mercoledì 20 febbraio 2019

Oceani bollenti, il peggio del riscaldamento globale

Oceani bollenti. Uno studio dell’Accademia cinese delle scienze, pubblicato pochissimi giorni fa sulla rivista Science, non lascia dubbi: l’aumento della temperatura dei mari non solo è una realtà, ma il dato più allarmante è che sta correndo a una velocità elevata. Le conseguenze vanno dall’innalzamento del livello del mare e tempeste più forti fino alla diminuzione delle calotte glaciali.

Oceani bollenti, un anno ad alta temperatura

Oceani bollenti. Sebbene sia ancora forte la corrente che nega il riscaldamento globale e le conseguenze disastrose legate a esso, la scienza continua a sfornare dati a getto continuo che vanno esattamente nel senso contrario. Gli immensi incendi negli Stati Uniti e gli uragani devastanti dell’anno appena trascorso sono stati una cartina di tornasole di ciò che sta avvenendo.
Le manifestazioni del cambiamento climatico però possono trovare una conferma ancora più evidente nell’analisi delle mutazioni che si verificano negli oceani. In questo senso uno studio dell’Accademia cinese delle scienze, pubblicato pochissimi giorni fa sulla rivista Science, non lascia dubbi: l’aumento della temperatura dei mari non solo è una realtà, ma il dato più allarmante è che sta correndo a una velocità elevata.

Riscaldamento sempre più veloce

Secondo i ricercatori cinesi le nuove osservazioni, insieme ai vecchi dati rielaborati, ora mostrano chiaramente non solo come l’oceano si sta riscaldando, ma che il riscaldamento sta accelerando. Il sistema di rilevamento composto da boe galleggianti chiamato Argo, permette infatti misurazioni molto esatte, e le cifre sono andate a comporre un puzzle inquietante nel quale si mostra la situazione attuale.
Lo studio mette così in evidenza come sia in corso “dal 1960 un riscaldamento oceanico più coerente ma più forte rispetto a quanto riportato in precedenza (dal Fifth Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change pubblicato nel 2013)”

Record battuti

In questa maniera il 2018 può essere considerato l’anno più caldo mai registrato per quanto riguarda gli oceani. Viene così superato quello che già sembrava il record, nel 2017. L’aggiornamento dei dati mette anche in luce come esista una corrispondenza con le previsioni di modelli matematici; se da una parte ciò significa una maggiore capacità di anticipare ciò che potrà succedere e come tentare di porvi rimedio, dall’altra appare chiaro il riscaldamento continuo per il XXI secolo che può essere stoppato solo con misure drastiche.
L’Accademia delle scienze cinese avverte che continuando con le attuali politiche “l’oceano superiore, al di sopra dei 2000 metri, si riscalderà di 2.020 ZetaJoules entro il 2081-2100, il che è circa 6 volte maggiore del riscaldamento totale degli oceani negli ultimi 60 anni. Se sarà possibile raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi (quello da cui sono usciti gli Stati Uniti di Trump), il riscaldamento globale dell’oceano nel 2081-2100  potrebbe essere dimezzato (circa 1.037 ZetaJoules)”.

Conseguenze devastanti

Il processo di riscaldamento dei mari è dovuto principalmente alla capacità di assorbimento, da parte delle acque, del calore generato dai gas prodotti dall’attività umana in superficie. Le conseguenze sono quelle già a più riprese descritte in molti altri studi e analisi: innalzamento del livello del mare, aumento dell’intensità delle piogge, tempeste più forti e di maggiore durata, come Harvey nel 2017 e Florence nel 2018. Gli scienziati di Pechino si soffermano poi sul danno peggiore del pianeta, cioè “la diminuzione delle calotte glaciali, dei ghiacciai e delle calotte polari, insieme al calo dei livelli di ossigeno dell’oceano e della distruzione dei coralli”.

 

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