domenica 18 Agosto 2019

Favori nucleari ai sauditi, inchiesta del Congresso, altri guai per Trump

Usa, Camera indaga sulla tentata (solo?) vendita di tecnologia atomica Usa all’Arabia Saudita. -Inchiesta della Cnn e: il presidente avrebbe ignorato gli ‘allarmi lanciati’ dagli advisor interni.
-La Legge Usa prevede clausole di sicurezza stringenti sulla vendita di tecnologia nucleare che può essere facilmente trasformata in armi atomiche.
-Sempre Trump starebbe per licenziare il capo degli 007 Coats

Trump e famiglia amicizie pericolose

Tecnologia atomica vietata ai Saud e la guerra alla non bomba dell’Iran
Favori nucleari ai sauditi, inchiesta del Congresso, altri guai per Trump. La Camera dei Rappresentanti Usa sta indagando su un piano della Casa Bianca per la vendita di tecnologia nucleare all’Arabia Saudita, denuncia la CNN. Secondo la commissione Supervisione della Camera, Donald Trump avrebbe ignorato gli advisor interni alla Casa Bianca che segnalavano possibili conflitti di interesse e violazioni alla sicurezza nazionale. La Legge Usa prevede clausole di sicurezza stringenti sulla vendita di tecnologia nucleare che può essere facilmente trasformata in armi atomiche. E negli Stati Uniti, l’accusa è pesante, sommata alla ‘quasi guerra’, per ora l’embargo feroce, al nucleare iraniano senza bombe.

La CNN entra nei dettagli. Una mezza dozzina di avvertimenti dei funzionari del Consiglio di sicurezza nazionale su una proposta per esportare tecnologia nucleare in Arabia Saudita nei primi mesi dell’amministrazione. Un progetto sostenuto dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn e il suo braccio destro Derek Harvey. Utile sapere che il progetto era della IP3 International, una società privata fondata da ex generali statunitensi. Il rapporto dei Democratici è ovviamente contestato dai repubblicani nel Comitato di Intelligence della Camera, ma fornisce dettagli preoccupanti.

Il documento di 24 pagine copre un periodo di quattro mesi alla Casa Bianca e termina nell’aprile 2017. Dalla settimana dell’inaugurazione della presidenza fino all’inizio di aprile, l’insistere del personale del Consiglio di sicurezza nazionale sulla legge che limita il trasferimento della tecnologia nucleare in un paese straniero senza l’approvazione del Congresso. Harvey, nonostante questi avvertimenti, ha ripetutamente spinto il piano, dicendo al personale che Flynn voleva che fosse incluso nei punti di discussione del Presidente ‘per una chiamata programmata con il re Salman dell’Arabia Saudita’, scrive il rapporto.

Il nome del progetto, “Piano Marshall del Medio Oriente”, a copiare il programma post-seconda guerra mondiale che aveva investito miliardi di dollari nelle economie europee, espandendo l’influenza americana lungo la strada. I sostenitori della proposta del 2017 sostenevano che il piano nucleare avrebbe non solo legato ulteriormente i sauditi agli Stati Uniti, ma rafforzato il regno come contrappeso regionale all’Iran. In un memo a Flynn, uno dei principali sostenitori del progetto, suggeriva che l’iniziativa evitare una “potenziale corsa agli armamenti nucleari negli anni a venire”.

‘Gola profonda’ di questi nuovo scandalo che minaccia la Casa Bianca, il cofondatore di IP3, l’azienda a capo del progetto, Robert “Bud” McFarlane. ‘Bud’ pentito, era stato consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Ronald Reagan e nel 1988 era stato condannato (e poi graziato), per aver mentito al Congresso sullo scandalo Iran-Contra. Il memorandum inserisce tra i sostenitori del piano nucleare saudita, Tom Barrack, un amico di lunga data di Trump e investitore privato vicino ai paesi del Golfo, Rex Tillerson, allora segretario di stato, e James Mattis, allora segretario alla difesa. Ce n’è per tutti.

Progetti strategici di privati senza un’agenzia governativa competente a garantire, la preoccupazione legale e di sicurezza. Stop almeno formale. Le preoccupazioni del personale riesplodono dopo che Trump incontra Mohammed bin Salman, allora vice-principe ereditario dell’Arabia Saudita. Sull’incontro, Harvey dice di un “nuovo programma Stati Uniti-Arabia Saudita”. Dubbi alla National Security: “Che diavolo sta succedendo?”. Bella domanda, visti i nomi che ruotano attorno a quel progetto davvero atomico, da Jared Kushner, genero e consulente del Presidente, ad Andrea Thompson, consigliere per la sicurezza nazionale del vice Pence.

Nel rapporto si sottolinea il ruolo di Kushner nel promuovere il progetto di Ip3 e i collegamenti finanziari tra le sue aziende e quelle del consorzio per costruire centrali nucleari in Arabia Saudita. Il marito di Ivanka Trump -annota Repubblica- ha in programma un viaggio a Riad per discutere gli aspetti economici del piano di pace. «Sono necessarie ulteriori indagini per determinare se le azioni perseguite dall’amministrazione Trump siano nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti o se servano piuttosto a coloro che puntano a guadagnare da potenziali cambiamenti nella politica estera Usa», è scritto nel rapporto della Camera.

In attesa di reazioni dalla Casa Bianca, che non saranno zuccherini, a rischio adesso il capo formale delle spie Usa (sempre Rep). «Trump starebbe valutando la rimozione il direttore della National Intelligence, Daniel Coats, nei confronti del quale è sempre più frustrato». Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali Trump è convinto che Coats stia mettendo a rischio i suoi obiettivi, soprattutto per la Corea del Nord. L’eventuale licenziamento di Coats non sarebbe comunque immediato. Negli ultimi giorni Trump avrebbe detto ai suoi consiglieri che Coats “non è leale”, “non è della squadra”.

Notizia sul fronte teso Ue-Stati Uniti dell’era Trump: l’Unione ha inserito l’Arabia Saudita in una lista di paesi sospettati di aver un ruolo nel riciclaggio di denaro sporco e il “terrorism financing“. “Il denaro sporco è il sangue della criminalità organizzata e del terrorismo”, ha spiegato mercoledì in una conferenza stampa la commissaria alla Giustizia Ue, Vera Jourová. “Dobbiamo proteggere il nostro sistema finanziario. Invito i Paesi inseriti nella lista a correggere la loro situazione”. Oltre Riad nella lista figura l’Iran (con Pakistan, Tunisia, Libia, Nigeria, e i paradisi fiscali come Bahamas e Isole Vergini: in tutto sono 23).

I sauditi hanno protestato formalmente, ma critiche sono arrivate anche dal Tesoro statunitense, che ha definito la lista “imperfetta” che non avrà seguito negli Stati Uniti per quanto riguarda i sauditi. Problemi per la Casa Bianca, oltre quelli di cui abbiamo detto dall’inizio, il voto di una legge per interrompere il supporto militare all’Arabia Saudita nella guerra massacro nello Yemen. Invocato il War Powers Act, con cui possono chiedere di bloccare le decisioni del commander in chief. Valutazioni stampa Usa, attacco al ‘genero-in-chief’ Jared Kushner, amico personale dell’erede al trono saudita Mohammed bin Salman.

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