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lunedì 9 Dicembre 2019

Liberare i terroristi Isis europei, ricatto Usa sull’Iran

L’annuncio che Trump intende liberare 800 prigionieri dell’Isis in Siria, se l’Europa non li processa. Ma giudizio e pena non devono esercitarsi dove è stato commesso il reato? Forzatura di Trump e legittimo sospetto di un tentativo di intimidire gli europei che non vogliono fare la guerra all’Iran e non rispettano le sanzioni Usa.

Cosa accadde allora

Liberare i terroristi Isis europei, ricatto Usa sull’Iran
Perché gli Stati uniti minacciano l’Europa con i foreign fighters dell’Isis? Si chiede Alberto Negri sul Manifesto. «L’annuncio che Trump intende liberare 800 prigionieri dell’Isis in Siria, se l’Europa non li processa, è diretto a intimidire gli europei che non vogliono fare la guerra all’Iran e non rispettano le sanzioni Usa». Gioco sporco. E quella dei foreign fighters è una delle storie più intricate della guerra siriana. Perchè, va ripetuto per i distratti e gli immemori, «gli Stati Uniti, come Turchia, Israele, monarchie del Golfo, Gran Bretagna e Francia, volevano abbattere Bashar Assad e hanno usato i jihadisti infiltrandoli dalle frontiere».
Negri, testimone sul campo di quei jihadisti export in arrivo in Siria dall’autunno 2011, quando dalla
città turca di Antiochia, Hatay, ai confini con la Siria, incontravi combattenti provenienti da Tunisia, Libia, Marocco e da molti Paesi musulmani, dalle repubbliche islamiche ex sovietiche e dalla Cecenia. 45mila il numero dei foreign fighters arrivati attraverso quella via, e tutto senza l’appoggio della Turchia, i soldi delle monarchie del Golfo e il sostegno dei servizi occidentali?

Cosa sta accadendo ora

Ma gli Stati Ue dicono no a Trump: i foreign fighter catturati in Siria vanno processati dove hanno commesso i loro crimini. Questione giuridica e risposta politica a ricatto palese. L’Europa non rivuole indietro i foreign fighter nati a favoriti da certe politiche mediorientali di avventura non certo da parte europea. Intanto continua l’assedio delle Forze democratiche siriane nel villaggio di Baghuz, nel sud-est della Siria dato troppo frettolosamente per conquistato.
Un altro azzardo, come la ‘vittoria assoluta’ sul Califfato proclamata da Trump. Mentre migliaia di miliziani Isis se ne sono fuggiti e fuggono dalla Siria verso l’Iraq, e non a mani vuote. Secondo la Cnn, nei mesi scorsi oltre mille combattenti del sedicente califfato sono fuggiti verso l’Iraq portandosi dietro, armi, 200 milioni di dollari e tonnellate d’oro. Non sembra la fuga di un’armata allo sbando.

Foreign fighters di ritorno

I Paesi più interessati per numero dal rientro dei foreign fighter sono Francia, Gran Bretagna e Belgio. Tutti hanno già detto no alla richiesta del titolare della Casa Bianca. I combattenti legati all’Italia per nascita, permesso di soggiorno o residenza sono 138 -dati riferiti dall’Huffington Post- di questi 47 sarebbero morti, mentre 28 avrebbero già fatto rientro. Clandestini, identificati, imputati di qualche reato, sospettati di terrorismo? Non sappiamo. Difficile, al momento, sapere quanti italiani farebbero parte dell’elenco degli 800 in mano alle Forze democratiche siriane.
Primo no da Parigi. Il governo francese ha sempre rifiutato di rimpatriare i ‘foreign fighter’ e le loro mogli. Il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian, li ha definiti “nemici” della nazione, che devono essere processati o in Siria o in Iraq. Sarebbero 150 i cittadini francesi, di cui 50 adulti, detenuti in Siria. Parigi sta già provando a rimpatriare i minori, valutando caso per caso.
Stessa linea adottata dalla Gran Bretagna: “I combattenti stranieri devono essere assicurati alla giustizia e processati nella regione in cui sono stati commessi i crimini”. Il governo belga intende riprendersi i bambini sotto i dieci anni – come ordinato la settimana scorsa da un giudice – e valutare gli altri caso per caso. La diplomazia tedesca ha invece risposto in modo più freddo, “rimpatrio estremamente difficile”.

La ‘creazione’ dei jihadisti

Ancora Alberto Negri. «Quando nel 2014 è comparso il Califfato di Al Baghdadi a fare la prima resistenza contro i jihadisti sono stati soprattutto i pasdaran iraniani comandati dal generale Qassem Soleimani, le milizie sciite e gli Hezbollah libanesi. A queste forze si sono aggiunti, in una straordinaria lotta per la sopravvivenza, i curdi». E per opportuna memoria (e anche un po’ di vergogna), «Gli americani e le potenze occidentali sono venute dopo a combattere il Califfato, quando sono cominciati gli attentati in Francia e in Europa».
Dopo avere incoraggiato i jihadisti a combattere contro Assad, Parigi, Londra e Washington, estate 2013, rinunciano a bombardare Assad.

Terrorismo vendetta e ricatto

Ed ecco il terrorismo vendetta. «L’Occidente, con i soldi arabi e la logistica della Turchia, aveva tentato di abbattere il maggiore alleato dell’Iran nella regione. E quando non è andato a fondo gli alleati jihadisti si sono rivoltati».
Finale sulla questione foreign fighters di ritorno. Valutazione severa del nostro Negri.
«Aprendo la questione dei foreign fighters europei Trump manda un messaggio di stampo mafioso alle potenze europee: riprendetevi i vostri tagliagole o li uso per destabilizzare ancora una volta il Medio Oriente e l’Europa se non partecipate alla coalizione contro l’Iran».

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