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martedì 19 20 Novembre19

Missili, lite con Mosca per colpire Pechino?

Analisi e dubbi a catena. Malizioso Michele Marsonet sul trattato Inf a rottura incerta. Che parte da una premessa: “Non c’è più il mondo bipolare dominato da due sole superpotenze nucleari, e lo scacchiere internazionale si è trasformato in un puzzle che è spesso difficile interpretare e, soprattutto, gestire da parte di coloro che a tale gestione sono chiamati”.
-Ed ecco il sospetto formidabile, far finta di litigare con Mosca per colpire Pechino

Missili, lite con Mosca per colpire Pechino?

Per quanto confusa ed errabonda la politica estera di Donald Trump possa essere, è ormai chiaro che il tycoon newyorkese considera Xi Jinping assai più pericoloso – soprattutto a lungo termine – di Vladimir Putin, e si regola di conseguenza. E’ costretto a tener conto delle permanenti pulsioni anti-russe dei suoi generali e di gran parte del mondo politico Usa ma, nello stesso tempo, non perde d’occhio la spettacolare crescita della capacità militare cinese.
E proprio qui si colloca il problema principale. Gli americani hanno alle spalle una lunga esperienza per quanto riguarda i rapporti con i russi. Con loro, sin dai tempi della defunta Unione Sovietica, sono sempre riusciti – magari in extremis – a trovare un accordo, anche perché alla base c’è una comune “mentalità imperiale” che consente a entrambi, per così dire, di mettersi nei panni dell’avversario e di capirne le mosse.

Con la Repubblica Popolare la situazione è diversa. Già ai tempi eroici di Mao Zedong la Cina era un grande mistero. E tale mistero non è affatto svanito dopo le aperture all’Occidente di Deng Xiaoping e la trasformazione dell’immenso Paese in una sorta di ircocervo socialista nella gestione politica e capitalista in quella economico-finanziaria.
I sinologi non sono mai riusciti a spiegare in toto il mistero di cui sopra, che affonda le radici nella particolare mentalità dei cinesi e nella loro lunghissima storia. Ma è opportuno rammentare che la Cina è forse la nazione più impermeabile alle operazioni di intelligence. Riesce a spiare, e pure bene, gli altri, concedendo però pochissimo ai sistemi e ai metodi di spionaggio stranieri.

Nel frattempo, in pochi decenni, la RPC ha sostituito le vecchie forze armate super-ideologizzate con un apparato militare fatto apposta per proiettare all’estero la propria influenza. Invece del libretto rosso che anche i soldati sventolavano ai tempi di Lin Piao, ora i cinesi hanno missili e aerei di ultima generazione, e stanno procedendo di gran carriera alla militarizzazione del Mar Cinese Meridionale che considerano “cosa loro”.
Gli americani comprendono a grandi linee la strategia di Putin, ma lo stesso non si può dire per quella di Xi Jinping. Per fare un solo esempio, non si è ancora capito quale sia il vero ruolo della Cina nella Corea del Nord, e quali i reali margini di indipendenza da Pechino di cui gode Kim Jong-un.

In conclusione, parlare di “nuova guerra fredda” è piuttosto fuorviante. I cinesi sono diversi tanto dai russi quanto dai vecchi sovietici e, per affermare la propria egemonia, usano soprattutto il surplus economico accumulato grazie al sistema di commercio globale.
Ecco perché l’attuale amministrazione Usa fa ricorso ai dazi in maniera così pesante. Al fondo c’è la volontà di rallentare e, forse, di bloccare il processo di crescita economica e finanziaria della Cina. Il che consentirebbe, al contempo, di fermarne pure l’espansione militare. Il dubbio, tuttavia, è che si tratti soltanto di una pia illusione.

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