domenica 26 maggio 2019

Ucraina al voto, un ‘Grillo’ vincente e anche Mosca ride

Il comico Volodomyr Zelensky, candidato che cresce nei consensi per le presidenziali ucraine di marzo. L’ex pasionaria Yulia Timoshenko insegue. Il presidente uscente Poroshenko rischia di restare fuori dal ballottaggio. Ma anche lui ora dichiara di volere la pace con la Russia di Putin

Volodomyr Zelensky, il Grillo ucraino

Ucraina al voto, un ‘Grillo’ vincente e anche Mosca ride
Elezioni presidenziali ucraine di marzo decisamente sorprendenti già nell’attesa. Il candidato Volodomyr Zelensky, attore comico televisivo, che guida i sondaggi con il 21,7% delle preferenze. Volodomyr ha fondato un partito col nome della sua trasmissione televisiva di satira politica “Servire il Popolo”, e già questo, a Kiev, pare faccia molto ridere. Già dal nome, evidente il carattere populista della formazione che si caratterizza per una forte impronta anticasta e anticorruzione, «ma sono state le sue proposte su come risolvere le crisi del Donbass e della Crimea a creare molto interesse nell’opinione pubblica e a spiazzare i suoi principali concorrenti», spiega Yurii Colombo su il manifesto.

L’iper nazionalismo stanca

«Il Beppe Grillo di Kiev», sulla questione dei territori ucraini occupati da Mosca, pragmaticamente propone di negoziare direttamente con Putin «visto che i dirigenti delle Repubbliche Popolari non sono altro che dei fantocci». E lui avrebbe già preso dei contatti preliminari con l’ambasciata russa. Col risultato di accuse da parte dell’estrema destra di essere «al soldo di Mosca», che forse elettoralmente gli torna pure utile, dati i diffusi segnali di spostamento degli umori degli ucraini rispetto all’iper nazionalismo anti russo ancora attuali, verso la ricerca di una soluzione negoziata con la Russia. Ovviamente il Cremlino, se ufficialmente tace, sicuramente solidarizza e fa il tifo.

Poroshenko sconfitto?

Sono ben 44 i candidati aspiranti a diventare presidente ucraino per i prossimi 5 anni. Personalismi e velleità, con soli 3-4 candidati reali al primo turno, con nessuno di loro -previsione facile- che potrà ottenere il 50% + 1 dei voti il prossimo 31 marzo. Quindi ballottaggio tra i primi due, e per ora, lotteria sui nomi dei concorrenti finali. Poroshenko, presidente uscente, rischia di non partecipare al ballottaggio. L’ultimo sondaggio lo dà al terzo posto con il 14,8% dei consensi e la sua è una campagna tutta in salita. Giunto al potere dopo la Maidan di cui si era proposto come uno dei leader più moderati, aveva promesso una rapida ripresa economica e la reintegrazione delle provincie ribelli del Donbass nel paese. Ucraina in povertà e Repubbliche separatiste ben solide nonostante una sanguinosa guerra civile.

Situazione sociale al collasso

Più di 10 miliardi di dollari di prestiti dal Fondo monetario e dall’Ue, ben altre generosità rispetto alla crsi greca, ad esempio, ma nei 5 anni della amministrazione Poroshenko il reddito medio della popolazione è di 180 dollari al mese, ‘salario medio’, ma, ci ricorda Yurii Colombo, «Il salario minimo è fissato in 70 dollari e lo scorso ottobre in molte città ci sono stati blocchi stradali e barricate contro l’aumento dei prezzi del riscaldamento». Insomma, la vita in Ucraina è dura e lo stato di prostrazione del paese è sotto gli occhi di tutti. Quindi, voti alle opposizioni. Al secondo posto nei sondaggi con il 18,5% c’è Yulia Timoshenko. La ex «regina del gas», poi capo del governo dopo la «rivoluzione arancione» del 2004, finì in prigione per corruzione durante l’amministrazione Yanukovich incastrata su base di prove molto dubbie. Con il suo partito Patria è diventata il principale catalizzatore di una opposizione principalmente parlamentare.

Con Mosca ‘Pace fredda’

Anche Yulia Timoshenko per riaprire il dialogo sulla Russia sulla questione delle pipelines, il transito di gas e petrolio russo sul suolo ucraino. Salvo questo, sul fronte internazionale, la ex premier sostiene con enfasi, ancora più di Poroshenko, la necessità di aderire rapidamente alla Nato, cosa forse possibile per insistenza Usa, e di ‘entrare a pieno titolo nella Ue’, cosa al momento decisamente improbabile. «Abbiamo bisogno non solo che ci vengano restituiti i territori occupati della Crimea e del Donbass, ma anche di portare la Russia davanti a un tribunale internazionale, in quanto Stato occupante, perché paghi per i danni che il nostro paese ha subito» afferma l’ex pasionaria della rivoluzione arancione, ma è comizio di apertura della sua campagna.

Nazifascisti ora politicamente marginali

Marginali dal punto di vista elettorale -purtroppo non dal punto di vista sociale- le organizzazioni di estrema destra e neofasciste. «Solo il candidato di Svoboda Ruslan Koshulinky raggiunge l’1% e ciò rende giustizia di ogni rozza caratterizzazione del regime ucraino come junta golpista, anche perché nel paese continuano a sussistere, in mezzo a mille difficoltà, movimenti dei diritti civili e sindacali assai dinamici», èprova a rassiocurare Yurii Colombo. Estrema destra con complicità nell’esercito e nella polizia che hanno permesso, dati della Freedom House americana, «50 attacchi contro movimenti dei diritti civili, lgbt e antifascisti, 8 pogrom antirom e 2 contro la minoranza caucasica». Un crescendo di razzismo e squadrismo che è costato l’ulteriore abbassamento del del ‘tasso di democrazia’ del paese da parte di Freedom House.

Il Pope e i fedeli con l’elmetto

Scisma, svastiche sulle chiese russe

Scisma e violenze. Dalla destra neonazista in Ucraina, pessimi segnali anche sul fronte religioso. In tutta l’Ucraina vengono segnalati attacchi a chiese ortodosse del Patriarcato di Mosca, da cui la Chiesa di Kiev, sotto spinta del presidente Petr Poroshenko, si è recentemente separata. Incendi dolosi e gruppi di estrema destra con l’aiuto della polizia che occupano diverse chiese, profanate con scritte naziste e con svastiche. Incredibilmente, secondo la polizia di Kiev si tratta di provocazioni organizzate dai servizi segreti russi. Di tutt’altro avviso la Chiesa ortodossa fedele al patriarcato di Mosca: «Invitiamo tutti i giornalisti interessati, i difensori dei diritti umani, i funzionari dell’Onu, l’Ue a venire in Ucraina e vedere con i propri occhi ciò che sta accadendo».

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