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martedì 15 Ottobre 2019

Da oggi Alberto Negri ‘remacontro’: assaggio con tre ‘brevi’ importanti

Un grande inviato di guerra e analista di cose internazionali per decenni dalla pagine del Sole24ore, un piccolo assaggio da oggi, con la storia di Ahmad Chalabi, l’uomo che aiutò gli Usa a inventare le mai esistite ‘armi di distruzione di massa irachene’ che servirono a Bush nel 2003 per attaccare (e poi far uccidere) Saddam Hussein.
-O i servizi segreti Usa che descrivono Trump ‘un disastro’
-Infine, perché Usa e i Talebani sono arrivati ad un accordo sull’Afghanistan

Da oggi Alberto Negri ‘remacontro’
Storie mediorientali, Ahmad Chalabi

Ahmad Chalabi, l’uomo d’affari iracheno condannato per bancarotta in Giordania negli anni’90 che aiutò gli Usa a costruire le famose prove sulle armi di distruzione di massa irachene (mai trovate), ci ha lasciato da qualche anno. Fu trovato morto sul colpo nel 2015 a Baghdad poche ore dopo un’intervista alla tv francese in cui spiegava come aveva costruito le false prove.
Era amico di Dick Cheney, Wolfowitz e di tutto lo staff di George Bush jr ma nel film su Cheney “Vice” non compare mai: strano ma vero. Time nel 2003 gli dedicò una copertina con il titolo: “Questo è il George Washington dell’Iraq”.
Anni dopo cadde in disgrazia e gli Usa lo accusarono di spiare per gli iraniani. In realtà aveva sposato Leila Osseiran e il matrimonio era stato celebrato dall’Imam irano-libanese Musa Sadr scomparso nella Libia di Gheddafi nel 1978. Sic transit gloria mundi.

Ahmad Chalabi, aiutò gli Usa a inventare le ‘armi di distruzione di massa irachene’

Trump è un disastro,
dice l’intelligence americana

L’annuale rapporto dell’intelligence sulle minacce all’America contraddice la politica di Trump su tutti i fronti. L’Iran non rappresenta nessuna minaccia atomica e rispetta il trattato del 2015 stracciato da Trump, la Corea del Nord invece non ha intenzione di rinunciare al nucleare mentre la politica commerciale sui dazi di Trump sta spingendo gli alleati degli Usa a nuovi accordi con i rivali di Washington. In poche parole il suggerimento dell’intelligence al Congresso è di liberarsi di Trump.

Alberto Negri, il grande inviato non si arrende mai

Afghanistan: perché gli Usa e i Talebani
sono arrivati ad un accordo (da Tiscali)

L’Afghanistan è il Paese che mi ha trascinato per una dozzina di viaggi in epoche diverse, dagli anni Ottanta ai Duemila, tra i picchi delle sue montagne nell’Hindukush, fino ad attraversare il Khyber Pass, in mezzo alle sue etnie, dai pashtun ai tagiki agli hazara, alle sue guerre, dalla polvere secca e gialla delle sue pianure alle grandi moschee come quella di Alì a Mazar el Sharif, alle torri di Tamerlano a Herat, tra le rovine millenarie delle civiltà che lo hanno attraversato, lungo fiumi e vallate, in mezzo alla sua gente, la stessa, gentile, fiera e terribile, che una volta mi ha salvato la pelle e un’altra ha strappato la vita ai miei amici più cari.
Non so se questo accordo di Doha sarà davvero la volta buona: ma una tregua non sarebbe soltanto una notizia per tutti gli afghani e i media mondiali ma anche per la pace delle anime che hanno attraversato e amato questo Paese. In più c’è un ragione geopolitica e per nulla sentimentale: se gli Usa stringono la morsa sull’Iran hanno bisogno di una retrovia afghana più sicura.

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