martedì 18 giugno 2019

Padre nostro che sei nel mare…

Nel Giorno della Memoria, una preghiera, un Padre nostro che lacera come un graffio, per fermarsi a guardare, oltre che al passato, alle vergogne dell’oggi che comporranno i Giorni della Memoria di domani…

Padre nostro che sei nel mare
Hanno bestemmiato il tuo nome
Un cimitero è il tuo regno
È questa la loro volontà
Come all’inferno così in terra
Dacci oggi la nostra vergogna quotidiana
Accusa noi per questi morti
Come ci accuseranno i nostri figli
Non permetterne l’oblio
E liberaci dall’assolutoria indifferenza
Tuoi gli uomini, tue le donne, tuoi i bambini
Annegati oggi in questo mare
Amen

Preghiera. Di Antonio Esposito, che avevo scoperto scrittore di rara forza, leggendo un suo racconto su un amore nato in manicomio, Ammore mio…

Salvi tra i resti di un gommone, ma attorno il nulla

Oggi, Giorno della Memoria, vi propongo questa sua preghiera, che sembra scrivere una pagina della memoria che verrà. Quando ci chiederemo, come oggi per il passato, “come è stato possibile”.
E con ogni probabilità ce lo chiederemo in celebrazioni il cui officiante avrà il volto del colore della terra d’Africa, o quello più ambrato dei paesi del Medio Oriente, o quello più sfumato nel bianco o nel giallo dell’oriente estremo, o un misto di sfumature d’ognuno. Perché, ci piaccia o no, tutto va in questa direzione: l’andamento delle nascite, le dinamiche economiche, i cambiamenti climatici, le emergenze politiche, i flussi, forzati o meno, delle migrazioni che ne derivano… Tutto ci dice che il nostro futuro sarà multirazziale. O non sarà.
Per questo oggi, Giorno della Memoria, faccio fatica a non pensare anche agli scempi di cui, ora spettatori-attori, in futuro ci rimprovereremo, contriti (e sappiamo ben contrirci!), pensando quasi di poter correggere in litanie le bozze della Storia…

Sembra già di sentirle, le litanie…
Per i disperati della Diciotti…
Ché non accada mai più.
Per gli sgomberati del Baobab…
Ché non accada mai più.
Per i deportati di Castelnuovo…
Ché non accada mai più.
Per tutti gli uomini e le donne
e i loro figli respinti nei lager di là dal mare…
Ché non accada mai più.
Per le loro ossa spolpate in sussurri…
Ché non accada mai più…

La Storia sembra non insegnare nulla, o siamo tanto concentrati nel ricordare il passato e ancora stupircene, che non vediamo il presente così vicino a quel passato, ma lo lasciamo scorrere, a tessere le trame per lo stupore e il pianto futuri.
E chissà che, nella celebrazione del Giorno della Memoria che verrà, in un paese rinsavito, non ci sarà anche un angolino per ricordare tutti quelli che, affogati ai margini delle nostre opulente città, sono portati via dal gelo e dall’abbandono… Beniamino, Robert, Davide, Nereo, Arjan… vittime che nei nomi e nei volti una mappa multiculturale già la disegnano, se fra loro ci sono anche tanti italiani, esclusi, chissà perché, dall’abbraccio di quell’ipocrita “italiani prima di tutti”, che tanta vergogna sembra giustificare. (Pensate, qualcuno si è lamentato del fatto che “vogliono dare il reddito di cittadinanza anche ai barboni”. Ma forse hanno ragione a lamentarsi… i barboni sono così estranei al nostro vivere pulito e civile… certo cittadini di un paese straniero…)
Oggi, Giorno della Memoria, oltre a ricordare, com’è giusto che sia, il passato, bisognerebbe forse anche guardarsi intorno, in nome della memoria che verrà. Che non si carichi di tanta nuova vergogna.

Pronunciando la preghiera con la quale abbiamo iniziato questo breve appunto … invocazione al Padre… che è un brivido… che è un graffio sul mare…
Padre nostro…
Accusa noi per questi morti
Come ci accuseranno i nostri figli
Non permetterne l’oblio
E liberaci dall’assolutoria indifferenza
Tuoi gli uomini, tue le donne, tuoi i bambini
Annegati oggi in questo mare
Amen

E se cominciassimo dall’oggi a sgranare il rosario dei “non accada mai più”?

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