giovedì 25 aprile 2019

Crack Venezuela, chi ci guadagna: prestiti russi e strani intrallazzi

Fonti chiaramente di parte occidentale certo non neutrali, ma comunque interessanti sugli interessi di Putin in Venezuela, letti da ‘The Economist’ e dal ‘Carnegie Endowment’, che non sono garanzia di ‘terzietà Onu’.
Poi la strana storia di quell’Antony Scaramucci, per una sola settimana portavoce di Trump.

Crack Venezuela, chi ci guadagna: prestiti russi e strani intrallazzi
Sulla sorte del Venezuela e sulla pelle dei venezuelani, chi cerca di mettere assieme il pranzo con la cena, chi di trovare i medicinali per non morire, chi si difende il potere che ha e chi cerca di prenderlo per se, chi vuole liberare il Paese per sperare in una vita migliore, chi lo vuole vuole per interessi strategici suoi e chi per le stesse ragioni vuole il contrario. Chi ruba e basta e chi è interessato soltanto al petrolio. Papa Francesco al momento non è stato invitato.

‘The Economist’, Regno Unito
Russia, affari in corso con Maduro

Scambio di favori dal lontano 2009, dai tempi di Hugo Chávez in visita a Mosca. Il Venezuela che riconosce i territori separatisti dell’Ossezia meridionale e dell’Abkhazia a scapito della Georgia, ad esempio, e il Cremlino che concede un prestito da 2,2 miliardi di dollari per comprare armi russe. Dal 2006 -fonte Economist- la Russia ha prestato al Venezuela almeno 17 miliardi di dollari. Parte di questo debito è stato ristrutturato ma il Venezuela deve ancora alla Russia sei miliardi di dollari, metà dei quali a Rosneft. Maduro ha restituito il favore riconoscendo l’annessione della Crimea e garantendo ulteriori licenze a Rosneft.

Sečin, Rosneft, l’uomo nero

Maduro a Mosca nel dicembre del 2018. Sečin, il capo di Rosneft, viene raccontato come “l’uomo nero” della situazione, l’intermediario per la vendita del petrolio venezuelano in tutto il mondo. Petrolio finisce nelle raffinerie degli Stati Uniti, perché nessuno è vergine. Altro personaggio del Cremlino apparentemente coinvolto nella faccenda è Evgenij Prigožin, da ristoratore a capo della ‘fabbrica di troll’, di manipolazioni socielevia Internet che avrebbero manomesso le elezioni statunitensi del 2016.

Mercenari Wagner

A questo punto la dietrologia si fa inarrestabile. Prigožin principale proprietario di Wagner, azienda di mercenari tra Siria, Ucraina e Africa, ora anche in Venezuela. Nel frattempo i canali televisivi statali russi attribuiscono i disordini in Venezuela, all’interferenza degli Stati Uniti. Vladimir Frolov, un analista delle relazioni internazionali, ha sostenuto in un recente articolo che il sostegno al cambiamento di regime da parte degli Stati Uniti in Venezuela mette alla prova un punto fermo di Putin, la sua fiducia nella “sovranità illimitata” e nel diritto dei governanti di usare la forza per restare al potere.

Il Carnegie Endowment

Più per politica che per soldi, il sostegno russo a Maduro. Mentre l’occidente sta cercando di tagliare le fonti di finanziamento di Maduro, secondo Novaya Gazeta, giornale indipendente russo, Mosca gli sta fornendo denaro, vendendo l’oro che il Venezuela ha depositato nella banca centrale russa per sicurezza, e inviando vari aerei pieni di dollari a Caracas. Sul lungo periodo, sostiene Alexander Gabuev del Carnegie Endowment, Mosca potrebbe cercare di creare, insieme a Cuba e alla Cina, una coalizione in grado di tenere a galla Maduro.

Sul finale, giallo all’americana

Chi ha mandato in rovina il Venezuela? chiedeva tempo fa Héctor Abad Faciolince su Internazionale. E tirava fuori una storia affascintante, quasi un giallo. Danilo Diazgranados Manglano, uomo d’affari di New York cresciuto in Venezuela, amico dell’ex presidente Hugo Chávez e al governo di Caracas. Diazgranados Manglano a capo, ufficialmente, della Ron, un’azienda con sede legale sull’isola di Jersey, nel Regno Unito. E quei scatta l’intrigo. La Ron compra buona parte della società d’investimenti di Anthony Scaramucci, la SkyBridge, che è stata venduta per la somma non irrisoria di 180 milioni di dollari.

Il più veloce licenziato del west

Qualcuno ricorda l’italo americano Scaramucci? Antony ha dovuto vendere la sua azienda per evitare conflitti di interesse e poter accettare il posto di capo della comunicazione che gli aveva offerto Donald Trump. Peccato che la sua esuberanza latina e l’incontinenza verbale lo abbiano portato al licenziamento più veloce nella storia della Casa Bianca da George Washington ad oggi. Il suo incarico durò appena sette giorni lavorativi, ma la sua azienda era già stata venduta, in parte, ai venezuelani. Chi sono gli investitori dietro alla Ron e a Diazgranados (e a Scaramucci)? Prestanome e corrotti quasi certamente, che si sono riempiti le tasche mandando in rovina il Venezuela, ma non solo venezuelani, certamente.

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