martedì 16 luglio 2019

Venezuela verso il golpe? Guaidó, i militari e le tentazioni Usa

Sui militari scontro aperto tra Maduro e Guaidó. La forza armata bolivariana, punto di forza di Maduro, mentre Guaidó spinge al golpe. -Venezuelani a Caracas in fila per firmare contro l’intervento militare in Venezuela.
-Usa, i democratici contrari a un golpe militare statunitense nel paese latinoamericano.

Maduro che nonostante tutto regge
Guaidó a cui manca la piazza
e allora la tentazione dei militari

Venezuela verso il golpe? Guaidó, i militari e le tentazioni Usa
Sul ruolo chiave dei militari nella crisi venezuelana ormai sono consapevoli tutti, Maduro che ne fa da sempre un suo punto di forza, e l’opposizione che con i riconoscimenti internazionali non fa la piazza delle proteste in grado di rovesciare il despota. Alcune defezioni, poca cosa, ma la forza armata bolivariana, le Fanb, restano fedeli a Maduro, ma l’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó prova di tutto per creare crepe tra i militari. La strada della democrazia in tuta mimetica vizio latino americano.

Ora la polemica politica, narrano le cronache dal campo, si innesca sugli aiuti umanitari. L’accusa al governo di impedire il trasferimento nel paese di medicine, cibo e generi di prima necessità destinati ai «bambini denutriti», e l’appello a militari a impedire ‘l’ultimo scempio’. Negazione totale, bugie, propaganda di marca occidentale e dollaro Usa, la contro accusa di ritorno. Sempre Guaidó insiste coi militari promettendo redenzione: «tutti coloro che decideranno di appoggiarlo godranno di garanzie speciali».

«Show degli aiuti umanitari» per il governo: il blocco di 1,2 miliardi di dollari in obbligazioni per il pagamento di medicinali e cibo deciso già nel 2017 dalla società finanziaria Euroclear. Anche così, ha evidenziato Maduro, il governo consegna ogni mese, attraverso i Comitati locali, 6 milioni di casse di alimenti ad altrettante famiglie. In confronto, i 20 milioni di dollari in aiuti dell’Usaid, l’equivalente di 1 milione e mezzo di casse Clap, e per di più a base di cibo disidratato, un’umiliante elemosina e un atto di propaganda.

La disponibilità dell’autoproclamato presidente ad autorizzare un intervento militare anche esterno, ai voglia a dire No alla ‘guerra civile’ -quando inizia mica sai come fa a finire- ha suscitato però diverse perplessità. Esempio, quella del congressista Usa Ro Khanna, che, su Twitter, ha ricordato al presidente dell’Assemblea nazionale che non è a lui che spetta decidere sull’intervento statunitense: «Può proclamarsi leader del Venezuela, ma non può chiedere interventi militari degli Usa. Solo il Congresso ha il potere di farlo».

Partita politica aperta, ovviamente, negli Stati Uniti. Non posizioni non omogenee rispetto ai partiti tradizionali. Democratici più disposti a mettere in discussione il modello interventista negli affari dei governi stranieri. E sopratutto nessuno dei candidati o aspiranti candidati alle presidenziali del 2020 sostiene l’opinione del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e del segretario di Stato, per cui «tutte le opzioni sono sul tavolo»: tutti hanno respinto il possibile ricorso alla forza militare per rimuovere Maduro.

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