martedì 25 giugno 2019

In Ungheria Orban arruola anche la Scienza

L’Accademia delle Scienze, la più prestigiosa istituzione scientifica ungherese, è in subbuglio.
-Il governo ungherese attraverso una serie di provvedimenti “senza precedenti” ha minato l’indipendenza di questa istituzione (nata nel 1825) sia dal punto di vista economico che decisionale.

L’Accademia ungherese sotto attacco
Orban la vuole sotto controllo governativo

Accademia delle Scienze epurata, per Orban solo ‘cultura’ sovranista
Senza più autonomia, fondi e ricerca. Professori e studiosi scendono in piazza a Budapest per difendere la prestigiosa ‘Mta’, su cui il governo Orbán ha messo le mani.
«Il sapere è del popolo ungherese, non del governo», traduce Massimo Congiu da Budapest su uno dei cartelli che hanno accompagnato la manifestazione a sostegno dell’Accademia Ungherese delle Scienze, la cui autonomia è attaccata da quasi un anno dal governo di Viktor Orbán. Una catena umana intorno all’edificio della prestigiosa istituzione, fondata nel 1825, e una petizione consegnata al presidente dell’Mta, László Lovász, per chiedergli di non accettare la liquidazione della rete di istituti di ricerca che fanno capo all’Accademia.
Libertà accademica e la protesta contro il trasferimento a Vienna della Central European University, fondata da George Soros, perché nella Ungheria nazionalista attuale, la cultura è parte politica.

Innovazione e ricerca sopra tutto

L’anno scorso l’esecutivo ha deciso di trasferire risorse economiche e competenze al neo costituito ministero per ‘Innovazione e Ricerca’, ufficialmente per rendere la ricerca più competitiva. In campo umanistico invece, denunciano i ricercatori, la dispersione: una decina di istituti di ricerca in aperta competizione con i quindici coordinati dall’Accademia a moltiplicare ed annacquare. Secondo i ricercatori dell’Mta, l’obiettivo del governo, è quello di ridurre l’Istituzione a una sorta di «innocuo club accademico» composto, per lo più, da studiosi in pensione, sul modello della riorganizzazione dell’Accademia Russa delle Scienze, avvenuta fra il 2013 e il 2014.
Una nota del Forum dei ricercatori mette in guardia: la rete di centri di ricerca dell’Mta, forte di 5mila membri attivi, è destinata ad essere trasferita in università o centri di ricerca controllati dallo Stato o ad essere soppressa.

Umanesimo non produttivo

“Poco dopo le elezioni dello scorso anno, vinte dal partito di Orbán, sono comparse liste di proscrizione, alcune delle quali recanti nomi di studiosi rei di occuparsi di argomenti relativi all’immigrazione, all’omosessualità e alle questioni di genere”, scrive Congiu sul manifesto. Argomenti ‘peccato mortale’, il cui studio, secondo le autorità di Budapest, va disincentivato, perché il paese non può permettersi di legittimare tendenze sessuali devianti perché in Ungheria si figlia poco, e di immigranti manco a parlarne. Il governo ha così colpito a suon di decreti diverse cattedre delle facoltà di sociologia. Un po fascisti, ma almeno chiari. Zoltán Kovács, portavoce del gabinetto Orbán, sono chiare: «Queste ricerche non coincidono con la filosofia del governo». La ricerca scientifica vincolata ‘alla filosofia del governo’? Uno novità assoluta per l’Europa. Del resto, il governo, nella riforma dell’istruzione, obbliga le scuole pubbliche ad adottare solo libri di testo pubblicati dal Centro Statale per lo Sviluppo dell’Istruzione. Testi che descrivono l’immigrazione come un pericolo per i valori della nazione, e l’Unione europea una entità dal cui difendersi.

Rivolta scientifica

Lo storico italiano Stefano Bottoni, membro dell’Mta ungherese, ha rivolto un appello per chiedere solidarietà alla comunità scientifica italiana. «Dal 2021 l’Ungheria -denuncia Bottoni su Ungheria News- e perderà parte dei finanziamenti europei». Si parla di 6 miliardi di euro in meno per il periodo che va dal 2021 al 2027. La sola eccezione è quella riguardante il settore dell’innovazione. «Per cui, fa notare lo studioso, lo smembramento dell’Accademia e dei suoi centri di ricerca è funzionale al controllo governativo sulle ingenti somme destinate al comparto».
Aspetti economici a parte, Bottoni parla di «epurazione scientifica, la più drastica di sempre nella storia del paese». Sono in linea con questo clima le frasi pronunciate in un’intervista dal nuovo direttore del Museo Letterario Petofi, Szilárd Demeter, secondo il quale vale la pena di agevolare il lavoro degli scrittori ungheresi le cui opere si rivolgano ai loro connazionali e possano essere considerate, anche in futuro, parte integrante della letteratura ungherese, e non di quanti, per motivi definiti puramente commerciali, aspirino soprattutto a essere tradotti all’estero e a raggiungere la popolarità internazionale.

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