mercoledì 19 giugno 2019

Francia delle rivoluzioni, ma di chi? Tra Parigi e la Vandea

Christophe Chalençon, islamofobo di estrema destra, ex Front Nazional di Le Pen che cerca ovunque sponsor per un seggio in parlamento. Folclore francese per inconsistenze politiche italiane. Ma la ‘irrequietezza politica francese’ sulle piazza ha ben altri campioni e precedenti.
-Dal 14 luglio 1789 ad oggi Parigi è probabilmente la città europea che ha assistito al maggior numero di rivoluzioni o rivolte nell’età moderna, ma anche prima…
-1383, la rivolta dei mazzuoli;
-la rabbia della ‘jaquierie’ contadina;
-1520 la gabella dei pitocchi;
-fine 1700, la Vandea per il Re e il Papa.

Parigi città poco tranquilla

Francia delle rivoluzioni, ma di chi? Tra Parigi e la Vandea
Dal 14 luglio 1789 ad oggi Parigi è probabilmente la città europea che ha assistito al maggior numero di rivoluzioni o rivolte nell’età moderna, ma nemmeno nei secoli precedenti la vita fu sempre tranquilla: nel Medioevo l’ordine pubblico in città costituiva un problema talmente serio che nel 1260, al ritorno dalla settima crociata, re Luigi IX – poi beatificato dalla chiesa e conosciuto come san Luigi – istituì la carica del ‘prevosto di Parigi’, con mansioni di polizia, giudiziarie ed amministrative e che sarebbe durata in pratica fino alla rivoluzione francese. Le rivolte tuttavia non cessarono, né migliorarono le condizioni di vita in una città tra le più sovraffollate della storia. Nel 1382, dopo la cosiddetta ‘rivolta dei mazzuoli’ (i rivoltosi si erano infatti impossessati di pesanti martelli metallici custoditi tra le armi della città per colpire i possidenti), fu abolita la carica del prevosto dei mercanti che non aveva saputo vigilare e fu conferito maggior potere al prevosto della città.

Nelle campagne dilaga la ‘jaquerie’

Il XIV secolo, che per la verità produsse rivolte urbane e contadine un po’ in tutta Europa, fu teatro in particolare in Francia di un altro sommovimento destinato a dare il nome a questo tipo di rivolte. Con sarcastica sufficienza i cittadini erano soliti chiamare gli abitanti delle campagne ‘Jacques Bonhomme’ e quando a nord di Parigi i contadini esasperati dalle tasse si sollevarono, con scherno si disse che si trattava di una ‘jaquerie’, ma la situazione era veramente drammatica. Nel 1348 la peste nera aveva provocato la morte di un terzo degli abitanti di Parigi e mietuto vittime anche nelle campagne; erano seguite pesanti sconfitte militari con devastazioni e saccheggi, ma la semplice soluzione escogitata da re Carlo era stata l’aumento delle tasse. Dal luglio 1357 la situazione in città era sull’orlo della guerra civile che infatti sarebbe infatti esplosa nell’estate dell’anno successivo: domata brutalmente prima la rivolta dei contadini sconfitti nei dintorni di Compiegne, anche l’esercito dei cittadini di Parigi fu battuto dalle armate reali a Meaux. Il sindaco del piccolo centro fu impiccato e la città data alla fiamme.

Continue rivolte

Tra il 1520 e il 1550 nella campagne del sud seguirono altre rivolte provocate dall’istituzione da parte di Enrico II della gabella sul sale (Jacqueries des Pitauds, ovvero dei pitocchi) che colpiva indiscriminatamente tutta la popolazione provocando l’aumento dei prezzi di vari prodotti alimentari. Nel corso delle guerre di religione seguite alla riforma protestante, gli abitanti delle campagne si schierarono apertamente con la lega cattolica attaccando ed uccidendo anche per un semplice sospetto gli ugonotti, cioè i riformati (Jacqueries des Gautiers, dal nome di una località dove sorgeva una piccola cappella). Nell’ultimo decennio del secolo XVI scoppiò l’ennesima rivolta contadina al nord che si estese all’Aquitania (Jacqueries des Croquants, cioè gli affamati definiti però con scherno ‘masticatori’) e si protrasse con episodi sporadici per oltre un ventennio. Ultima in ordine di tempo in Normandia nel 1639 un’altra rivolta contro i proprietari terrieri e le tasse: che a parteciparvi fossero gli strati più miseri della popolazione lo ricorda il fatto che fu definita “Révolte des va-nu-pieds”, ovvero la rivolta degli scalzi. Per motivi diversi e un po’ in tutta la Francia altre rivolte in maniera sporadica si verificarono anche nel Settecento.

La Vandea

La grande rivolta contadina francese della quale si discute ancora oggi relativamente al numero delle vittime e sulla brutalità con cui fu repressa è tuttavia la rivolta della Vandea, anche si trattò sotto certi aspetti di una vera e propria guerra combattuta tra francesi: da una parte gli insorti che sostenevano il ritorno della monarchia e delle forme di culto cattolico precedenti e dall’altra le forze repubblicane regolari. Dal 1793 al 1799 la regione fu messa a ferro in diverse campagne militari nelle quali furono impiegate le ‘colonne infernali’ il cui compito era quello di attraversare il territorio controllato dagli insorti facendo letteralmente ‘terra bruciata’: i villaggi erano incendiati, si distruggevano i raccolti e il bestiame e la popolazione civile era passata a fil di spada senza risparmiare donne e bambini. In qualche caso gli abitanti dei villaggi furono chiusi nelle case poi date alle fiamme. L’insurrezione finita nel 1799 riprese nel momento di maggiore difficoltà e declino dell’impero napoleonico: mentre infatti si combatteva a Waterloo in Vandea erano riprese le ostilità tra gli insorti e i regolari. Le stime delle vittime sono varie ovviamente difficili, ma sembra ragionevole affermare che i vandeani morti nel corso delle insurrezioni siano stati circa 150.000 e i soldati francesi più o meno altrettanti.

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