lunedì 27 maggio 2019

Voto europeo, sondaggi a raffica, basta non crederci troppo

Quanto sarà antieuropeo il prossimo Parlamento europeo? Gli ultimi sondaggi suggeriscono che i partiti populisti ed euroscettici, a maggio potrebbero ottenere risultati abbastanza buoni da costituire una minoranza destabilizzante con capacità di veto, ma per questo sarebbe necessario tra loro un improbabile livello di cooperazione.

Dall’America ci consola Bloomberg

Voto europeo, sondaggi a raffica, basta non crederci troppo
Le elezioni europee non distruggeranno l’Unione, ci consola Leonid Bershidsky, Bloomberg Businessweek, Stati Uniti, cose serie, su Internazionale. Più terrorizzante Repubblica che ci minaccia con ‘sovranisti di Salvini’, e ‘niente maggioranza Ppe-Pse’. Sondaggisti mai d’accordo e quasi sempre smentiti da voto, ma intanto è brivido. Lettura governativa italiana, Lega che corre per il primato del numero di parlamentari, e M5S al palo, con alleati che scappano o sono vicini a zero rappresentanti.
Ma torniamo alla lettura ‘americana’ di Bershidsky, più pratica di grandi numeri. Esempio la difficoltà statistica e di studio di decine di partiti dei 27 paesi dell’Ue «in un unico spettro politico e di valutarne la forza, a più di tre mesi dalle elezioni, esistono naturalmente svariate proiezioni».Insomma, un gran pasticcio e sondaggi assolutamente incerti nel tradurre in seggi espressioni politiche ancora vaghe e alleanze di partiti estranei tra loro e di 27 Stati diversi.

Intanto chi entra e chi no

L’istituto di sondaggi ‘Europe elects’ -sempre Internazionale- prevede che i tre raggruppamenti che uniscono varie sfumature di populismo ed euroscetticismo (Europa delle nazioni e della libertà – Enf, Europa della libertà e della democrazia diretta – Efdd) e Conservatori e riformisti europei – Ecr) otterranno 176 seggi sui 705 totali rimasti dopo la Brexit.
Da questi seggi è escluso il partito al potere in Ungheria, Fidesz, che appartiene a un gruppo di centro-destra più convenzionale, e il suo rivale di estrema destra Jobbik, che su scala europea è su posizioni non allineate. Due altre formazioni a destra con possibili 15 seggi. Quota 27 per cento ipotetico rispetto al 22 attual, senza il boum atteso. Poi il mistero dell’incostante Movimento cinque stelle italiano, o a quale gruppo aderirà lo spagnolo Vox.

Sovranismi troppo sovranisti

Secondo uno studio di Susi Dennison e Pawel Zerka, dell’istituto di ricerca Consiglio europeo, gli antieuropei potrebbero ottenere quasi un terzo dei seggi del parlamento, ma in un miscuglio politicamente e nazionalmente improponibile, ammettendo che i partiti tradizionali non abbiano i numeri o non riescano a coalizzarsi. Altro dato, le forze antisistema hanno già collaborato nel Parlamento europeo su questioni singole, vedi la simpatia (o l’odio baltico e polacco contrapposto) e per la Russia, l’odio per le sanzioni e le inclinazioni protezionistiche. Estrema sinistra ed estrema destra e gran pasticcio. Partiti populisti e nazionalisti in vantaggio nel dibattito pre elettorale, all’esempio sull’immigrazione. Con i partiti tradizionali che si trovano nella poco invidiabile posizione di dover spiegare concetti complicati agli elettori, mentre i populisti bombardano questi ultimi con semplici slogan.

Valori europei, giustizia fiscale, serietà

La complessità, possibile aiuto per i non populisti. «Molti gruppi alle estremità dello spettro politico non sono davvero contrari all’Ue e non stanno facendo campagna perché i loro paesi ne escano. Alcuni vorrebbero una Ue con minori poteri, ma questo fa parte di una discussione legittima. Non è necessariamente un attacco ai valori europei», leggiamo su Bloomberg. Considerazione finale di Leonid Bershidsky, «Personalmente mi risulta quindi difficile inquietarmi per le elezioni. Anche se i vari partiti antisistema otterranno il numero di seggi che i sondaggi suggeriscono, il progetto europeo non sembra correre pericoli».
Minor allarmismo rispetto alla lettura nuda e cruda di altri sondaggi riportati da Alberto D’Argenio su Repubblica.

Alleanze e modelli d’Europa nuovi

A livello continentale, secondo i sondaggi di febbraio il Partito popolare europeo (Ppe) si confermerà primo gruppo a Strasburgo, anche se con molti meno seggi al 2014: il centrodestra tradizionale (esempio Forza Italia) passerà da 217 seggi a 183. Stessa sorte per i Socialisti e democratici (Pse con il Pd): dai 186 eletti di 5 anni a 135. Insieme Ppe e Pse per la prima volta non avranno/avrebbero la maggioranza per governare l’aula. Al momento l’unico schema prevede l’alleanza dei due grandi partiti del Novecento con i liberali.
L’Alde guidato da Verhofstadt salirà da 68 a 75 eletti, ai quali per completare la famiglia liberale si dovranno aggiungere i venti di Macron. Questa al momento è l’unica maggioranza possibile, eventualmente allargabile ai Verdi (45 seggi) per dare vita a un inedito fronte unito europeista da contrapporre in aula ai sovranisti di Salvini, Le Pen e Kaczynski.

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