lunedì 18 febbraio 2019

‘Quasi guerra fredda’, ma se fosse soprattutto commedia?

Missili nucleari e Trump simil Stranamore, credibile? La denuncia del Trattato Inf puzza di opportunismo. La Nato si accoda, ma la Germania frena.
-Gli americani “sapevano” di certi missili russi da un pezzo. Perché reagiscono solo ora? E Putin che si arrabbia, ma solo in po’?

Tragedia in commedia

Quasi guerra fredda’, ma se fosse soprattutto commedia?
Cominciamo dalla fine: cos’è questa storia della nuova corsa al riarmo nucleare tra Stati Uniti e Russia? Semplice. Una partita, molto sofisticata, che si gioca sulla pelle degli altri. Amici, nemici, parenti e vicini di casa. Ci spieghiamo e cerchiamo di farci capire, perché non bisogna essere allievi della Scuola di guerra per afferrare il concetto. La materia del contendere è il Trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Force), che riguarda i missili a corto e medio raggio, cioè quei vettori cosiddetti “di teatro”, che non arriveranno mai negli Stati Uniti (e in Russia, a meno di conflitto “aperto”) ma che potrebbero piovere, soprattutto per sbaglio, nelle “aree di crisi” e anche in Europa.

Approfondiamo il ragionamento. Le armi nucleari tattiche (e quindi anche i missili) sono pericolosissime, perché sono molto più difficili da gestire e controllare. Insomma, con questo tipo di gingilli può capitare di rompere la catena di comando e, magari, spararne uno, se un paio di ufficiali di alto rango si mettono d’accordo per aggirare la sfera decisionale politica. Evenienza difficile, ma possibile. Una versione riveduta e corretta, ma terribilmente realistica, di un film come il “Dottor Stranamore”. Non scherziamo.

Denunciare il Trattato Inf, checché ne possano pensare le “aquile” (o i parrucconi) della Nato, che tengono bordone a Capitan Fracassa-Trump, ci avvicina a un olocausto nucleare, che potrebbe essere scatenato da qualche imbecille, sempre presente negli Stati Maggiori di tutte le bandiere. Ergo: la deterrenza è un’arte molto complicata e, talvolta, se affidata a una manica di pasticcioni, rischia di gettare altra benzina sul fuoco. Basta solo ricordare la crisi di Cuba, nel 1962, quando un comandante sovietico “duro e puro” diede l’ordine di abbattere l’aereo-spia di Rudolf Anderson (un U-2) senza prendere ordini dal Cremlino.

Kruscev era talmente terrorizzato di non essere più ascoltato dai militari (e da alcuni ambienti dello stesso Politburo), che quando decise di trattare con Kennedy aggirò tutti i canali diplomatici, Non si fidava più manco della sua ombra e fece annunciare la disponibilità all’accordo via radio, per evitare sgradevoli sorprese. Leggasi qualche sgambetto di chi, ancora, lottava nel ricordo di “Baffone” (Stalin). Però, gli “amici” di partito gliela fecero scontare ugualmente e lo defenestrarono senza tanti scrupoli. Kruscev, un paio d’anni dopo, non pagò solo per le scarse performance economiche del Paese (quelle erano congenite, specie in agricoltura).

Ma fu vittima proprio della sua gestione della crisi di Cuba. Una partita a poker, dove i Kennedy (anche Bob) avevano vinto e lui aveva perso. Ora, Trump vorrebbe tornare a fare il biscazziere. Ma il poker non è cosa sua. Al massimo può giocare a zecchinetto, affidandosi alla buona sorte. Anche se stiamo parlando di bombe atomiche e non dei gettoni del casinò. Il problema è che chi rischia di perdere rovinosamente carrozza e cavallo siamo proprio noi europei. Strategicamente ed economicamente. Perché gli americani ci potrebbero chiedere (è un eufemismo) di schierare nuovi vettori Inf, anche in Italia. E di pagare, è ovvio, per il disturbo.

Compare Putin “aggira” gli accordi perché studia da “bombarolo”? Sicuro. Ma perché, gli Stati Uniti che fanno? La verità è che il clima politico internazionale che stiamo vivendo solleva più di una perplessità. Niente a che vedere con la Guerra fredda che spinse Stati Uniti ed Europa a installare gli “Euromissili”. Che erano esattamente armi da utilizzare a corto e medio raggio, in caso di conflitto generalizzato nel Vecchio Continente. E allora? La cosa un pochino puzza di pantomima. Sottobanco russi e americani si parlano e si dividono i pani e i pesci. Questa “entente cordiale”, però, si fa ma non si dice.

Perché sullo sfondo si agita sempre lo spauracchio dell’impeachment di Trump per “connivenza col nemico” (i russi). Certo, quando si recita un copione bisogna stare attenti a non sbagliare battuta. Una bella dimostrazione di “ostilità” verso Putin, in questa fase, potrebbe fare comodo alla Casa Bianca. Dal canto suo il Cremlino, un colpo al cerchio e uno alla botte, reagisce, però senza minacciare sfracelli. E Putin annuncia il “minimo sindacale” in quanto alla possibile risposta russa: “Schiereremo i missili se lo faranno gli Usa”. E mentre la Nato, lo abbiamo già detto, straparla, il Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, invita alla prudenza. Quello che facciamo pure noi.

 

E A PROPOSITO DI PRUDENZA CONSIGLIATA

 

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