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venerdì 18 Ottobre 2019

Nigeria, vulcano pronto a esplodere, per decine di milioni o fame o fuga

Ieri il voto per le presidenziali e per il Parlamento contrassegnate da attentati e sparatorie dei ribelli islamisti di Boko Haram. Un Paese di oltre 190 milioni d’abitanti costantemente sull’orlo della guerra civile

Un vulcano pronto ad esplodere

Nigeria, vulcano pronto a esplodere, per decine di milioni o fame o fuga
Oltre 190 milioni di persone sedute sull’orlo del cratere di un vulcano, che potrebbe esplodere da un giorno all’altro. Parliamo della Nigeria, supergigante africano in continua fibrillazione per motivi etnici, sociali, economici e, soprattutto, religiosi, in cui si è votato ieri per le presidenziali e per il Parlamento. A “battezzare” la tornata elettorale ci hanno pensato i terroristi islamici di Boko Haram, gruppo che aveva detto d’ispirarsi, in illo tempore, alla “filosofia” dell’Isis. I jihadisti neri hanno scatenato l’inferno a Geidam, Stato dello Yobo, nel nord-est del Paese. Bombe e raffiche di kalashnikov avrebbero dissuaso molti elettori dall’andare alle urne. Anzi, in centinaia si sarebbero dati alla fuga, abbandonando precipitosamente la città e scappando verso le campagne circostanti.

Boko Haram

Stessa situazione di tensione con spari e caos a Maiduguri (Stato di Borno), la “capitale” di Boko Haram, dove negli attentati è morto un soldato e altri tre sono rimasti feriti. Notizie non confermate parlano anche di una sessantina di morti in scontri avvenuti giovedì, nel nord-ovest, a Danjinga (Stato di Zamfara) e di quattro persone uccise a sud, nello Stato di Rivers. Secondo la britannica BBC le schede sono già in fase di spoglio, anche se non si sa quando arriveranno i primi risultati affidabili. Il presidente uscente Buhari sarebbe ora il favorito. Si doveva votare una settimana fa (i potenziali elettori sono 84 milioni), ma tutto è stato rimandato a ieri per il “maltempo” (non solo atmosferico), le denunce anticipate di brogli, le risse sulle registrazioni dei candidati e la paura di sabotaggi e attacchi-kamikaze.

Ricchissimi di risorse

Insomma, ci siamo capiti: il clima, più che elettorale sembra quello di una resa dei conti a tutto tondo. I candidati, infatti, sono ben 73, anche se i veri contendenti sono Muhammadu Buhari e l’ex vicepresidente Atiku Abubakar. Il Paese vive una fase di grave crisi economica e di altissima disoccupazione (23%), specie giovanile, nonostante sia ricco di materie prime, a cominciare dal petrolio (primo esportatore africano). Il Pil è il più alto del Continente Nero, ma metà della popolazione si deve accontentare di una cinquantina di dollari al mese, oltre a non avere allacci di energia elettrica. E poi, in pratica, è come se fosse in guerra civile permanente, perché è spaccato in due: a nord della linea immaginaria di demarcazione i residenti sono musulmani, a sud, invece, la popolazione è animista e cristiana.

La vera bomba d’Africa

In mezzo, negli ultimi anni, ne sono successe o ne stanno succedendo di tutti i colori, con attentati, uccisioni a casaccio, rapimenti, assalti alle chiese (ma anche a qualche moschea) e chi più ne ha più ne metta. Boko Haram, la sanguinaria formazione fondamentalista che sta mettendo sottosopra la Nigeria, finora è stata forse sottovalutata dalle agenzie di intelligence e dalle diplomazie occidentali. Errore dalle conseguenze nefaste, perché si trascura il fatto che la Nigeria, in questo momento, è uno dei Paesi africani maggiormente a rischio di esplodere (o implodere, fate voi). Evento che potrebbe innescare l’esodo biblico di decine di milioni (sì, avete letto bene, decine di milioni) di potenziali rifugiati.

Fine secolo 800 milioni da sfamare

Non a caso la Nigeria a Ovest e la Somalia a Est sono i primi serbatoi della “Libyan Trail”, la pista o, meglio, il collettore ad ansa, che porta sulle sponde del Mediterraneo, di fronte alla Sicilia, tutti i profughi del Continente nero. Secondo studi demografici attendibili, la Nigeria, di questo passo, alla fine del secolo dovrebbe avere l’astronomica cifra di 800 milioni di abitanti. Chi li sfamerà? Da quando hanno fatto la loro sanguinosa ricomparsa, i guerriglieri di Boko Haram, prima “simil-qaidisti” e ora “simil-califfisti”, la situazione è diventata incandescente. Il loro obiettivo è imporre la “sharia”, la legge islamica, che ritiene il codice penale carta straccia e va per le spicce; lapidazioni e colpi di scudiscio per le adultere e mani mozzate per i ladri. La Nigeria è un gigante abitato da un vero melting pot di culture.

Nel nome di dio e del petrolio

A guardare la cartina geo-politica sembra un mosaico con mille tessere che ballano tutte al primo refolo di vento e che, ciclicamente, sono teatro di esplosioni di violenza. Oggi, ai vecchi odi tribali ed etnici, si sono sovrapposti quelli economici per lo sfruttamento delle risorse minerarie e del greggio e, soprattutto, quelli confessionali. Islamici nel nord e cristiani nel sud si guardano di sguincio, pronti a scatenare battaglie che potrebbero trasformarsi in guerra di religione, con risultati devastanti per tutta l’Africa Centrale. Rispetto alle origini e all’insurrezione (repressa) di Maiduguri, Boko Haram oggi è più forte. I suoi capi sono andati a indottrinarsi e ad addestrarsi militarmente in Afghanistan, Algeria e Somalia. E poi c’è un altro segnale inquietante: anche la popolazione islamica ha cominciato a sostenere le milizie fondamentaliste, stanca di essere amministrata da governi ladroni e corrotti. Ecco perché le elezioni di ieri sono importanti e interessano da vicino pure noi.

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