domenica 26 maggio 2019

Stati Uniti-talebani, accordo presto per uscire dall’Afghanistan

L’inviato americano, Zalmay Khalilzad, annuncia una “bozza di intesa”: i talebani si impegnano a cacciare dal Paese i gruppi terroristici -l’ex Isis e Al Qaeda- in cambio del ritiro delle truppe straniere. Ma il presidente afgano frena: “Servono colloqui seri tra noi e i talebani”. Non in molti a crederci.

Più che un accordo di pace
scusa per potersene andare

Verso un accordo di pace in Afghanistan? Punto di domanda decisivo: dubitativo più che semplice interrogativo. Dopo sei giorni di colloqui a Doha, in Qatar (lo avevamo annunciato nei giorni scorsi), gli Stati Uniti e i talebani hanno/avrebbero raggiunto un’intesa di principio per un accordo quadro sulla pace in Afghanistan. La notizia, trapelata già sabato scorso, è stata confermata dall’inviato degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, in un’intervista al New York Times.

Sparate e fuga

‘Bozza di intesa’, qualche punto più o meno concordato, con cui i talebani si impegnerebbero loro adesso a impedire che l’Afghanistan “diventi una piattaforma per gruppi terroristici internazionali” come l’Isis o al Qaeda. Non male come invenzione, col diavolo convertito e arruolato nel paradiso americano. Salvo il problema di cosa farne dei vecchi ‘buoni’, che non piacciono affatto agli studenti delle scuole coraniche a cui gli Usa cederebbero il territorio che loro di sono già presi.

Indietro, march

In cambio, gli americani si impegnano a ritirare le truppe dal Paese. Tutto e ovviamente, fanno sapere i diplomatici Usa, “sempre dopo che si saranno stati ulteriori negoziati diretti tra i talebani e il governo di Kabul”. Mica si può cambiare squadra così di corsa, altrimenti qualcuno si arrabbia. Il Nyt ottimista applaude: “è il più tangibile passo verso la fine di una guerra che in due decenni è costata la vita di decine di migliaia di persone ed ha cambiato profondamente la politica estera americana”.

Ma da Kabul…

Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, escluso dai negoziati in Qatar, fa buon viso a strano gioco, ma cautamente mette le mani avanti. Appello ai talebani per avviare “colloqui seri con il governo”, cosa difficile se non improbabile. “Vogliamo la pace, la vogliamo rapidamente, ma con un piano -precisa Ghani – Non dobbiamo dimenticare che le vittime di questa guerra sono gli afghani e il processo di pace deve essere a guida afghana”. Messaggio formale ai talebani perché Washington intenda.

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