venerdì 26 aprile 2019

Arabia saudita ed Emirati passavano armi Usa ad Al Qaeda

Yemen. L’inchiesta della Cnn rivela che armi Usa sono finite anche nelle mani dei ribelli Houthi, ma peggio, anche degli hjihadisti di al Qaeda.
Indagine del Pentagono e imbarazzo della Casa Bianca timorosa di turbare i rapporti con Riyadh, l’immunità in cambio dell’acquisto nei prossimi anni di armi e tecnologie militari americane per centinaia di miliardi di dollari.

Tra lo scandalo e il ridicolo

Arabia saudita ed Emirati passavano armi Usa ad Al Qaeda
L’incapacità non solo militare oltre ogni limite. L’Arabia Saudita e gli Emirati suoi principali alleati nella guerra contro i ribelli sciiti nello Yemen, hanno passato armi americane a gruppi legati ad al Qaeda e all’Isis. A rivelarlo l’americana Cnn ed imbarazzo generale tra Washington, Riyadh e Abu Dhabi. Dell’accaduto si sta occupando ovviamente il Pentagono ma i problemi sono tutti politici e per la Casa Bianca. Alleati non solo incapaci ma anche inaffidabili, culmine lo scandalo dell’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, macellato ad Istanbul per ordine dell’erede al trono Mohammed bin Salman.

Massacro infinito a perdere

L’Arabia Saudita e gli Emirati sono in guerra nello Yemen nel 2015 per riportare al potere il loro alleato messo in fuga dall’avanzata dei ribelli sciiti Houthi appoggiati dall’Iran. Più o meno una ‘passeggiata’, poco oltre la parata militare, la scemenza saudita che contava sul decisivo sostegno esterno dagli Usa. Ministro della difesa pronto ad incassare la scontata e rapida vittoria, sempre il solito giovanissimo erede al trono, MbS, che ormai sempre incapace di azzeccarne una. E quella nello Yemen si è rivelata una guerra devastante per milioni di civili in Yemen e per le stesse finanze ‘petrolifere’ di Riyadh.

I troppo furbi e al Qaeda

La Cnn spiega che sauditi ed emiratini hanno trasferito volontariamente e non per errore quelle armi a qaedisti e jihadisti per conquistate la fedeltà di milizie e clan locali e per acquisire “influenza” in uno scenario politico caotico. Peggio, armare anche il nemico diretto. Questa volta per sbaglio (se non per corruzione). Armi e automezzi sono finiti nelle mani anche dei nemici Houthi. Michele Giorgio, Nena News, fornisce anche dettegli: «A Taiz, sud-ovest del paese, la Brigata Abu al Abbas, in possesso di veicoli blindati Oshkosh di fabbricazione Usa». Fondatore e guida della milizia è Abu al Abbas accusato dagli Stati uniti di aver finanziato al Qaeda nella Penisola arabica e il ramo yemenita dello Stato islamico.

Armi pluraliste per tutti

Armi per tutti, al miglior offerente. Armi Usa anche agli insorti, forse vendute dai ‘lealisti’ poco leali, e altre conquistate sul campo di battaglia dagli Houthi. La Cnn ripropone le immagini di Mohammed Ali al Houthi, uno dei leader del movimento, seduto sulla ruota di un veicolo blindato Mrap, di fabbricazione statunitense, nella capitale Sanaa. E i superblindati Mrap sono parte di una vendita da 2,5 miliardi di dollari siglato nel 2014 da Washington con gli Emirati, anche se poi gli stessi veicoli sono stati visti in possesso dei ribelli ad Hodeidah, città portuale sulla costa occidentale da mesi teatro della battaglia che forse deciderà l’esito di una guerra che ha fatto decine di migliaia di morti e gettato il paese in una gravissima crisi umanitaria.

Considerazioni e dubbi

L’inchiesta della Cnn non metterà un freno all’accordo raggiunto nel 2017 da Trump che prevede la vendita all’Arabia saudita di armi americane per 110 miliardi di dollari. E lo stop, si prevede, non arriverà neppure dal Congresso che pure da mesi valuta se porre fine al sostegno Usa alla coalizione a guida saudita. Un terzo di tutte le bombe lanciate nei 18mila raid aerei della Coalizione ha colpito obiettivi civili secondo i dati del monitor Yemen Data Project. E molte di quelle bombe sono state costruite in Italia. “Il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen, la dichiarazione ufficiale del 28 dicembre. Lo aveva affermato il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa di fine anno. 40 giorno dopo la formalizzazione non è ancora arrivata.

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