’Ucraina, chi spinge il Venezuela alla guerra?

Rischio sempre più alto di scontro armato, guerra civile o peggio, invasione, con Mosca che denuncia, armi dall’Ucraina verso Colombia-Venezuela. L’auto presidente Guaidò chiede ‘tutte le opzioni’ per cacciare Maduro. Richiesta di opzione militare rivolta agli Stati Uniti. L’Ue contro ogni intervento esterno. Fallita l’operazione ‘aiuti umanitari’ (entrano solo quelli Onu), oggi a Bogotà Guaidò col vice Usa Pence.

Dopo la ‘Valanga umanitaria’ cosa?
Sull’orlo del baratro guerra

Guaidò da Pence, armi dall’Ucraina, chi spinge il Venezuela alla guerra?
Escalation e verso il peggio. La “valanga umanitaria” di aiuti, annunciata dal leader dell’opposizione Juan Guaidò è stata bloccata con la forza alle frontiere da Nicolas Maduro. Niente aiuti americani ma solo Onu. Non c’è stata neppure la diserzione di massa di guardie di frontiera sollecitata dall’autoproclamato presidente che ora conta solo qualche morto di piazza in più da addebitare a Maduro. Poi di corsa a Bogotà dal vice Usa, Pence, persino più integralista del laico Trump. E Juan Guaidò anticipa che chiederà ‘alla comunità internazionale’, agli Usa la traduzione, di mantenere “tutte le opzioni aperte” nella lotta per cacciare il presidente Nicolas Maduro.
Insomma, richiesta neppure troppo velata di azione armata. Intervento di decisione Usa con ‘targa’ di coalizione, motivazione alta da decidere. L’Unione europea dice no a ogni intervento esterno, anche se lo mira alle forze pro Maduro, per non sbilanciarsi troppo. Gesti politici e tensioni sociali interne a crescere, formalmente per arrivare a nuove elezioni con garanzie democratiche, ma troppi comportamenti fanno sospettare che la scelta di qualcuno sia ormai la strada delle scontro armato.

Armi ucraine attraverso la Colombia

Tra i segnali di allarme, anche le gravi accuse da Mosca: «Vi sono prove che aziende statunitensi e i loro alleati della Nato stiano acquisendo una grande quantità di armi e munizioni in uno dei paesi dell’Europa orientale per il loro successivo trasferimento alle forze di opposizione venezuelane», denuncia Marya Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo. La Colombia, ricorda la portavoce russa, Paese diventato «incredibilmente» partner dell’Alleanza Atlantica nel giugno del 2018. E secondo la diplomatica russa la situazione ha raggiunto un punto critico. In assenza di ‘voci terze’ credibili, l’accusa del Cremlino non sarà la più garantita, ma non è neppure da trascurare.
Secondo Mosca, consegna di un primo carico di armi in Venezuela per l’inizio di marzo attraverso ‘un paese limitrofo’. «Mitragliatrici di grosso calibro, lanciagranate, sistemi di difesa antiaerea portatili, munizioni per armi di piccolo calibro. Nella triangolazione sarebbe coinvolta come base di spedizione la Romania ma soprattutto l’Ucraina». Ucraina auto candidata Nato e dettagli: «I servizi di sicurezza russi, in particolare, avrebbero individuato nell’azienda di Stato ucraina produttrice di aeroplani Antonov il punto di snodo dell’operazione».

L’America dei ‘falsi positivi’

Venezuela di frontiera, ponti chiusi agli aiuti Usa ma aperti a quelli Onu, il rilancio politico di Maduro, dopo aver vinto la prova di forza sulla ‘valanga degli aiuti’. Niente UsAid e poi vedremo, se dai confini della Colombia (Paese Nato), non arriva qualcosa d’altro. Difficile situazione e difficile persino conoscere la verità dei fatti. La minaccia dei «falsi positivi», su cui la Colombia ha un triste passato. Esempio, l’assassinio, da parte dell’esercito, di civili innocenti fatti passare per guerriglieri delle Farc uccisi in combattimento, per esaltare l’efficienza repressiva delle forze armate
Timore «Per incidenti creati ad arte alla frontiera per poi addossarne la responsabilità alla ‘dittatura brutale di Maduro’» (Claudia Fanti, il manifesto), che di suo, come brutalità, già ci mette molto. «Falso positivo», denuncia alle Nazioni unite il ministro degli Esteri Jorge Arreaza, il presunto scontro tra membri della Guardia nacional bolivariana e la comunità indigena ‘pemon’ alla frontiera con il Brasile, dove, secondo deputati dell’opposizione, i militari avrebbero aperto il fuoco contro un posto di blocco degli indigeni, uccidendo una donna, raggiunta da una pallottola vagante. Ma i proiettili sparati non sono quelli in dotazione della Gnb, e uno dei feriti risulta colpito da una freccia.

 

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