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domenica 17 20 Novembre19

Sparita la figlia del diplomatico nord coreano dissidente

La ragazza, figlia dell’ex ambasciatore reggente ‘scomparso’ Jo Song-gil, sarebbe stata riportata a Pyongyang con la forza dalle autorità del suo Paese.
Fonti Farnesina: “Ha chiesto di tornare dai nonni”
Il M5s: “Rischio nuovo caso Shalabayeva, Salvini spieghi”

Un giallo che parte da lontano

Figlia dell’ex ambasciatore di Kim a Roma, rimpatrio forzato in Corea?

Jo Song-gil, il diplomatico nordcoreano scomparso. La figlia rientrata a Pyongyang di sua volontà?

Da mesi, mistero sul destino di Jo Song-gil, il diplomatico nordcoreano, capo ad interim dell’Ambasciata di Roma, che lo scorso novembre è sparito nel nulla. Da ieri è peggio. Scompare anche la traccia di sua figlia, una ragazza di 17 anni che viveva insieme a lui e la madre e studiava nella Capitale. «È stata rimpatriata», dichiara in conferenza stampa a Seul un ex diplomatico di Londra a sua volta disertore: «Ora si trova in Corea del Nord sotto il controllo delle autorità». Dichiarazione senza possibilità di riscontro, e allarme anche politico soprattutto in Italia, da dove la giovane donna sarebbe stata prelevata / sequestrata.

Le notizie in possesso della Farnesina sulla figlia di Jo Song-gil si fermano al 14 novembre, dopo che la ragazza avrebbe chiesto di tornare dai nonni. «Per altre informazioni rivolgersi al Viminale», è la sgarberia ufficiosa dalla diplomazia verso Viminale / Salvini. Più che uno scaricabarile, uno scambio di sgarberia per interposta parte politica dopo le dichiarazioni dell’ex numero due dell’ambasciata nordcoreana a Londra sul sequestro della ragazza. Si invoca ufficialmente la prudenza e si chiamano i pompieri a sirene spiegate. Il sottosegretario M5S Manlio Di Stefano che soffia sul fuoco richiamando alla memoria il caso Shalabayeva e puntando il dito contro il Viminale di Matteo Salvini.

«La storia di Jo Song-gil e di sua figlia, diciassettenne, rapita dall’intelligence nordcoreana in Italia, se confermata, sarebbe un caso di una gravità inaudita. Quando avvenne una cosa simile, ovvero il famoso caso Shalabayeva, andai direttamente in Kazakhstan per incontrarla e capire cosa fosse accaduto e appurammo responsabilità dirette dell’allora Ministro dell’Interno Alfano. Ora – prosegue – è tempo di fare chiarezza anche su questo caso di novembre che riguarda l’ex ambasciatore nordcoreano a Roma e sua figlia, una giovane incolpevole che, nonostante dovesse essere tutelata in Italia, rischia di essere persino torturata da uno dei peggiori regimi al mondo».

Sparata personale alle ricerca di attenzione mediatica, o vero e proprio atto politico 5Stelle contro Salvini? Ricostruzioni anonime e ‘fonti qualificate’ (servizi segreti), dicono all’AdnKronos che la figlia di Jo Song Gil sarebbe tornata in patria il 15 novembre scorso e l’ambasciata avrebbe comunicato il rientro della ragazza alla Farnesina. “La ragazza, come risulterebbe anche al Ministero degli Esteri, avrebbe chiesto di tornare dai nonni ed il 15 novembre sarebbe stata prelevata dal personale dell’ambasciata, portata in aeroporto a Roma e riportata a Pyongyang, secondo quanto comunicato anche dalla stessa rappresentanza alla Farnesina”.

La Farnesina spiega che fu la ragazza -almeno formalmente- a chiedere il rimpatrio per tornare in Corea del Nord dai nonni. «Il 3 gennaio scorso la Farnesina aveva già reso noto di aver ricevuto per via diplomatica dall’Ambasciata della Corea del Nord a Roma la comunicazione relativa all’avvicendamento del funzionario presso l’Ambasciata stessa. La Farnesina ha ricevuto due note formali al riguardo. La prima, datata 20 novembre 2018, con la quale veniva data notizia dell’assunzione delle funzioni di Incaricato d’Affari a Roma da parte del Signor Kim Chon».

Ancora Farnesina, e ultima notizia ufficiale sulla ragazza. «La seconda comunicazione dall’ambasciata nordoreana, datata 5 dicembre 2018, con la quale si informava che l’ex Incaricato d’Affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l’Ambasciata il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi aveva fatto rientro, il 14 novembre 2018, accompagnata da personale femminile dell’Ambasciata. La Farnesina non dispone di alcuna altra informazione sulla vicenda». Formula diplomatica per un poco diplomatico scaricabarile su Viminale e servizi segreti assortiti.

Salvini venga a chiarire in Parlamento, chiedono deputati e senatori del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Esteri. Che vedono nero: «Non è tollerabile che agenti dell’intelligence di un Paese straniero agiscano indisturbati in territorio italiano compiendo attività illegali. La giovane rischia nel suo Paese di essere imprigionata e torturata». Tra preoccupazioni reali e campagna elettorale in corso, la vicenda resta oggettivamente torbida. Già la presunta fuga dello stesso ex ambasciatore Jo Song-gil da casa nostra, notizia diffusa all’inizio di gennaio dall’intelligence sudcoreana. Il diplomatico, 47 anni, esponente dell’aristocrazia di regime, padre e suocero a loro volta ambasciatori.

Jo Song-gil già sostituito all’ambasciata di Roma: al giallo della sua scomparsa si aggiunge ora quello della figlia. Della moglie nessuno parla. Voci dalla Corea nemica, a sud, raccontano di purghe che Kim Jong-un avrebbe scatenato tra le alte gerarchie di regime. Solo lo scorso anno avrebbe cancellato tra 50 e 70 alti funzionari, contrari al suo avvicinamento agli Stati Uniti. Tra questi anche Han Song-ryol, l’uomo di punta delle trattative con Washington, sparito nel nulla da mesi. Al suo posto Kim ha nominato il poco conosciuto  Kim Hyok-chol, ex ambasciatore in Spagna. La prossima settimana al vertice con Trump ad Hanoi ci sarà lui a fianco del presidente ereditario e a vita.

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