venerdì 26 aprile 2019

Cambiamenti climatici-economia: prevedi o vai a picco. Crak PG&E

Cambiamento climatico. Il 14 gennaio il colosso statunitense dell’energia PG&E è stata costretta a portare i libri contabili in tribunale.
-Troppo il costo economico da sostenere e il peso schiacciante per quelle che sono considerate sue responsabilità negli incendi dell’estate-autunno scorso che hanno devastato la California.
-Secondo  il Wall Street Journal, questo avvenimento rappresenta una pietra miliare per il mondo delle imprese.

Cambiamento climatico e fine di una storia di successo

Cambiamenti climatici. La mattina del 18 aprile del 1906, un disastroso terremoto colpì la città statunitense di san Francisco. Il sisma di magnitudo 8.3 della scala Richter rase al suolo quasi completamente la città. Distruzioni immani per un avvenimento che ancora rimane impresso nella memoria collettiva e tramandato dai racconti. Eppure in mezzo a quella devastazione non tutto andò perduto.
Tra le poche aziende che rimasero in piedi c’era la PG&E (Pacific Gas and Electric). Un distributore di gas ed energia nato nell’800 che rappresentava il classico sogno imprenditoriale del capitalismo americano. Dopo più di 100 anni però la parabola della PG&E è giunta al capolinea e una storia di successo  è giunta alla fine.
Ciò che non riuscì a compiere il terremoto è stato realizzato dagli incendi che hanno martirizzato la California. La PG&E ha fallito proprio per ragioni relative al cambiamento climatico, al riscaldamento globale ma soprattutto al disinteresse delle grandi aziende che non considerano le questioni ambientali come parte integrante della sicurezza del loro business.

Una pietra miliare

Il 14 gennaio l’utility dell’energia è stata costretta a portare i libri contabili in tribunale invocando il chapter 11, in gergo tecnico la richiesta di fallimento e riorganizzazione. Troppo alto  il costo economico da sostenere e il peso schiacciante per quelle che sono considerate sue responsabilità negli incendi dell’estate-autunno scorso.
Secondo la bibbia del capitalismo americano, il Wall Street Journal, questo avvenimento rappresenta una pietra miliare per il mondo delle imprese. La caduta del colosso californiano infatti dovrebbe costringere le industrie a tenere ben in conto i rischi connessi alla devastazione dell’ambiente, i danni non sono solo per il territorio e le persone ma anche per i bilanci.

Nuovi scenari

Secondo il Wsj, il crollo azionario della PG&E è stato repentino, in soli due mesi il valore in borsa è precipitato da 25 a 4 miliardi, tornando ai livelli del 1972. Si tratta di un segno inequivocabile e di un monito per tutti gli altri competitors. Per Bruce Usher, un esperto della Columbia University interpellato dal Wall Street Journal, si stanno profilando sviluppi nuovi: «se non stai considerando le estreme condizioni meteorologiche e climatiche come principali fattori di rischio per il tuo business – ha affermato l’accademico -, allora non stai facendo bene il tuo lavoro».

Mentalità da cambiare

Sembra incredibile che un’azienda che forniva elettricità e gas naturale a ben 16 milioni di statunitensi possa aver sottovalutato aspetti tanto importanti sorvolando su questioni di sicurezza cruciali per la sua attività. Una spiegazione però esiste e l’ha fornita l’organizzazione no profit Cdp che si occupa di spingere investitori privati e istituzioni pubbliche a informare sugli impatti ambientali delle loro attività.
L’intento è quello di raccogliere questo tipo di dati sui cambiamenti climatici e poi fornirli al mercato per un’economia non distruttiva, solo che questa visione si scontra contro la lentezza della consapevolezza da parte di politici e capi azienda. Per Paula Di Perna della Cdp: «il sentire comune è che il cambiamento climatico avvenga con lentezza. Al contrario, è fatto da una serie di eventi non prevedibili. E per questo le imprese devono essere adeguatamente preparate».

 

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