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venerdì 18 Ottobre 2019

Gilet gialli, le tentazioni italiane da vuoto politico ‘anti qualcosa’

E’ davvero una rivoluzione quella dei gilet gialli francesi? si chiede opportunamente Michele Marsonet.
-Un movimento caotico che vede scendere in strada assieme estrema destra ed estrema sinistra, anarchici ed esponenti di formazione parafasciste.
-Perché una parte politica italiana li insegue, e chi di loro insegue, e per condividere cosa?

La rabbia di piazza diventa un giallo

Gilet gialli, le tentazioni italiane da vuoto politico ‘anti qualcosa’
Che sta accadendo in Francia? Difficile dare una risposta precisa e, del resto, proprio su queste pagine Ennio Remondino si è già chiesto quali siano gli obiettivi e il senso ultimo delle manifestazioni che ogni sabato assediano i centri di Parigi e di molte altre città d’Oltralpe.
Chiarisco subito che, per porsi quesiti di questo tipo, non occorre affatto simpatizzare con Emmanuel Macron. Al contrario, si può per esempio concordare con i critici delle sue politiche fiscali, con il suo approccio al problema dei migranti e con le strategie adottate in Africa.

La Francia è una ex potenza coloniale che, uscita sostanzialmente sconfitta dal secondo conflitto mondiale, è poi riuscita – soltanto grazie a Charles de Gaulle – a mantenere sul piano formale il proprio posto nel club delle grandi potenze mondiali.
Tutti sanno, però, che in questo caso al piano formale non si abbina quello reale. Sono tante le sconfitte che i francesi hanno subito nel dopoguerra, dall’Indocina alla crisi di Suez, per finire con l’Algeria.

Antipatizzante Grandeur dei nani

Eppure hanno continuato a comportarsi come se il loro peso nello scacchiere internazionale fosse pari a quello di superpotenze globali quali gli Stati Uniti, l’ex Unione Sovietica e – oggi – la Cina. L’avventura libica, con le sue tragiche conseguenze, è l’ultimo episodio di eccessiva autostima.
In effetti Macron incarna proprio lo spirito della “grandeur” gollista e, sotto sotto, si capisce che il giovane presidente ha ancora de Gaulle come punto di riferimento, pur essendo evidente che non ne possiede statura e capacità. E condivide pure il classico senso di superiorità gallico nei confronti degli italiani, considerati in fondo dei “parenti poveri”.

Una volta fatta questa doverosa premessa, occorre tuttavia chiedersi ancora quali siano i reali obiettivi dei cosiddetti gilet gialli. O, forse, è ancor meglio chiedersi chi essi siano. E qui la risposta non è per nulla scontata. Si tratta di un movimento caotico che vede scendere in strada assieme estrema destra ed estrema sinistra, anarchici ed esponenti di formazione parafasciste.
Il tutto per far cadere il governo sulle piazze scavalcando istituzioni e parlamento. Insomma un mix ben poco plausibile di populismo e sovranismo, di antieuropeismo e di appelli alla “democrazia diretta”, appelli che gli italiani hanno ormai imparato a conoscere bene.

‘Cassuer’ all’italiana per rompere cosa?

Non si capisce neppure quali siano i veri leader della protesta, giacché le voci che parlano a nome del movimento sono tantissime, assai diverse e per di più tra loro discordanti. Può darsi – come molti sostengono – che i moderati siano in maggioranza, ma è un fatto che la scena finisca sempre per essere dominata dai “casseur”, vale a dire dagli sfasciatori di vetrine e di bancomat.
Difficile dunque, per non dire impossibile, capire dove andranno a parare. Né si comprende con chi e con cosa vorrebbero sostituire Macron e il suo governo qualora alla fine riuscissero a farli cadere in piazza.

Ed è esattamente per questo che occorre preoccuparsi per l’appoggio loro concesso da esponenti di punta dell’attuale governo italiano. Il sospetto è che si stia pensando a una sorta di replica nostrana dei gilet gialli qualora il governo non riuscisse a conseguire in parlamento i suoi obiettivi di fondo.
Idea pericolosa perché le rivoluzioni riescono innanzitutto se i leader sono persone serie e culturalmente preparate, e poi se gli obiettivi da raggiungere sono chiari e plausibili. Non è questo il caso dei gilet gialli francesi, e non lo sarebbe nemmeno se le loro casacche venissero trasferite in Italia.

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