Privacy Policy I 250mila posti di lavoro nelle 1900 imprese francesi in Italia -
domenica 8 Dicembre 2019

I 250mila posti di lavoro nelle 1900 imprese francesi in Italia

L’enorme inciampo con la Francia, Di Maio scrive a Le Monde ma non convince la Francia e continua ad attaccare Macron. Il governo francese ricorda le regole della diplomazia.
-Il mondo dell’economia si inquieta. I casi Alitalia e Fincantieri.
-Polemiche sulla visita di Di Maio anche tra i gilet gialli.
-Oggi un gruppo sarà a Sanremo e non per cantare

basta scemenze per favore
che qui si va a picco

250mila posti di lavoro nelle 1900 imprese francesi in Italia
Martedì a Strasburgo ci proverà Giuseppe Conte a metterci una pezza, sperando che i suoi due vice che comandano, riescano a frenare almeno la lingua da qui ad allora. Discorso all’Europarlamento sulla visione italiana dell’Europa, e sarà interessante vedere come Conte riuscirà a spiegare anche a noi la rissa Francia e Italia che pare un trucco elettorale alla ricerca dell’essere contro, più che una cosa seria. Contro i migranti, contro la Francia, contro la burocrazia di Bruxelles da qui a maggio. Troppo spesso anche contro il buonsenso
Il problema che sfugge a qualche mente nostrana, che la politica è dialettica, dai e prendi, insulti a scapaccioni compresi.
Ieri Di Maio ha cercato di riparare alla grossa gaffe diplomatica dell’incontro con dei gilet gialli, ma nella lettera pubblicata da Le Monde (linguaggio ambiguo e qualche sciocchezza, vedi la «tradizione democratica millenaria» della Francia, cioè dai tempi dei Carolingi, ironizza il manifesto), ha continuato a rivendicare la sua azione, criticando la politica «ultraliberista» di Macron. Come le dichiarazioni politiche in tv da Montecitorio, con l’ignoto parlamentare che ripete la lezioncina slogan imparata e memoria sperando che a forza di ripeterla, la favola diventi vera. In Francia sembra invece che giri diversamente, anche tra gli stessi gilet gialli.

‘Educatamente arrabbiati’

Si parte dal galateo. Benjamin Griveaux, portavoce del governo: «la cortesia più elementare vuole che si informi il governo quando un esponente dell’esecutivo di un paese alleato viene in visita per incontrare degli esponenti politici». Per la ministra degli Affari europei, Nathalie Loiseau -lei deve provare a frenare- Di Maio è scaduto in «comportamento e frasi non frequenti» tra paesi amici, sperando che riprenda «un dialogo normale, rispettoso».
Francesi, tutto meno che santi, e veleno in coda. «Le gesticolazioni italiane non hanno evitato all’Italia di entrare in recessione», commenta acido in ministro collega del Di Maio. Nessuno sconto neppure per Salvini, col collega agli interni, Christophe Castaner, che respinge al mittente la «convocazione» a Roma, ricordando che «i viaggi diplomatici si fanno in modo ufficiale». Opposizione francese, all’estrema destra, prime reazioni favorevoli a Di Maio del capolista alle europee del Ressemblement national della Le Pen, scrive Anna Maria Merlo da Parigi, ma adesso la frenata. Il troppo stroppia.

Gilet gialli, ma quali? Tutto sbagliato

La trasferta di Di Maio Di Battista in Francia sta creando problemi anche nel composito e indefinito mondo dei gilet gialli. Molte critiche in casa e distinguo e scomuniche. Ingrid Lavavasseur, una delle presunte leaders (modello venezualano dell’auto nomina) che pensa ad una formazione politica per le europee, ha sconfessato proprio l’interlocutore di Di Maio. Il controverso Christophe Chalençon, che prova a fare il grillino in francese. Ieri, Jacline Mouraud, una delle pioniere dei gilet che ha fondato il partitino ‘Les Emergents’, ha parlato di «ingerenza grave». Maxime Nicolle, alias Fly Ryder, esponente estremista (l’anima dura del movimento) oggi dovrebbe arrivare a Sanremo, e non esattamente per il festival della canzone. «Per far vedere al governo italiano chi sono i veri gilet gialli, Di Maio ha gli interlocutori sbagliati». Ne avessero azzeccato una.
Nell’attesa/timore di vedere sul palco dell’Ariston qualche gilet giallo accanto a tanti improbabili abiti di scena, oggi in Francia sarà di nuovo giornata di protesta. Non è che loro debbano state poi così tranquilli a che dalle loro parti tutto vada bene, sia chiaro. I gilet hanno annunciato che non dichiareranno alle autorità i percorsi delle manifestazioni, per «non essere complici delle violenze della polizia», che è dichiarazione di prossimi scontri sicuri.

Mondo economico e conti in tasca

Italia in recessione e paura tra gli imprenditori che di certe alzate d’ingegno elettorali preferirebbero fare a meno. E i francesi con loro, perché i soldi non hanno Patria. Lettera delle organizzazioni del padronato, Confindustria e Medef, che provano a spiegare a piccoli politici che la grande sfida non è tra paesi europei, ma «tra l’Europa e il resto del mondo». E qui arriviamo ai conti in tasca tra Italia e Francia, su cui abbiamo costruito il titolo. Scambi commerciali di 80 miliardi l’anno. Più capitali francesi in Italia che viceversa. La Francia controlla in Italia circa 1.900 imprese, che impiegano 250mila persone. L’Italia in Francia possiede un migliaio di imprese, con un po’ meno di 100mila dipendenti. La presenza francese riguarda banche, assicurazioni, telecomunicazioni, lusso, alimentare, energia, ottica, grande distribuzione, aeroporti.
In ballo -per noi materia scottante- la questione di Alitalia: Air France, in un primo tempo interessata a entrare come partner di Fs ha detto di No, scrive stamane il Sole24ore, ed è ripicca politica, sostiene il quotidiano di Confindustria, che che ne dica Di Maio che cerca di schivare scomode responsabilità. Difficoltà anche per l’intesa Fincantieri-Saint Nazaire, i cantieri sull’Atlantico dove vengono costruite anche navi militari, acquisto italiano che non ha mai entusiasmato i francesi.

 

AVEVAMO DETTO

Accordo al ribasso Italia Francia sulla cantieristica

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