martedì 25 giugno 2019

Il principe Bielkin, che per amore imparò un mestiere…

Gatto Randagio ci svela una delle sue passioni e ci invita a volare sulle ali del suo tappeto…
-La storia del principe che imparò un mestiere, che molto ha da insegnare a tutti noi… la vita salvata o intrappolata nelle trame di un tappeto… le magiche reti intorno al mondo di una moderna Aracne…
-E per ora si ferma qui, ché “non basterebbero tutte le pagine di questo sito, per raccontare le storie, le sorprese, le magie, che abbiamo trovato, nel nostro viaggio fra orditi e trame”…

Ricami, arabeschi e tele di ragno
Trame di vita

Vasnetsov, flying carpet

Il principe Bielkin, che per amore imparò un mestiere…
Riannodando il filo della conversazione iniziata domenica scorsa, a proposito di tappeti e di trame…
Passione antica, quella dei tappeti, esplosa con la lettura di una fiaba che arriva dall’Oriente, per la precisione dalle montagne del Tagikistan…
Così siamo saliti (io e il Randagio) sul nostro tappeto volante e siamo arrivati fin laggiù, per ascoltare la fiaba narrata dagli allevatori nomadi che percorrevano le terre fra Iran, Afghanistan, Kirghizistan, Uzbekistan… la storia de “Il principe che impara un mestiere” che, per inciso, ci fa anche capire quanto sia importante, nella vita, conoscere un mestiere, per chiunque, fosse pure il figlio del più ricco e potente dei re…

Dunque. C’era una volta un principe russo, Bielkin, che amava molto passeggiare da solo sulle montagne, e andando andando un giorno arrivò in un pascolo dove vide la figlia del pastore, una ragazza così bella, ma così bella che se ne innamorò e subito le chiese di sposarlo.
L’avreste mai detto? La ragazza lo respinse. “Sposerò soltanto un uomo che eserciti un mestiere”, disse. “I principi non lavorano!”.
E, pensate, pur di avere quella ragazza il principe un mestiere lo imparò, imparò a tessere tappeti.
Saggezza antica di quando il mestiere era arte, cultura, e un artigiano un maestro e ognuno era consapevole dell’importanza di possederlo, un mestiere…

Vincent van Gogh, tessitore al telaio

E quanto sarebbe importante recuperarla, oggi, questa consapevolezza, che per i più sembra perduta. Perché, ci raccontò Luciano Gallino incontrato durante quel nostro (ahimé lontano) viaggio sulle ali del tappeto… “Un mestiere, un mestiere completo con la sua complessità e sfaccettature, è sempre una buona assicurazione contro ogni tipo di crisi. Permette di far fronte a situazioni che il saper fare poche cose in una grande organizzazione non permette di superare. La flessibilità è una nemica del mestiere, che invece richiede tempo e pazienza, aspetti che i lavori discontinui negano”. Saggezza dell’illustre sociologo che tanto si è occupato di processi economici, formazione, lavoro…
“Certo, mestieri significativi esistono ancora. I ragazzi che escono dagli istituti tecnici hanno quanto meno le premesse per costruirsi un mestiere, ma è il tipo prevalente di organizzazione del lavoro che tende a negarlo… una perdita per l’economia, un pessimo modo di organizzare il lavoro nell’economia globale…”

E, seguendoci nelle trame della storia del principe Bielkin, ci ricordò, Gallino, quanto il mestiere sia anche aspetto importante della nostra identità: “A chi ci chiede chi siamo, rispondiamo anche in termini del lavoro che facciamo che, se non è solo una mansione ripetitiva, priva di contenuti, se deriva da un mestiere, rafforza il nostro senso di identità”.
Tornando alla nostra fiaba (che se volete insieme a tante altre potete leggere nella bella raccolta di Sonya Orfalian, A cavallo del vento, fiabe di Armenia)…

Il principe imparò così bene quel mestiere che la ragazza, quando vide un tappeto da lui tessuto, decise che sì, lo avrebbe sposato. Ma la storia non finisce qui…
Qualche tempo dopo il principe partì per un viaggio, in incognito. E finì tra i briganti, che non lo riconobbero, lo rapirono e chiesero un riscatto.
Il principe non svelò chi era: se lo avesse fatto, pensò, sicuramente lo avrebbero ucciso, o non gli avrebbero creduto. Fece invece una proposta: “Vi tesserò un tappeto così bello che potrete andare a venderlo alla moglie del principe Bielkin: ve lo pagherà bene”.

E così fu. Ma quando i briganti si recarono alla reggia per offrire il tappeto alla principessa, questa tra i ricami e gli arabeschi lesse il nome del marito e il messaggio che le mandava. Quindi comperò il tappeto, poi seguì con una scorta armata i briganti e il principe venne liberato.
Salvato dalla trama di un tappeto… e ne sanno le donne, che nel silenzio tessono trame di vita…


“Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, lui ne è soltanto un filo e qualsiasi cosa faccia alla tela, la fa a sé stesso”. Questo pensiero, di Seattle, capo dei Duwamish, indiani del Nord America, è riportato sulla pagina di un’artista, anche lei incontrata volando volando alla ricerca di tappeti e trame. Nadia Trotta, una moderna Aracne incantata dal lavoro di tessitura dei ragni, e le sue tele che sono ragnatele tessute di capelli e fili di luce…
Ci aveva confidato, Nadia, che pur avendo molta paura dei ragni, aveva passato molto tempo nelle soffitte ad osservarli, e la tela dei ragni è poi diventata filo conduttore del suo lavoro artistico, nelle foto, nelle installazioni… fino a tessere utilizzando pezzi di se stessa, intrecciando i suoi capelli, strappati a uno a uno, per comporre una rete proprio come fa il ragno con le sue ragnatele. Se l’uomo è il filo della tela della vita…

E ci ha regalato, Nadia Trotta, bellissime riflessioni, a proposito dell’arte del tessere, che è tessere reti di supporto, di relazioni, ma anche trappola che imbriglia…
“La ragnatela, una forma pura, una magica invenzione dettata dalla sopravvivenza. Un’intrigata rete di progetti che legano l’animale alla struttura che egli stesso ha creato. Ho iniziato a tessere (dentro me) cercando ovunque ragnatele, sulle pietre, sui tessuti, nelle nuvole. Ho abituato il mio sguardo e la mia mente al riflesso di un filo teso nel vento…”
Da allora, ha raccontato, ha trovato quasi sempre, intorno, una qualsiasi traccia del passaggio di un ragno… e credo che la più affascinante opera d’arte ideata da Nadia Trotta sia quella che anni fa aveva iniziato a tessere intorno al mondo, invitando persone in partenza per un viaggio a portare con sé un oggetto che qualcun altro da qualche altra parte le aveva portato… fili ideali collegano questi oggetti lungo percorsi che tutti insieme sono una rete che abbraccia il mondo… Pensate quante strade, quanti incontri, quanta umanità …
E per ora mi fermo qui, ché non basterebbero tutte le pagine di questo sito, per raccontare le storie, le sorprese, le magie, che abbiamo trovato, nel nostro viaggio fra orditi e trame…

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