lunedì 27 maggio 2019

Roulette Tav e governo croupier, numeri a vincere o a perdere?

Dossier costi-benefici, ‘Opera a perdere’ dicono i tecnici del ministero. Tifosi di una soluzione precostituita, l’accusa contro.
-Esperti Mit: ‘Costa 7 miliardi di troppo’.
-Il commissario Foietta: ‘Dalla farsa alla truffa’

Tav, ingegneria politica
la politica fa ingegneria

Roulette Tav, governo croupier, numeri a vincere o a perdere?
I costi della Tav superano/supererebbero (condizionale consigliato) di 7-8 miliardi i benefici. Lo la commissione nominata dal ministero dei Trasposti, che non risulterebbe però abbastanza ‘sopra le parti’. Un saldo ‘fortemente negativo’ in redditività, scrivono gli esperti che, a dare ulteriore sostegno alla loro tesi, riducono fortemente la valutazione delle eventuali penali da pagare per il blocco dell’opera. ‘Solo’ 4,2 miliardi massimo di penali. Il ministro Toninelli fa il ‘tecnico terzo’ e rinvia al governo, ovvi, anche se parla di ‘numeri impietosi’. Sperando siano anche veri. M5s Di Maio, alla rincorsa di consensi del dopo Abruzzo, spara: ‘Lo stop è l’unica via’.

‘Dalla farsa alla truffa’

Ma il commissario straordinario Foietta attacca: ‘Dalla farsa alla truffa’ (testuale Ansa). «Un’analisi realizzata per far quadrare i conti in base a quel che vuole il padrone», il giudizio impietoso. Di Foietta. Non ha firmato uno dei 6 commissari, Piergiorgio Coppola, che si è dimesso per non partecipare alla stesura del testo. E non è assenza di poco conto. Poi ovviamente gli interessi di parte. Le imprese torinesi parlano di ‘numeri risultato di un lancio di dadi’. Il presidente di Confindustria Boccia rilancia: ‘E’ una grande occasione per dare lavoro a 50mila persone, a noi basta’. Salvini: ‘Non ho letto’ e lascia cuocere.

Calcoli in attesa di demolizione

Sui conti, la scemenza immediata di mettere al passivo i diminuiti incassi da accise carburanti e pedaggi delle merci tolte dai Tir sulle autostrade, ma è ancora la politica a prevalere nel confronto. Antonio Tajani, presidente del Parlamento nell’incontro con Giuseppe Conte a Strasburgo, tra una cattiveria e l’altra su chi comanda veramente a Roma: “Abbiamo finanziato la parte europea transfrontaliera, ritengo che quei soldi debbano essere investiti bene e non buttati al vento perché cinque capricciosi esperti no-tav hanno detto che non si deve fare”. Prova a metterci una pezza la sindaca 5Stelle di Torino, in equilibrio precario: “L’analisi conferma i dubbi sull’utilità dell’opera, ma la scelta spetta al Governo”.

In troppi danno numeri

Mit, il ministero delle Infrastrutture e Trasporti corregge subito a scapito dell’opera, sui costi delle panali da pagare per l’eventuale stop. Massimo, tra penali e rimborsi, 1,7 miliardi. In attesa di qualcuno che abbia titoli a ribattere, noi riportiamo, sospetti politici compresi. Conti con lo ‘sconto’, 400 milioni per lo stop ai contratti, di 81 milioni per violazione del dell’accordo, 400 milioni per la rivalsa francese, di 535 e di 297 milioni per importi Ue da restituire o non incassare. Saranno pure conti ottimistici, ma non si parla certo di spiccioli. E c’è chi moltiplica che due, tre e passa volte gli stessi numeri. Ma il ministero dell’ormai noto Toninelli, specialista di tunnel, appare certo, certissimo.

Saldo costo benefici

‘Valore netto economico’, ovvero, il saldo tra i costi e i benefici, risulterebbe a -6.995 milioni considerando i costi ‘a finire’ ed escludendo i soldi già spesi, e a -7.949 milioni “qualora si faccia riferimento al costo intero”. Dai 7 agli 8 miliardi a perdere, comunque tu li voglia contare. Affare a perdere anche per la Francia (sempre Toninelli): “La Tav avrebbe un impatto sulle finanze pubbliche degli Stati interessati superiore alla sola somma dei costi di investimento e di gestione”. Segue la già contestata valutazione di meno carburanti e tariffe autostradali dei Tir tolti delle strade, ma qui, anche in termini ambientai, il tema diventa dinamite. Conti nei nemici Tav, da 10 a 11,6 miliardi. 16 miliardi gli ultrà di “Osservatorio 2011”.

Posti di lavoro tra i numeri

Da subito, e prima di entrare in qualsiasi contestazione di di perizie e valutazione -e saranno molte e severe- da subito la valutazione ‘Opere pubbliche – posti di lavoro’. “Nel decidere sulla Torino-Lione auspichiamo che il Governo abbia una unica e grande priorità: l’occupazione, il lavoro. L’apertura di questi cantieri a regime determina 50mila posti di lavoro”, dice il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Se per il Governo questo basta… A noi basta come analisi costi-opportunità, in una fase delicata per l’economia, in cui va messo al centro il lavoro. E’ una grande occasione per dare lavoro a 50mila persone. Io l’analisi già l’ho fatta: ho fornito un dato, e a noi basta”.

Il commissario scettico

“Mi riservo di vedere nel dettaglio i numeri, ma dalle prime indicazioni mi sembra che dalla farsa si è passati alla truffa”, colpisce duro Paolo Foietta, commissario straordinario per l’opera. “I costi sono ampiamente gonfiati, mentre c’è una enorme sottovalutazione dei benefici ambientali e sociali. Dalla prima lettura rilevo anche una grave sottovalutazione dei traffici, sui quali l’analisi prende una cantonata colossale. C’è poi la questione delle accise e del mancato introito per lo spostamento dei traffici dalla gomma alla rotaia: è contro ogni logica e buon senso calcolare tutto questo come una negatività, va contro qualunque linea guida sulle analisi costi-benefici”.

‘Se Fantozzi entra nel tunnel’

Una attenzione di riguardo dovuta a Norma Rangieri, editoriale del Manifesto, che ironizza contro la Tav, pur nell’imbarazzo di chi ti trovi accanto, da qualsiasi parte sia. «Chi pensava di avere una classe dirigente che dell’ambiente se ne infischia, o chi credeva che di conflitto di interessi è impastata quella medesima classe dirigente, da ieri può tirare un sospiro di sollievo. I nostri politici hanno molto a cuore l’aria che respiriamo nelle nostre asfissianti città, e sul conflitto di interessi sono pronti a combattere come un sol uomo. Ci voleva la discussione sulla Tav in Commissione Trasporti, a Montecitorio, per assistere a due ore di un atto unico dell’assurdo, con deputati della destra e del Pd che contestavano l’economista Marco Ponti, il capo del gruppo che ha condotto lo studio costi-benefici sulla grande opera europea del Tav».

Percorso sofferto, e ne vedremo ancora delle belle (per modo di dire)

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