martedì 16 luglio 2019

Israele-Iran: siamo agli ultimatum

Nuovi pericolosi venti di guerra spirano impetuosamente sul Medio Oriente e alimentano serie preoccupazioni. Dopo gli scambi di missili e bombe la situazione sul campo resta tesissima. Il ruolo dei russi. Scoperta una fossa comune Isis a Raqqa

Israele-Iran: siamo agli ultimatum

Una mossa sbagliata, una parola di troppo, una minaccia espressa con superficialità e sarà guerra. Non sembra che la diplomazia internazionale stia ponendo molta attenzione agli eventi, incalzanti, che si succedono nel triangolo tra Galilea, Libano, Golan e Siria, dalla pianura di Quneitra fino ai contrafforti che portano al monte Hermon. Israele continua a lanciare missili e strike aerei contro le basi iraniane nei pressi di Damasco, ma contemporaneamente anche Teheran alza i toni dello scontro, e il missile sparato domenica contro il Golan (e intercettato dalle batterie Iron Dome) lo dimostra.

Grafica da Limes

Nel frattempo la Siria, attraverso il suo ambasciatore all’Onu, Bashar Jafaari, parla “di colpire l’aeroporto di Tel Aviv”, mentre i russi lanciano un avviso ai naviganti: basta con gli attacchi di Gerusalemme in territorio siriano o ci saranno conseguenze. Ieri, Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo di Mosca, ha dichiarato che gli attacchi arbitrari contro il territorio di uno Stato sovrano devono cessare immediatamente. In pratica, una sorta di ultimatum “mascherato”. Se vogliamo, una presa di posizione “soft” dopo i raid israeliani contro le installazioni degli ayatollah nei pressi di Damasco.

I servizi segreti di Gerusalemme sono convinti che Mosca sia irritata con gli alleati iraniani, che avrebbero lanciato il loro missile Irgs Fatteh-110 senza prima informare i russi. Tutto questo per la serie (alla quale accennavamo nei nostri recenti articoli) di come la pezza sia peggio del buco, perché spesso le guerre sono scatenate dalla interruzione della “catena di comando”. Nei fatti, i militari sul campo fanno di testa loro, senza consultare i politici. Nel caso specifico, c’è la prova che l’ordine sia partito dal generale Qasssam Soleimani, capo delle Brigate sciite Al-Qods.

Sembra (ma non è sicuro) che l’alto ufficiale iraniano si sia anche consultato con la Guida suprema del regime di Teheran, Alì Khamenei. E siccome quando si approssimano le catastrofi gli errori di valutazione si moltiplicano innestati dalla foia di rispondere immediatamente alle provocazioni dell’avversario, ecco che anche i servizi segreti israeliani pare che abbiano preso lucciole per lanterne. In pratica, avrebbero sbagliato la traduzione dell’intervista che Qassam Soleimani ha concesso al giornale kuwaitiano Al Jarida. Nell’articolo venivano annunciati lanci di missili contro il cuore di Israele “per far perdere le elezioni a Netanyahu”.

In effetti un missile è stato lanciato, ma contro le prime linee del Golan (ed è stato subito intercettato). Il problema è che le risposte israeliane sono globalmente sproporzionate rispetto alle “offese” ricevute. Più che azioni di difesa preventiva, gli attacchi ordinati da Netanyahu sembrano “investimenti” in chiave elettoralistica, per massimizzare il consenso in vista della chiamata alle urne. Il problema è che tutti fanno la voce grossa mentre gli americani scappano e la “pratica” dell’Isis non è ancora definitivamente chiusa. A ricordarcelo sono gli orrori che quotidianamente emergono nella Siria martirizzata dalla guerra civile.

Grafica da Limes

Ieri, per esempio, è stata scoperta un’enorme fossa comune a Raqqa, l’ex capitale del Califfato. La sepoltura di massa conteneva circa 600 vittime di esecuzioni sommarie. Esecuzioni condotte dai fondamentalisti agli ordini di al Baghdadi. Tornando alla crisi israelo-iraniana, c’è da sottolineare che il termometro del confronto è talmente schizzato in alto che i russi si sono imbarcati in un giro di consultazioni a tutto campo, per evitare il peggio. Consapevole dei buoni rapporti tra Gerusalemme e l’Arabia Saudita, Putin ha spedito il capo dei servizi di Foreign Intelligence, Sergei Naryshkin, per consultazioni con il Principe bin Salman.

La notizia dell’agenzia Interfax, rende conto dell’immenso meccanismo di giochi diplomatici messo in moto dallo scontro mortale tra Israele e l’Iran.

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