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mercoledì 16 Ottobre 2019

Emergenza ex Isis in Asia centrale, l’allarme dalla Russia

In corso un massiccio trasferimento di combattenti dello Stato Islamico dal Pakistan al confine del Tagikistan, denuncia il vice ministro dell’Interno russo Zubov. “Prevediamo provocazioni su larga scala”
-Lo scorso anno erano state scoperte e liquidate ben 37 cellule che pianificarono attacchi terroristici nel sud della Russia.

Da Al Qaeda e Bin Laden
la passione per il Centrasia

Emergenza ex Isis in Asia centrale, l’allarme dalla Russia
Come fu l’Afghanistan per la prima Al Qaeda di Bin Laden, il rifugio-santuario è il Centrasia. Non più Afghanistan, a fare i conti con l’integralismo avversario dei talebani, ma sempre quel Centrasia post sovietico lì attorno, tipo il Tagikistan. E non sono poveri viandanti con qualche kalashnikov a muoversi, scrive Yurii Colombo su il Manifesto. Secondo il vice ministro dell’Interno russo Igor Zubov “è in atto un trasferimento massiccio, per mezzo di elicotteri, di combattenti dell’Isis dal Pakistan al confine del Tagikistan. Da quell’avamposto prevediamo provocazioni su larga scala”.

Contemporaneamente i militanti dello Stato Islamico, per costituire un nuovo califfato, sembrano intenzionati ad utilizzare come massa di manovra il popolo disperato ed eterogeneo dei migranti e dei rifugiati, sostiene l’amministrazione del Ministero affari interni per il Tatarstan. Obiettivo finale quello di collegare i nuovi venuti alle altre migliaia di migranti già presenti sul territorio russo ai confini di Tagikistan e Uzbekistan (Samarcanda e Dushambè), a nord del lacerato Afganistan che forse potrà presto gestire le sue guerre eterne interne, senza truppe straniere, americane (e italiane) in mezzo.

Zubov ritiene che l’attenzione vada rivolta alle ondate di migranti che stanno entrando sul territorio della federazione già da alcuni mesi. “Stiamo vedendo in questi mesi un afflusso di migranti di origine musulmana di diverse nazionalità (Pakistan, Uzbekistan e Tagikistan) sul territorio russo. Nonostante il fatto che, secondo la nostra intelligence, abbiano iniziato a comportarsi in modo rispettoso della legge, l’ideologia che portano con sé molti di costoro, richiedono la nostra più grande attenzione” ha dichiarato il vice ministro. Diffidenza quasi trumpiana segnata dalla Cecenia.

Nel settembre 2018, l’inviato del presidente russo per l’Afghanistan, Kabulov, aveva denunciato che i terroristi progettavano di destabilizzare la situazione politica interna in Asia centrale, e aveva anche denunciato che militanti dell’Isis si stavano concentrando nel nord dell’Afghanistan al confine con il Tagikistan e il Turkmenistan. Paesi, questi ultimi, la cui difesa è costituita perlopiù dall’esercito russo che ha in quelle zone alcune basi militari. Le stime russe parlavano di gruppi che superavano le 10mila unità con foreign fighters “di ritorno” con  pericolose esperienze in Siria e Iraq.

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