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mercoledì 23 Ottobre 2019

Gilet gialli, chi sono, che vogliono: rabbia e confusione alle Stelle

La rete dei gilet gialli, tra social, estrema destra e manipolazioni.
– Un movimento apparentemente spontaneo e disomogeneo che trova la sua sintesi sul web.
-Uno studio internazionale cerca di capire cosa si muove dentro, sotto e sopra il gruppo che agita la Francia e l’Europa

Analisi sui gilet gialli: social, rabbia e confusione alle Stelle
«Il movimento dei Gilet Gialli, analisi dell’impatto digitale», la domanda che si sono poste alcune testate internazionali. Tra queste anche Repubblica che, attraverso Alto Data Analytics affida ad Anais Ginori e Andrea Iannuzzi, la pubblicazione dei dati più significativi. E noi andiamo a spulciare.

I ‘colpevoli’ della crisi diplomatica Italia-Francia

Un movimento senza veri precedenti storici. Connotazioni sociologiche e politiche vaghe, come le loro rivendicazioni. La protesta è nata il 17 novembre, con la prima mobilitazione contro l’aumento della Carbon Tax, altra tassa sulla benzina, poi abolita dal governo. Poi nel tempo le richieste si sono allargate dal potere d’acquisto, alla giustizia fiscale, a nuovi strumenti di democrazia diretta. La piazza arrabbiata si cerca di volta in volta nuove ragioni, e non è certo difficile trovarne.

Colpire cosa e come

Anche l’espressione del movimento è ‘poliforme’: «dai blocchi stradali, spesso intorno a rotatorie dove si sono create piccole comunità di ribelli, ai cortei pacifici di famiglie e pensionati, ai gruppi di casseurs, i teppisti che hanno attaccato poliziotti, vandalizzato strade, negozi e simboli della République». Mille diversità, sola convergenza obbligata, la Rete. La protesta è nata, è cresciuta e continua a vivere sui social e su alcuni media di riferimento. Ma quali sono le comunità che si muovono nel movimento? E quale dibattito interno, se c’è. Esistono tentativi di manipolazione, anche attraverso ingerenze dall’estero?

Un campione di 11,5 milioni di tweet

«L’analisi è stata condotta fra il 13 novembre e il 19 dicembre dal team di ricerca della Alto Data Analytics, una società specializzata in indagini informatiche basate su big data e intelligenza artificiale che ha sedi a Madrid, New York e San Paolo. Sono stati presi in esame 11,5 milioni di tweet, tutti in lingua francese, prodotti da 1 milione di autori». Twitter la principale piattaforma di riferimento della ricerca, ma anche Facebook con centinaia di eventi condivisi, e YouTube, decisivo nella diffusione dei video durante la protesta. Flusso delle interazioni comn picchi in concomitanza degli scontri più violenti con la polizia. I contenuti più virali sono stati trasmessi in streaming da Russia Today.

Le cinque comunità

La rete delle conversazioni è stata suddivisa in cinque comunità di riferimento.

1) Simpatizzanti del movimento
La più numerosa è quella dei simpatizzanti del movimento (52,8% degli utenti) rispetto a quella dei
2) gilet gialli veri e propri (13,8%). Il picco di affluenza alle manifestazioni è stato registrato con la prima manifestazione del 17 novembre che ha richiamato 282mila partecipanti e poi è andato a diminuire progressivamente, con qualche eccezione, fino all’ultimo corteo di sabato a cui hanno partecipato 51mila gilet gialli.
Nonostante questo calo continuo in piazza, il consenso intorno alla protesta resta alto nei sondaggi: 64% secondo una rilevazione YouGouv del 6 febbraio. La mappa costruita da Alto Data Analytics mostra che le altre comunità al centro delle interazioni sono
3) i sostenitori di Macron (15,35%),
4) i militanti dell’estrema destra (8,3%) e infine
5) i media (7,9%).

Gli influencer e i sovranisti

Il peso delle varie comunità nel dibattito cambia radicalmente se si prendono in esame i profili più influenti e il loro legame con i partiti politici. In questo caso si registra una netta predominanza dei sovranisti del Rassemblement National di Le Pen e di Debout La République guidato da Dupont-Aignan, contrapposta a una marginalità dell’area governativa macroniana.
Nel gruppo dei gilet gialli invece i partiti più presenti sono quelli di sinistra (La France Insoumise di Mélenchon e Génération dell’ex candidato socialista alle presidenziali Hamon). Ed ecco il problema del rapporto tra Gilet gialli, social, estrema destra e manipolazione.

I tentativi di manipolazione

Il tentativo di manipolazione del movimento attraverso la Rete, qualcosa più di un sospetto. La ricerca di Alto Data Analytics scopre l’uso della tecnologia e il probabile ricorso ai ‘bot’ (gli artifici di rilancio e moltiplicazione dei post, dei messaggi) per influenzare dibattito e indirizzi. Ad esempio, 520 utenti che hanno prodotto quasi 1,5 milioni di post, con una attività giornaliera e periodica che può essere definita “non umana”. Alcuni sono stati individuati e sospesi da Twitter, con il caso limite di un utente che da solo aveva prodotto quasi 27 mila commenti. Si tratta per la maggior parte di profili assimilabili all’estrema destra (289) o alla comunità dei gilet gialli (164).

Gli estremisti dall’estero

Poi un fenomeno già notato durante la campagna elettorale in Brasile, tra i sostenitori di Bolsonaro. Gli account più attivi nel gruppo dell’estrema destra compaiono anche su Gab.ai, un nuovo social network che si sta affermando negli Usa come piattaforma di riferimento dell’alt right e dei suprematisti bianchi -Steve Bannon e camerati-, un luogo nel quale gli iscritti si vantano di condividere la “vera” informazione contro le “fake news” dei media tradizionali. Ma il dibattito in Rete del movimento è circoscritto quasi esclusivamente al territorio francese.

Export giallo sospetto

La ricerca di Alto Data Analytics mostrama tra gli account geolocalizzati all’estero, circa 20 mila sono negli Stati Uniti (1,9%), mentre 6 mila (0,6%) sono italiani. Le uniche fonti straniere degne di nota sono Russia Today (che è tra i 25 siti più influenti) e il sito filo-russo Sputnik, condivise e usate in massima parte dall’estrema destra. Questa comunità si distingue anche per l’uso massiccio di fonti poco conosciute. Infine, la comunità dell’estrema destra ha provato a contaminare la protesta dei gilet gialli con i temi dell’immigrazione, attaccando in particolare il patto Onu di Marrakech.

 

AVEVAMO DETTO

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