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mercoledì 16 Ottobre 2019

Trump-Maduro gara al peggiore, America latina a rischio

«Le ingerenze esterne in Venezuela aprono scenari inquietanti», denuncia Gwynne Dyer su Internazionale.
-“Impero gringo” per distratti, da Cuba anni ’60, a Cile, Brasile, Argentina.
-Europa fragile e servile, dubbi. La diplomazia della paura del nulla.

Pessimo Maduro peggior Trump

Trump-Maduro gara al peggiore, America latina a rischio
Qualche considerazione ‘fredda’ e un po’ più di testa, oltre la cronaca battente. Attento come sempre Gwynne Dyer su Internazionale che aiuta a fare chiarezza.
1) La decisione di proporre Juan Guaidó come presidente alternativo a Nicolás Maduro non è stata presa a Caracas, ma a Washington.
2) La rapidità con cui gli alleati Usa in America e Europa hanno riconosciuto l’autoproclamato Guaidó è frutto di una forte pressione dell’amministrazione Trump.
3) Scontato il sostegno dei governi di destra nei paesi dell’America Latina, e del neofascista brasiliano, Jair Bolsonaro.
4) Inquietante che Canada, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna abbiano appoggiato questo tipo di ingerenza negli affari interni di un altro paese.
Nessuna difesa del governo Maduro, anzi
«Il governo di Maduro non merita di sopravvivere, perché ha devastato l’economia del paese. L’anno scorso la sua ”rielezione alla presidenza è stata il prodotto di un voto chiaramente truccato. Tre milioni di venezuelani (il 10 per cento della popolazione) sono già fuggiti all’estero. Ma sono i venezuelani a dover risolvere il problema, non gli stranieri e men che meno gli statunitensi», ammonisce Gwynne Dyer, e noi a questo vogliamo dare oggi attenzione.

“Impero gringo” per distratti

La storia dei tentativi di Washington, anche i più violenti, per rovesciare i governi di sinistra in America Latina è lunga, crudele e disastrosa. Prepotenza ed imbecillità, spesso.
Cuba nel 1960, Nicaragua nel 1981 e Venezuela nel 2002, contro governi nati da una rivoluzione. Peggio accadde in Brasile nel 1964, Cile nel 1973 e Argentina nel 1976 dove sono stati presi di mira, colpiti a travolti governi democraticamente eletti. Trame Cia, sostegno a dittature militari crudeli e assassine, ma per Washington questo non ha mai fatto alcuna differenza.
Un tempo però -osserva Dyer- gli alleati degli Stati Uniti in Europa e in Nordafrica sostenevano la democrazia, ma non la “democrazia” imposta con le armi degli Stati Uniti, denunciando sovente le violazioni del diritto internazionale e della carta delle Nazioni Unite. «Eccezionalismo», veniva chiamato negli Usa, che lo usavano come regola, «ed ecco che dal punto di vista storico Maduro non sbaglia a parlare di “impero gringo”».

Scemenza-provocazione di Bolton, Sicurezza Nazionale,

Europa fragile e servile, dubbi

Venezuela eccezione per Europa e Canada?
«Riconoscere un presidente alternativo come legittimo (su basi abbastanza inconsistenti) apre la strada al sostegno del suo governo alternativo attraverso denaro e armi e dunque alla guerra civile in Venezuela», si preoccupa il giornalista canadese, «e si creano le condizioni per l’intervento militare diretto degli Stati Uniti».
Ricordiamo di chi Trump s’è messo accanto. Il segretario di stato Mike Pompeo che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Tradotto, “potremmo invadere il Paese”. Poi la scemenza-provocazione di Bolton, Sicurezza Nazionale, che quasi mostra un appunto in cui ha scritto di 5000 soldati in Colombia, terra confinante e rifugio dal Venezuela.
Ma davvero le cose andranno così?
Il dubbio di Dyer. «Gli ultimi tentativi di rovesciare i governi sgraditi a Washington in Afghanistan, in Iraq e in Libia sono andati abbastanza male. Perché mai in Venezuela dovrebbe andare meglio? Persino le invasioni pianificate con le migliori intenzioni hanno la tendenza a produrre risultati disastrosi».

La riserva aurea del Vanezuala bloccata nella Banca d’Inghilterra

Troppi giochi pericolosi

Il problema politico Usa -valutazione diffusa- l’amministrazione Trump terremotata dalla intemperanza caratteriale dell’eletto con «personaggi di secondo piano e marionette che non hanno la più pallida idea di come funzionino queste faccende», e lo afferma un ‘quasi americano’.
Una eventuale invasione del Venezuela incontrerebbe senz’altro una resistenza armata interna con patrioti venezuelani anche anti Maduro che potrebbero scegliere come primo nemico l’invasore.
Oltre al fatto che Cuba, Russia anche la Cina non rimarrebbero con le mani in mano e, minimo, sosterrebbero la resistenza con denaro e con armi.
E ritorna il dubbio di Gwynne Dyer: chi gli e lo ha fatto fare a Spagna, Francia, Germania e Canada? Londra va bene, prende ordini da Washington e blocca la riserva aurea venezuelana depositate nella sua banca nazionale (mai più alcun deposito da parte di nessuno). Una buona idea sostenere Guaidó come legittimo presidente del Venezuela solo perché è presidente del parlamento?

La diplomazia della paura del nulla

Ipotesi di risposta: «Forse hanno talmente paura di Donald Trump da sentirsi obbligati ad adeguarsi al suo piano strampalato, ma è improbabile». E già, quello è mezzo matto, e forse è anche un ‘cattivo bluff’.
L’apparire al posto dell’essere, e per lui vale una minima concessione simbolica da presentare come una vittoria storica. Lo ha capito il leader nordcoreano Kim Jong-un che si prepara al suo secondo “vertice”. Lo hanno capito messicani e canadesi nel negoziato sul Nafta. E la Cina, certo, non potrà essere meno astuta per la “guerra commerciale” con gli Stati Uniti.
Conclusione, con grazie a Internazionale e Gwynne Dyer: «La possibilità più inquietante è che gli alleati Nato degli Stati Uniti abbiano paura di essere trascinati in una guerra con l’Iran e dunque siano disposti ad assumersi il rischio di una guerra in Venezuela. Dopo tutto i danni sarebbero inferiori. Non per i venezuelani, ovviamente».

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