lunedì 18 febbraio 2019

L’ambasciatore italiano è a Tripoli, ma la Libia c’è ancora?

Giuseppe Maria Buccino Grimaldi, ambasciatore d’Italia a Tripoli s’è insediato. Ma c’è ancora la Libia?
El Sharara è il più grande campo petrolifero libico, oltre 300.000 barili di greggio al giorno sotto il controllo del generale Haftar

Ambasciata che va
ambasciata che viene

L’ambasciatore italiano è a Tripoli, ma la Libia c’è ancora?

  • Si insedia il nuovo ambasciatore italiano a Tripoli -notate che non parliamo di Libia- mentre dalla Farnesina informano che l’Italia sta vagliando la possibilità di riaprire l’ambasciata in Siria. Battuta facile ma incontestabile: in Libia teniamo aperta una rappresentanza diplomatica dove non c’è più un Paese, mentre in Siria, piaccia o non piaccia ciò che ne rimane, il Paese c’è ancora, ma la rappresentanza diplomatica è ancora chiusa.
  • Un ritorno quello di Giuseppe Maria Buccino Grimaldi in Libia, visto che era già stato il nostro rappresentante diplomatico a Tripoli dal 2011 al 2015. Prima di lui Giuseppe Perrone, richiamato a fine agosto perché finito nel mezzo ad una disputa di potere tra le fazioni libiche, l’Italia filo Usa ufficialmente con Sarraj e il potere reale, militare e petroliferio con Haftar. Ora riposizionamento, dal blocco dei migranti a quali strategie?
  • E si torna di fatto alla Libia divisa in tre zone principali, come ai tempi coloniali fascisti di Graziani, più una zona controllata in parte che da ciò che resta dello Stato Islamico e milizie indipendenti. Poi gli ‘altri’. Gli americani con una portaerei nel Golfo della Sirte e i francesi che in Libia si muovono partendo da sud, dalle loro basi storiche in Africa Occidentale. Lo Stato Islamico in regresso (non sconfitto) la partita torna Serraj-Haftar.

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Haftar e il tesoro di El Sharara

L’Esercito nazionale di liberazione libico, ovvero l’organizzazione militare del generale Khalifa Haftar, si è conquistata il controllo del campo petrolifero di El Sharara, nel sud-ovest della Libia. El Sharara era bloccato da dicembre per le proteste anche armate da parte degli addetti che chiedevano paghe migliori e più investimenti nella regione per sperare in un futuro. El Sharara è il più grande campo petrolifero libico, con una capacità produttiva di oltre 300.000 barili di greggio al giorno. Estrazione che riprende, ma sopratutto che cambia padrone. Il campo era precedentemente sotto il controllo del Governo di Tripoli, al-Sarraj, che perde adesso un altro punto di forza e di denaro decisivo.

 

Sempre più netta l’affermazione del generale Haftar, che Bengasi, sulla costa, col sostegno politico (e non solo) dalla Russia, dall’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti e, in una certa misura, anche dalla Francia, sta rovesciando a suo vantaggio i rapporti di forza interni. Il petrolio è l’arma decisiva nello scontro tra Haftar e Sarraj (e tra Francia e Italia: sia Total che soprattutto Eni hanno grandi interessi nel Paese). Dopo essersi assicurato il controllo del petrolio e dei terminali per l’export nell’est, scrive su EastWest Marco Dell’Aguzzo, Haftar non ha intenzione di fermarsi. «Nei giorni precedenti alla “presa” di El Sharara erano infatti stati registrati dei movimenti di truppe da Bengasi a Sabha, la città più importante della Libia del sud che solo teoricamente rientrava nel territorio di Sarraj».

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